È davvero solo musica pop?

Provo a mettere insieme qualche pensiero disordinato e incompleto su un qualcosa che negli ultimi anni ho dato per scontato, ma parlando con tanti ascoltatori, appassionati ed espertoni alternativi (o presunti tali) da tastiera, mi sono accorto che non è così. Per farlo ho deciso di prendere spunto da due artiste che hanno un buon successo commerciale e la cui musica viene generalmente catalogata come “pop”, con milioni di ascoltatori in giro per il mondo, passaggi in radio e frequenti ospitate televisive. Sto parlando di Rosalía e Charli XCX, che hanno appena pubblicato i loro nuovi LP: rispettivamente, Motomami e Crash. Chiarisco subito che quella che sto scrivendo non è una recensione di questi due dischi. In rete ne trovate tante, quasi tutte positive, anche perché le due ragazze in questione sono da sempre tra le favorite della critica specializzata. In ogni caso vi consiglio di ascoltarli, anche se forse quello di Charli XCX non raggiunge i livelli (alti!) di altri suoi lavori. La seconda cosa che vorrei chiarire è che non stiamo parlando di personaggi montati dalle webzine, ma sono a tutti gli effetti grandi artiste, che si avvalgono di ottimi collaboratori. Non sono le solite leccate di c***o pitchforkiane alla Taylor Swift di turno (diciamolo, non si sopporta più!). Nel caso di Rosalía e Charli c’è tanta sostanza e qualità, da sempre!

Ho scoperto Charli XCX nel 2018, l’anno successivo alla pubblicazione di POP 2, un mixtape che ha visto concretizzarsi nel migliore dei modi la collaborazione tra la Aitchison e AG Cook. Quest’ultimo, per chi venisse da Marte e non ne avesse ancora sentito parlare, è ormai un vero e proprio santone. Padre fondatore della PC Music, etichetta che nello scorso decennio ha cercato di reinterpretare la musica pop, accentuando in modo parodistico certe tendenze, tra cui produzioni patinatissime ed extreme vocals. Il risultato è spesso stato surreale e, in definitiva, super alternativo, e si è arrivati a definire questa musica hyperpop. Charli aveva iniziato il suo percorso di collaborazione con artisti in orbita PC Music già nel 2016, con l’EP Vroom Vroom. La splendida title track, che vede la partecipazione della compianta SOPHIE, è già un manifesto artistico.
Tuttavia, è solo con POP 2 che l’idea di pop 2.0 di Charli arriva a compimento. È un album dalle melodie non certo criptiche, che a un primo ascolto poco attento può sembrare il classico dischetto usa e getta, da spiaggia o supermercato. Se si va più in profondità, invece, si scopre un mondo fatto di distorsioni, scelte totalmente freak e una produzione fuori dagli schemi.
Coi successivi lavori Charli si conferma, ma è con How I’m Feeling Now che raggiunge un livello di alternatività celata che ha quasi del ridicolo. È una commistione interessantissima tra deconstructed club music, hyperpop e melodie con potenzialità da classici istantanei. Anche il processo di scrittura e registrazione del disco è del tutto innovativo. Siamo all’inizio del primo lockdown nel 2020 e Charli, confinata in casa sua come tutti noi, decide di scrivere un disco per tirare su il morale alla fanbase. Si dà un mese di tempo per realizzarlo e chiede supporto a tanti artisti e produttori. Il tutto avviene con frequenti dirette Instagram, in cui i fan sono chiamati a votare le migliori basi, i testi e le linee vocali. Il risultato è sorprendente, diverso! Una produzione più casereccia del solito, suoni schizzati, distorsioni, voci pesantemente effettate. È pop 2.1!
Crash, uscito qualche giorno fa, si posiziona su coordinate più commerciali, abbastanza in linea con il disco self-titled uscito nel 2019. Un piccolo passo indietro sulla strada della redenzione della musica pop? Per noi appassionati di certe sonorità parrebbe di sì, ma non si può nemmeno biasimare troppo la scelta di Charli, che è arrivata al momento della carriera giusto per raccogliere un po’ di dividendi. In ogni caso la proposta, pur non aggiungendo molto a quello che già sapevamo di lei, resta molto valida e non mancano le collaborazioni importanti, tra cui il solito AG Cook, ma anche Daniel Lopatin (aka Oneohtrix Point Never).

Apriamo ora il capitolo Rosalía. Se siete assidui ascoltatori di nuova musica è improbabile che nel 2018 non abbiate sentito parlare di El mal querer, il suo secondo disco. Con l’esordio Los Angeles la sua proposta era forse troppo settoriale, troppo flamenco folkeggiante per fare il botto. El mal querer, invece, è una sintesi perfetta tra lato flamenchero e lato pop della cantante catalana. Certo avere successo internazionale con simili sonorità non è un’impresa facilissima, ma per Rosalía nulla sembra essere impossibile. Da quel punto in avanti la sua carriera decolla e si lancia sul lato più pop-sperimentale della questione, con una serie infinita di collaborazioni. Tutti vogliono lavorare con lei, dagli sputtanatissimi J Balvin e Travis Scott, a Billie Eilish, fino ad arrivare a nomi a noi cari come James Blake, The Weeknd, Oneohtrix Point Never e Arca. Vengono fuori una serie di singoli clamorosi e, non vi stupirà, alternativi. Rosalía rende ancora più esplicita la fortissima influenza che certa musica e ritmi latini stanno avendo sul pop e in parte anche sulla musica sperimentale degli ultimi anni, in particolare reggaeton e cumbia. Non stiamo parlando della musicaccia che vi sparano in faccia h24 durante tutta l’estate, ma di materiale artisticamente rilevante. Prendete il brano CANDY, dall’ultimo LP di Rosalía. A parte lo stupore, che ci ha fatto ribaltare dalla sedia al primo ascolto, nel constatare che contiene un sample di uno dei pezzi più iconici di Burial (i conti tornano sempre!), chi potrebbe dire che non si tratti di un grande pezzo? Ed è reggaeton, signori miei, cari i miei rocker puristi rimasti fermi al massimo agli anni novanta! E CANDY è solo uno delle decine di grandi brani con basi ritmiche di musica latinoamericana usciti negli ultimi anni, ma questa è un’altra storia e non voglio andare fuori tema. Era giusto per tirarsi fuori qualche sassolino dalle scarpe.
Parlando di Motomami, il disco appena pubblicato dalla spagnola, la varietà tra i pezzi è estrema e forse quello che manca è un po’ di omogeneità, ma la qualità generale è altissima, sia nei brani più uptempo, che in quelli in cui decide di rallentare. Le scelte sonore non sono mai scontate, le basi spesso stupiscono per la loro aderenza alla migliore musica electro contemporanea, senza dimenticare il flamenco delle origini e i ritmi latini. Ciò che più conta è che le canzoni non sembrano mai evolvere in modo scontato e sovente prendono strade apparentemente strampalate per chi non è avvezzo a certa musica. Sempre bello ascoltare una raccolta di brani pop, scritti e arrangiati bene, eseguiti anche meglio, e che, soprattutto, non seguono le solite strutture trite!

Proviamo ora a chiudere il cerchio di questo discorso? I nuovi dischi di Rosalía e Charli XCX sono stati solo un punto di partenza, un pretesto per fare un ragionamento più ampio. I nomi che si sarebbero potuti citare sono molti di più e quindi questo articolo, per forza di cose, è caratterizzato da una evidente parzialità. Ciò che contavo di trasmettere in queste righe è che la commistione tra musica pop e musica d’avanguardia negli ultimi anni ha subito un’accelerata e tanti muri sono stati abbattuti. Non si tratta più solo di semplice influenza, ma proprio di una reciproca capacità di fondersi, quasi in tempo reale. E il bello è che non si tratta nemmeno di un rapporto unidirezionale, ma ormai la strada è stata percorsa tante volte, avanti e indietro, in entrambi i sensi. Abbiamo citato Daniel Lopatin in un paio di occasioni all’interno di questo articolo: a parte le numerose collaborazioni degli ultimi tempi, tra le quali spicca quella con The Weeknd, non si può dimenticare un disco come Magic Oneohtrix Point Never, in cui la canzone pop viene scomposta, rielaborata e presentata in forma nuova. Non è un album radiofonico, ma resta un episodio della discografia di OPN piuttosto accessibile, se pensiamo ad alcuni dei suoi folli predecessori. Discorso simile si può fare per Arca, che ormai si muove in modo disinvolto tra pop e avanguardia, come se nulla fosse, passando dai ritmi latinoamericani al massimo possibile dell’astrazione, nel tempo di un battito di ciglia.
La tendenza va avanti da diversi anni ormai e credo che sia una bellissima evoluzione, che a lungo andare potrà fare del bene a tutta l’industria musicale. Fare grandi numeri e (perché no?) buoni profitti è possibile anche puntando sull’innovazione, stravolgendo la classica struttura della canzone pop, facendo ricerca sonora, esplorando diversi universi artistici. Se ciò porterà, anche solo minimamente, a una riduzione della musica usa e getta tra il grande pubblico, in radio, in televisione e su tutti i canali mainstream, sarà anche grazie ai personaggi di cui si è scritto in questo articolo. Intanto, noi nel dubbio ce li godiamo!