28 Novembre 2021
L’abbiamo ascoltato talmente tante volte che alla fine se non l’effetto ayurvedico, quello pissichedelico ha funzionato di sicuro: Music for Psychedelic Therapy di Jon Hopkins è un disco che se ti entra in circolo riesce a consolarti e a coinvolgerti proattivamente come poca musica ambient e new age sa fare. E lo fa in modo naturale, come svolgendo un esercizio interiore a cui il compositore britannico dev’essere da tempo abituato, e che lo ha portato a vivere esperienze che oggi vuole condividere, almeno nel tentativo di ricordarle per se stesso e riviverle.
Se ci si abbandona al suono fluido e ai field recordings della natura catturati in queste nove tracce, mente e corpo ne beneficiano. Perlomeno nell’idea di Hopkins, che già per Singularity diceva di essersi immerso nell’inconscio e nella cultura psichedelica in cerca dell’ispirazione. In Music for Psychedelic Therapy, tuttavia, non ci sono beat o ritmi che cadenzano l’esperienza. Il suono è liquido, rilassante seppure in grado di tenerti incollato all’ascolto, come nella triade dedicata alle Cuevas de los Tayos, in Ecuador, dove il nostro si è recato per meditare e dove le tribù dell’Amazzonia svolgevano le loro cerimonie religiose. Sono circa 19 minuti che riescono ad evocare lo spirituale musicale della natura, trasportandoti precisamente laggiù, in quelle grotte. Uno spettacolo.
Quando abbiamo saputo che Hopkins stava per uscire con un album di musica senza battiti, distante da quella che lo ha reso popolare nei club più raffinati, abbiamo temuto ad una deriva neo-sigurrosiana – per capirci, roba simile alla titletrack di Immunity – che nel 2021 sarebbe risultata davvero fuori tempo massimo, e tutt’altro che terapeutica per chi soffre di indice glicemico alto.
Invece, l’incredibile riuscita dell’esperimento di utilizzare la voce dell’indimenticato Ram Dass nel pezzo Sit Around the Fire, realizzato con l’ausilio di Trevor Oswalt aka East Forest – da provare il suo A Soundtrack For The Psychedelic Practitioner vol. 2 – lasciava immaginare un disco interamente giocato sulle esperienze che dovrebbe aver provato Don Draper al termine di Mad Men, e per noi che seguiamo i Tool da molti anni, a una sorta di stadio successivo, o meglio di evoluzione del messaggio di Timothy Leary, quello di Think for Yourself / Question Authority.
In realtà quella magnifica traccia risulta come un corpo a sé. Un’entità che riassume diversamente l’esperienza, aggiungendovi le nette parole di una guida spirituale, per una resa finale a qualcosa di superiore alla somma delle parti fin lì ascoltate.
In questo senso si potrebbe definire olistico questo Music for Psychedelic Therapy, perché va sicuramente preso nel suo intero, e solo mettendone assieme i vari momenti se ne ottiene un messaggio da interiorizzare in grado di elevarti oltre.
Non ci va di entrare nella discussione relativa a come i fan di Jon Hopkins, abituati a danzare sfrenati i ritmi della sua tech house gentile, prenderanno questo lavoro. Sta di fatto che a noi questo LP sembra la migliore cosa che l’artista inglese abbia prodotto, ed è davvero il caso di essere qui ora.


