10 Luglio 2016
Il fascino esotico, la scollatura di copertina, l’umiltà e tutto sommato la simpatia del personaggio non devono indurre a un giudizio acritico delle tredici nuove canzoni a firma Bat for Lashes che, purtroppo, nell’insieme risultano pesanti da digerire. Non è questione di ridondanza di arrangiamenti, perché tutto sommato c’è una linearità basica che sorregge le melodie, anche quando le tracce si moltiplicano e la tendenza potrebbe portare alla sovrabbondanza di dettagli.
Formalmente, presi uno per uno, i brani sono tutti impeccabili, soprattutto quelli più essenziali. Sono invece le interpretazioni e in particolare il lirismo eccessivamente drammatico della Khan a gravare sulla fruibilità d’ascolto: difficile arrivare a fine corsa se non si è accordati all’umore trasognato e poetico dell’artista, che resta ancorata al misticismo di Two Suns – “Widow’s Peak”, “Land’s End” in particolare – e quindi alla parte di sirena triste e abbandonata. D’accordo, sono canti alla luna e di conseguenza sono arrangiati, sia nell’aggiungere che nel levare, e nulla possiamo imputare se questa è la volontà di Natasha.
Tuttavia da curiosi osservatori del suo percorso, non possiamo non sentire la mancanza dello spirito pop degli esordi, che sicuramente, anche in piccolissima dose, avrebbe reso più leggero l’ascolto di questo blocco di canzoni così personali che ti fanno sentire a disagio mentre le ascolti, perché ti rendi conto che stai entrando nel suo spazio privato e vulnerabile. In assoluto silenzio, e nell’ora adatta, si può entrare in armonia con questo mood romantico e puramente dark. Esistono anche giornate così, per questo, anche se il suo utilizzo risulterà limitato, il giudizio finale su The Bride è comunque positivo.


