19 Settembre 2021
The Apple Drop è il decimo album dei Liars, che in questa occasione tornano ad essere una band. Riemerso nel mondo civilizzato dall’esilio che si era autoimposto, durante il quale aveva scritto e realizzato in solitaria TFCF (2017) e Titles with the Word Fountain (2018), Angus Andrew rimette in piedi la sua creatura, mostrandola in uno stato di forma psicofisica inatteso, a questo punto della storia. The Apple Drop è il decimo album dei Liars, che stavolta possono contare dell’apporto del batterista avantgarde jazz Lawrence Pike, del polistrumentista Cameron Deyell, di Mary Pearson Andrew in qualità di paroliera. A detta di Angus, questa è la prima volta in cui lascia intervenire gli altri membri della band sin dalle prime bozze di un suo lavoro.
Il risultato è l’opera dei Liars di più facile fruizione degli ultimi dieci anni, per quanto fruibile possa mai essere un disco dei Liars. Le undici di The Apple Drop sono tracce che riassumono le sperimentazioni dei lavori post-Sisterworld (2010), ma che proprio di quell’album sembrano riprendere il filo. Sono undici canzoni per cui si può davvero spendere la parola “rock”, e che spesso presentano melodie lineari, rime possibili, e un lirismo vocale non gravemente cacofonico o esasperato. Ovvio che non stiamo parlando di musica da passaggio radio – se non notturno su programmazioni alternative – ma gli arrangiamenti volgono a costeggiare la melodia generale dei brani, che quindi risultano addirittura facili, se si ripensa agli episodi rumorosi e deviati di They Were Wrong, So We Drowned (2004) o degli ultimi capitoli del progetto Liars, in cui Angus era praticamente rimasto solo con la sua follia. Ci sono addirittura dei 4/4, figuratevi!
Non ci sono estratti da evidenziare, e tutto scorre via liscio: se sei predisposto e coordinato al suo umore, arrivi in fondo senza fatica e anzi, perdi il controllo del player molto naturalmente, ritrovandoti a metà percorso come mangiando pistacchi.
The Apple Drop canonizza lo stile e il modo di interpretare che ci hanno sempre fatto riconoscere i Liars, anche in mezzo a tanti pseudo-sperimentatori che si sono sciolti come neve alla prima luce di riflettore, e per il novizio che vi si avvicina per la prima volta, funge da ideale porta del “rabbit hole” in cui infilarsi, per scoprire il mondo allucinato, sensibile e sincerissimo di Angus Andrew.


