The Armed – ULTRAPOP

The Armed – ULTRAPOP

Quando ho visto la copertina di ULTRAPOP, ho immaginato di essermi imbattuto nello stereotipato prodotto di un ragazzo acqua e sapone con la passione per l’R&B. Inconsciamente decido di premere play, e nel giro pochi secondi non solo realizzo di aver fatto male i calcoli, ma rimango prima inebetito, per poi correre a cercare più informazioni possibili sulle sfuriate che nel frattempo dilagano in cuffia.

Innanzitutto si tratta di una band formatasi a Detroit, la cui line-up è tutta un programma, composta perlopiù da membri in costante rotazione e con pochi punti fermi. La quarta fatica del progetto The Armed è ULTRAPOP che, spaziando dal post hardcore al noise, amalgama al meglio queste componenti riuscendo a renderle melodicamente commestibili. Provate ad esempio a destrutturare un pezzo come “AN ITERATION”: il martellante incedere delle percussioni non deve distogliere l’attenzione dal suo intento pop, vero punto di forza del disco e motivo per il quale siamo più propensi ad accogliere una proposta simile rispetto alle solite rivisitazioni di un genere che sembra aver esaurito le cartucce. Piacevole sorpresa del suddetto brano è stato il video, dove il testo brutalmente sbattuto in faccia mi ha riportato al sovraccarico mediatico di “The Fly” degli U2, specialmente alle performance risalenti allo Zoo TV Tour.

Chi bazzica frequentemente nel nostro forum sa quanto gente come i Converge o le numerose realtà di casa Ipecac abbiano svolto un ruolo chiave nella formazione musicale di ognuno di noi. Se doveste dunque rientrare nell’inusuale categoria di coloro che sentono la necessità di essere dilaniati da un riff di quella portata, “MASUNAGA VAPORS” (che di pop non ha nulla) e l’assillante “REAL FOLK BLUES” dovrebbero fare al caso vostro.

Per non lasciare l’amaro in bocca dopo un paio di tracce sotto la media, gli americani decidono di giocare facile affidando la chiusura al caro e vecchio Mark Lanegan che, con quella voce, in certe basi distorte all’inverosimile sguazza volentieri. L’esaltazione iniziale viene quindi leggermente smorzata, ma a bocce ferme smetto di preoccuparmene. Forzarsi a mettere in discussione la furia distopica degli Armed equivarrebbe ad andare contro la propria onestà intellettuale.