VLADISLAV DELAY – RAKKA II

VLADISLAV DELAY – RAKKA II

Sasu Ripatti è uno abituato a stupire. Con i suoi molteplici alias, negli ultimi vent’anni è stato in grado di imporsi come una delle figure chiave dell’elettronica, declinando con uno stile personale le varie sfumature di questo mondo, dalla dub techno all’ambient, fino alla microhouse (specialmente nel classico Vocalcity, a firma Luomo). Nessuno, tuttavia, avrebbe mai potuto immaginare un sound come quello di Rakka, che dopo sei anni di assenza ci consegnava una nuova, inedita versione del progetto Vladislav Delay. Mai, nel corso della sua carriera, Ripatti aveva raggiunto una tale violenza sonora. Un assalto all’arma bianca che aveva come unici precedenti nella carriera solo le parti più noise di Demo(n) Tracks e quella fucilata di “Lauma”, dall’album vantaa, che oggi possiamo legittimamente considerare un’anticipazione di questo nuovo corso.

Ma se in questi casi si trattava solamente di episodi sporadici, nel disco precedente non ci veniva concesso un attimo di pausa. Una rappresentazione brutale e leopardiana della natura, da cui il nostro è sempre riuscito ad attingere suggestioni di vario genere. Ed è per questo che, col ricordo di quell’episodio ancora ben saldo nella memoria, non riusciamo ad esaltarci con questa seconda parte.

Anche qui, infatti, troviamo un sound caotico e martellante, che non lascia via di fuga. Eppure, e dopo qualche ascolto possiamo dirlo senza timore di essere smentiti, il risultato finale non raggiunge le vette dello scorso anno. Chiariamoci: quello che fa, Ripatti lo fa sempre benissimo. Basterebbe il gran finale di “Rapine”, con il suo assalto sonoro che sembra raggiungere più volte il climax prima di disintegrarsi e ripartire da capo, a farci capire che abbiamo sempre a che fare con un fuoriclasse. E ad onor del vero, qui c’è anche un maggiore eclettismo, con l’ambient più “canonica” di Rakas e i battiti soffocati di Ranno a gettare ponti col suo passato. Ma alla fine nulla di questo album riesce veramente ad esaltare, e l’impressione che molte delle soluzioni qui presenti siano state già declinate meglio dallo stesso autore è forte. Un lavoro che, seppur lontano dalla bocciatura, rischia di venir dimenticato in fretta, soprattutto in mezzo all’imponente discografia del finlandese.