Negli ultimi anni abbiamo notato un ritrovato interesse dell’industria musicale per il jazz e i suoi contorni, che sembra aver smesso il saio ingombrante di musica colta, appannaggio di un pubblico adulto, per ritornare alle sue origini, cioè a una natura per forza di cose meticcia, aperta a qualsiasi contaminazione. E così abbiamo visto personaggi come Kamasi Washington esaltati dalla critica di tutto il mondo, artisti prettamente contemporanei come Flying Lotus e Kendrick Lamar servirsi di alcune componenti del jazz per arricchire le sonorità dei propri progetti, o esperimenti come quelli dei Sons of Kemet finire nelle charts di gran parte della critica musicale.
Proprio dai Sons of Kemet viene uno dei protagonisti di questo disco, Shabaka Hutchings, che arricchisce le trame delle band con le acrobazie del suo sassofono.
The Comet Is Coming, tuttavia, sembrano avere qualcosa in più rispetto agli altri: la loro è una musica veramente totale, che oltre ad una marcata impronta jazz, inserisce nel calderone afro-beat, electro funk, psichedelia coloratissima, addirittura qualche scoria di hip hop sperimentale (“Blood of the Past”, con l’ospite Kate Tempest).
Il loro universo sonoro è vario, mutevole, di volta in volta cangiante, avvolgente, e appassiona chi ama anche un rock barocco, suonato per contrasto alla litania di chi pensa di essere alternativo ma è in realtà sterile e sotto governo.
Nei meandri di questi pezzi è facile lasciarsi trascinare da questo o quel suono, indefinibile eppure perfettamente concreto e bilanciato.
Nulla è lasciato al caso in quella che è sicuramente una delle uscite cardine di questa annata, per freschezza, innovazione e bellezza intrinseca. Un disco per l’appunto meticcio, che abbatte un sacco di barriere, da quelle musicali e concettuali a quelle ideologiche, presentandosi come qualcosa di davvero totalizzante ed esaltante.
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