Recensioni

Lali Puna – Two Windows

La prima cosa che balza agli occhi leggendo il comunicato stampa che annuncia Two Windows, il quinto album dei Lali Puna, è l’assenza tra i crediti del nome di Markus Acher, già titolare dei progetti Notwist e 13 & God. Da sempre parentela scelta, non solo in termini di affinità artistica elettiva, ma anche nella vita visto che la Trebeljahr se non andiamo errati ha due figli con lui, Acher è stato membro fondamentale nel percorso spesso interrotto sul più bello del combo tedesco. Speriamo non sia accaduto qualcosa in quella casa, anche se in realtà non ci riguarda.

Anche perché ascoltando le nuove canzoni non si notano cali di ispirazione dovuti alla sua assenza, poiché di fatto non ve ne sono. Two Windows è un disco electro pop riuscito bene da cima a fondo, che prova ad avvicinarsi più all’indie dancefloor di gente come Caribou e Ada, piuttosto che alle chitarre del periodo Faking the Books. Ad aiutare Valerie Trebeljahr, oltre ai fidi Christian Heiß e Christoph Brandner, sono intervenuti Keith Tenniswood (Two Lone Swordsmen) sotto nome Radioactive Man, e Dntel, ovvero Jimmy Tamborello. Il risultato è un suono uptempo e articolato che contrasta con il cantato languido ormai marchio di fabbrica dei Lali Puna. Una mossa intelligente, neanche così automatica da mettere in pratica.

Già al terzo ascolto integrale tuttavia si riesce ad apprezzare anche il lavoro svolto sulle basi di quelli che in teoria sono i pezzi minori, o comunque quelli in cui la melodia pop non è pienamente sviluppata, e si nota quanto questo potenziale sia in realtà rimasto inespresso nei precedenti capitoli.

È facile lasciarsi trasportare di più quando si rallenta e si entra nelle atmosferiche sensuali che rimandano a Scary World Theory – l’album la cui titletrack è inserita nella colonna sonora de Le Conseguenze dell’Amore di Paolo Sorrentino – come nello splendido singolo “Deep Dream”, invero una delle migliori tracce di questo 2017, ma forse solo perché li abbiamo conosciuti così e così, egoisticamente, vorremmo che fossero sempre, per tutta la durata di un disco perlomeno. Dai Lali Puna vorremmo dieci, cento “Deep Dream”. È anche vero che musica del genere avrebbe avuto più senso a metà anni ’00, mentre oggi è giusto provare a spaziare su ritmi e sensazioni più variegate. Lo dimostra l’altro momento selezionato per tirare la volata alla nuova uscita, ovvero “The Bucket”. 

È sempre stato il loro karma quello di saper produrre canzoni enormi come quelle in parola, degne di essere citate tra le migliori dell’intero filone musicale a cui appartengono – decidete voi se chiamarlo indietronica, nuovo techno pop o come vi pare – ma di non saper reggere sulla lunga durata.

Ora però potete immaginare un best of dei Lali Puna: scegliendone anche tre o quattro tra le migliori di Two Windows, comincia a venire fuori una gran bella selezione, firmata da quello che non può più essere visto come quel progetto incompiuto e discontinuo fin quando non azzecca quel pezzo giusto che ti desta dalla sedia e ti fa dire che Jonny Greenwood a suo tempo aveva ragione su di loro. Non più, perché Two Windows è eterogeneo e ben amalgamato, un centro pieno. 

 

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