Recensioni

Injury Reserve – By the Time I Get to Phoenix

Certa critica specializzata è solita crogiolarsi sui nomi più gettonati, ma c’è chi è ancora in grado di giocare un ruolo chiave nella promozione di nuove leve in ambito musicale. Una piattaforma come YouTube, che ha imparato a cavalcare l’onda solo nell’ultimo decennio, vanta come massimo esponente di questa tendenza l’americano Anthony Fantano, tra i primi entusiasti degli Injury Reserve.

Prima della pubblicazione di Floss, il collettivo dell’Arizona non poteva fare affidamento su larghe schiere di appassionati. È stata proprio la spinta dell’influencer noto ai più come The Needle Drop consentir loro di potersi rivolgere a un pubblico via via più numeroso. Si pensi, tra i più quotati, ai BROCKHAMPTON o a JPEGMAFIA (anch’egli autore, quest’anno, della sua miglior prova in studio); tutti nomi la cui notorietà ha visto un notevole incremento in seguito agli elogi del vlogger.

In questo caso particolare, posso felicemente includermi nella cerchia coinvolta sin dai primi passi verso l’apprezzamento di un’interessante realtà come quella rappresentata dall’ensemble statunitense. L’omonimo debutto sulla lunga durata, tuttavia, non rispetta le attese e lascia un po’ l’amaro in bocca visto l’enorme potenziale ancora inespresso. La sensazione è che il trio abbia paura di compiere quel piccolo passo in avanti necessario per distinguere la sua proposta da quelle già presenti nella scena hip hop più incline alla sperimentazione. Ciononostante, il già citato potenziale fuori dal comune permette alla fiducia in loro riposta di non sfumare immediatamente.

Insieme allo sconforto che il 2020 porta con sé arriva la più dolorosa delle notizie per il gruppo, ovvero la prematura scomparsa di un suo componente, Stepa J. Groggs. I punti interrogativi legati alla possibilità di poter ascoltare nuovo materiale targato Injury Reserve aumentano, comprensibilmente, insieme alle incertezze dei diretti interessati dettate dall’impegnativa elaborazione del lutto e da una carriera ora messa con le spalle al muro. 

L’annuncio di By the Time I Get to Phoenix, per quanto spiazzante, viene accompagnato da “Knees”, singolo di lancio che anticipa le atmosfere angoscianti qui presenti, capaci solo in rare occasioni di abbandonare le undici tracce che compongono la scaletta. Con “Outside” si viene catapultati nell’immaginario di cui fatta menzione, presumibilmente amplificato dal senso di oppressione derivante dalla perdita di un compagno di vita.

A livello sonoro il salto qualitativo è enorme. Le asimmetrie che caratterizzano i brani non sono mai sinonimo di ricercatezza fine a sé stessa, anzi, contribuiscono a delineare l’ambiente surreale in cui ci si ritrova immersi e donano al collettivo una base avanguardistica precisa su cui lavorare, al momento ineguagliabile per la sua capacità di inglobare generi tra loro distanti anni luce senza perdere un briciolo di integrità artistica.

Le sfrenate operazioni di sampling che pervadono l’LP rafforzano il concetto appena esposto, perché passare dal campionare astri nascenti della scena UK come Black Country, New Road e Black Midi al saper rendere un egregio omaggio Brian Eno – il modo in cui “Bye Storm” gestisce il riff portante di “Here Come The Warm Jets” è una chicca persino per i meno attratti da queste finezze – dimostra spiccata consapevolezza nel proprio ingegno.

Difficile capire che ne sarà del progetto, come reso noto in un’intervista per Huck Magazine dai membri ora di esso facenti parte:

“We’re still figuring it out. We will definitely perform this record, but when you perform the older discography it becomes a lot harder. […] We’ve not had an explicit conversation about continuing the group, but me and Parker will continue to create together [in some capacity].”

La speranza è che Ritchie With A T e Parker Corey continuino a lasciare la loro impronta nel panorama contemporaneo, magari prescindendo dal moniker Injury Reserve. L’essenziale sarà tenere vivo il ricordo di ciò che si è stati, perché è da dischi come By The Time I Get To Phoenix che è possibile plasmare un genere per gli anni a venire.

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