Messer Dino Compagni wrote:è una domanda geniale perchè sposta l'attenzione su il modo in cui ascolti jazz, praticamente la fruizione diventa personalizzata. Il jazz è fatto di impressioni non di dati oggettivi!
Bella riflessione, anche se questa frase vale per OGNI ascolto di OGNI genere musicale. Gli apparati ottici e acustici, attivati dall'ambiente, trasformano l'informazione visiva o acustica in messaggio neuronale: la metafora che mi viene più facile è l'aria che entra nelle canne d'organo e trasforma flusso e pressione in suono. Tra l'altro non localizzato in un punto, ma concertato in varie aree cerebrali. Dovremmo chiederci come sentiamo tutti un certo tipo di suono o vediamo una determinata cosa, ma non dubitare che l'attività è soggettivissima. Alcuni sostenitori del pensiero debole asseriscono che senza luce il mondo sparisce.
OT
si può estendere quello che dici tu proprio ad ogni singola informazione processata dal nostro cervello,da una carezza a un urlo!
diciamo che fino a quando il suono non arriva al cervello alle zone dedicate, possiamo parlare di una "fase oggettiva" ma solo perchè non abbiamo ancora preso coscienza del suono,ovvero il suono quello è per tutti fino a quel punto (descritto con la fisica)
Poi c'è anche una casistica particolare che non fà testo,se spari 140 decibel nelle orecchie solleciterai una risposta di dolore
simile in qualunque umano (si supera la cosiddetta "threshold of pain"). Beh in realtà anche la percezione del dolore è soggettiva

,ma appunto esistono casi "netti" che non lasciano spazio a moltre rielaborazioni pesonali da parte del soggetto pensante. Quindi possiamo dire che anche la sfera della soggettività ha i suoi limiti.
Ad esempio,se non ti piacciono i Beatles non puoi appellarti a nessun principio di soggettività,devi vergognarti e basta
Ho dovuto cercare su google quello che dicevi sul pensiero debole (perdona l'ignorantezza

). Insomma questi che "pensano debolmente" sembrano una specie di relativisti, o almeno così ho capito.
Forse questi pensatori hanno dimenticato che i pipistrelli e un certo bocelli vivono tranquillamente in questa dimensione e penso si sentano vivi .Piuttosto senza luce il mondo sarebbe diverso (visto che quasi nessuna entità/oggetto emette luce propria a parte le stelle) ma che sparirebbe è una provocazione. Abbiamo a disposizione altri sensi che ci confermano che esistiamo e che il mondo esiste
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Tornando al jazz: è un genere caotico,che non dà indicazioni,destrutturato,amorfo,aleatorio. Dal punto di vista armonico è difficile imbattersi in giri maggiori e minori,inoltre c'è poca ripetitività (caratteristica del pop/rock),l'improvvisazione mette tutto in gioco, quindi risulta complicato associare emozioni "comuni" all'ascolto del jazz,o è meglio dire che ci lascia dubbiosi.
Dovremmo solo inventare emozioni nuove per descrivere quello che stiamo ascoltando! D'altronde con la musica si riesce ad esprimere ciò che non riusciamo a parole,quindi la "barriera linguistica" è più che giustificata. Nessuna recensione,nessuna intervista nè analisi armonica,riusciranno mai a cogliere, nella sua interezza, il senso,il significato di un brano musicale. Sarebbe un'attività fine a se stessa, non è detto neanche che un pezzo musicale debba avere un senso.
Sul piano dell'emotività ognuno è libero,anzi, direi per natura costretto, ad attribuire qualsivoglia emozione a qualsiasi musica.
Esiste un primo livello di percezione comune a tutti,un tipo di percezione abbastanza grezzo: mi piace/non mi piace.
In seguito però diventà difficile indagare le ragioni per cui il brano piace a te e piace a me.