Recensioni

Wild Nothing – Indigo

A proposito di nostalgia stagionale, Wild Nothing. Ancora una volta Jack Tatum pubblica il suo nuovo sforzo tra il finire dell’estate e l’inizio dell’autunno, quando si ricomincia con gli studi, il lavoro, la routine quotidiana che la stagione estiva aveva bruscamente spezzato. Il riferimento è il precedente Life of Pause, che ci aveva spiazzato con la sua solarità ariosa, incline a un recupero ben argomentato di quel sentimento anni Ottanta che tanto è andato di moda con la corrente glo-fi e retro-pop. Manca, ma crediamo solo apparentemente, l’introspezione in cui ritrovavamo certi Cure e Echo & the Bunnymen, in favore di sonorità che tendono, soprattutto per l’uso delle chitarre e della strumentazione extra – pensiamo ad esempio allo spazio lasciato al sassofono e ai sintetizzatori delle splendide “Partners in Motion” e “The Closest Thing to Living – a un adult pop a cui per postulato, chi dopo l’inevitabile sbornia iniziale ascolta ancora e costantemente i Cure non potrà mai apprezzare. Il pubblico di Indigo, questo il titolo del disco, è semmai lo stesso che cerca di attrarre Destroyer. Ovvero un ascoltatore molto formato, con un profilo culturale ormai definito e indipendente dalle mode musicali, qualcuno che magari non raggiungerà questo lavoro immediatamente dopo la sua uscita, ma che quando ci arriverà, si renderà facilmente conto che canzoni come queste undici parlano proprio a lui. Se poi dobbiamo scegliere, possiamo ammettere di preferire le atmosfere nebbiose di Nocturne – albo che contiamo di inserire nella TOP 100 del decennio che pubblicheremo fra circa un anno di questi tempi – ma sarebbe del tutto ingiusto liquidare Indigo come un capitolo minore, visto che Tatum ha confezionato benissimo queste tracce. Gli arrangiamenti sono complessi ma mai ridondanti. Le tastiere sono fighissime, le melodie vocali sono vive perché il nostro non si tiene in petto la voce. C’è energia nelle interpretazioni, e di fatto almeno tre-quattro canzoni tra le migliori del catalogo dell’artista. Un altro centro pieno, altoché.

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