Per un altro anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, una nuova classifica riepilogativa, questa volta dedicata alla musica del Belpaese. Per la nostra scena un 2016 tutto sommato soddisfacente, fatto di piacevoli scoperte e di qualche importante conferma, prima tra tutte quella di Manuel Agnelli, che molti davano artisticamente per morto dopo le ultime deludenti prove e la discutibile scelta di darsi ai talent televisivi. Qualche passo falso, come è inevitabile che sia, c’è stato – non ci hanno convinto, tra gli altri, alcuni lavori molto chiacchierati e apprezzati altrove, come quelli di Zen Circus, Perturbazione e I Cani – oltre all’ultima fatica di Vinicio Capossela, compositore che negli anni ha saputo guadagnarsi il nostro profondo rispetto, ma che ormai sembra avere dirottato la propria arte lungo lidi davvero molto distanti dai nostri gusti. Nonostante questo, come vedremo, non è stato affatto semplice stilare una graduatoria, perchè gli album meritevoli di attenzione sono stati davvero tanti.
Alcuni nomi sono stati molto discussi in redazione, su tutti i Thegiornalisti, di cui avevamo ben parlato nel riepilogo del passato autunno. Alla fine prende il sopravvento la linea moderata, non ce la sentiamo di allinearci alla tendenza di molti che li ergono a paladini della canzone italiana. Non regge sulla distanza e agli ascolti prolungati il pur bel Completamente Sold out, che pare mancare di una sostanza più profonda, soprattutto a livello di testi.
D’altra parte la formazione romana non è l’unica grande esclusa, essendo rimasti fuori dalla nostra top10 un pugno di dischi validi quanto i prescelti e meritevoli di essere almeno ricordati, tra cui spicca quello dei pesaresi Brothers in Law, che, dopo gli ottimi riscontri dell’album di esordio, con Raise si sono confermati una delle principali realtà della scena shoegaze-dream pop italiana. Esclusi per poco anche l’album dei Sorge, nuovo progetto – rigorosamente spoken word – di Emidio Clementi, e il prog-psichedelico degli Winstons, autori di un disco che fosse uscito negli anni ’70 avrebbe fatto gridare in molti al miracolo. A tenere alto il vessillo dei cantautori indipendenti, invece, ci ha pensato Nicolò Carnesi, che con Bellissima noia ha saputo regalare ai suoi numerosi estimatori il suo lavoro forse più maturo e variegato, meritandosi una menzione d’onore e l’ideale undicesimo posto in classifica.
Senza dilungarci oltre, arriviamo dunque ai nostri dieci preferiti:
10. Krano – Requiescat in Plavem
09. Novamerica – Novamerica
08. Alfio Antico – Antico
07. Salmo – Hellvisback
06. Soviet Soviet – Endless
05. Spartiti – Austerità
04. BIRTHH – Born in the Woods
03. Afterhours – Folfiri o folfox
02. Cosmo – L’ultima festa
01. Motta – La fine dei vent’anni
Dieci canzoni per ricordare quest’annata:
04. The Winstons – Nicotine Freak
05. Motta – La fine dei vent’anni
06. Afterhours – Non voglio ritrovare il tuo nome
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