Recensioni

Tirzah – Colourgrade

Le etichette applicabili al lavoro svolto da Tirzah Mastin non sono mai mancate, anche se tutte sembravano riassumibili sotto il dominio di alternative R&B. L’indicativo imperfetto sta qui ad indicare un’evidente volontà di evasione da certi canoni, messa in atto con il recente Colourgrade, la cui staticità è stata palesata alla più recente edizione del C2C.

L’introduzione è cupa quel tanto da lasciar intuire il cambiamento in atto nelle atmosfere evocate dall’artista londinese, che mirano ad un’avanguardia trepidante nelle ritmiche di stampo R&B. “Hive Mind” è con tutta probabilità l’episodio di più immediata fruizione dell’LP, nonché uno dei più inquadrati. La sovrapposizione delle due voci, che dialogano completandosi a vicenda, viene unita ad una parte strumentale assai vicina alle percussioni trainanti di “Send Me”, qui ammorbidite da una melodia che, va detto, non si discosta poi così tanto dalle pulsazioni elettroniche incontrate nel precedente Devotion.

Con “Crepuscular Rays” ci si imbatte nella scelta più divisiva impiegata in questo LP, poiché riscontrabile in un paio di occasioni. Probabilmente quanto sto per affermare va contro l’intento originario della traccia, basato su un senso di alienazione che allontani l’ascoltatore dal ricercare il criterio della composizione, ma una soluzione del genere costringe l’incedere così incerto del pezzo a farlo sembrare inconcludente, a discapito del buon sound proposto.

Fortunatamente di tempo per leccarsi le ferite non ne viene concesso, e la qualità torna presto ad essere quella intravista in apertura. “Send Me” possiede un’ipnotica armonia monocorde costruita dalla voce di Tirzah, spezzettata dalle percussioni che impediscono alla traccia di prendere una piega avvolgente, sensuale; il che è un bene, perché è l’essere così spoglio di minuzie a fare di essa uno degli episodi più unici della sua discografia.

Quel brano rappresenta anche il modo in cui la cantautrice ha voluto esprimere la propria personalità attraverso Colourgrade, ossia facendo leva sull’intimità senza mai risultare troppo esplicita e concentrandosi nell’evocare immagini inerenti alla sfera familiare, recentemente allargata dalla nascita di una figlia. Non mancano i versi a lei dedicati, come accade in “Beating”.

Elaborare un parere decisivo a più di un mese dall’uscita non dovrebbe essere faticoso, eppure le possibili risposte al rebus continuavano ad essere le stesse sino a poco tempo fa: centro pieno o vana forzatura. Dopo aver meditato su una possibile soluzione intermedia, l’ago della bilancia sembra pendere verso la prima ipotesi con discreta convinzione.

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