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The Childhood of a Leader: Mostri e Vittime

La famiglia è sempre il luogo del trauma? Siamo abituati a dati contrastanti in materia; sfamati dai media con superficiali storie di abusi ed assenze che generano, in costante alternanza, mostri o eroi per riscatto. Con ogni probabilità la verità langue tra le righe e dipende sia da come questi traumi si instillino nelle pieghe della mente della prole, sia da, come insegnava Sigmund, quanto siano inconsce certe manifestazioni.

The Childhood of a Leader, opera prima di Brady Corbet, si serve di un racconto di Sartre (Infanzia di un capo) per descrivere l’ascesa di un dittatore partendo dalle premesse di formazione che ne hanno de-generato il comportamento.
Siamo alla fine della Grande Guerra e a Versailles fervono le trattative per la pace che, come sappiamo, serviranno solo a spianare la strada per un’altra guerra. Il braccio destro del presidente americano Woodrow Wilson si trasferisce con famiglia (moglie di origine francese e figlio) nella campagne per attendere alle delicate operazioni che definiranno il trattato.
Il film segue i rush psicotici che coinvolgono il figlio del diplomatico, Prescott, un ragazzino dai tratti glaciali, dall’intelligenza precoce e dall’indipendenza spiccata: in ogni capitolo in cui è suddivisa la pellicola è come penetrare nei meandri di una grotta dove languono i segreti e i silenzi delle famiglie di una volta: costrette ed infelici. La madre, regale, anaffettiva e con velleità autonomistiche impossibili per l’epoca, è indubbiamente la figura cardine per il crollo (che in realtà è una distorta costruzione) del bambino-leader. Il padre, come molte figure della cinematografia contemporanea, è un genitore autoritario che alla fin fine risulta solo patetico ed inutile. Nel mezzo alcune figure di contorno al servizio della discesa psicotica: il misterioso diplomatico tedesco interpretato da Robert Pattison e la giovane insegnante di francese, musa di Lars Von Trier nel suo Nymphomaniac, Stacy Martin. 

Brady Corbet costruisce uno slow burner artistico che come riferimenti tiene destra la precedente collaborazione con Haneke nel remake di Funny Games (ma anche Il Nastro Bianco nella gestione del materiale umano) e, a sinistra, il Sokurov del Faust, soprattutto per quanto riguarda ambientazioni paludose e atmosfera opprimente. Il tutto viene giunto insieme alla orchestrale colonna sonora diretta e composta da Scott Walker, cantautore e compositore statunitense attivo sin dalla fine degli anni ’60, ma che abbiamo potuto apprezzare in spettrali lavori contemporanei come Tilt (1995) e il meraviglioso The Drift (2006). Il film è nelle corde di un autore come Walker e l’incedere della soundtrack ingolfa la tensione emotiva di questo dramma psicologico sino all’onirica (o meglio da incubo) scena conclusiva in cui la psichedelia\follia orchestrale si compenetra perfettamente al vorticare della camera che danza su un Prescott divenuto adulto ed indefettibile. 
La colonna sonora, la prima di Walker da Pola X di Leos Carax nel 1999, esce per 4AD il 19 agosto 2016. Ne parleremo anche separatamente. Intanto è già disponibile su Amazon.

[Tweet “The Childhood of a Leader è un’intensa discesa negli inferi della famiglia”]

Post Scriptum
Non fate come tanti che in un’opera come questa vogliono leggerci la genesi di leader totalitari come Hitler o Mussolini. Che in famiglie benestanti ed assenti si annidi il germe dell’odio e della sociopatia è una teoria affrontata oltre che da Sartre anche da autori come l’allievo di Freud Wilhelm Reich (Psicologia di massa del fascismo, 1933), qui utilizzato da Corbet soprattutto come spunto per le pulsioni libidinose del giovane Prescott. Tuttavia associare tali assunti teorici a eventualità storiche sarebbe un errore formale tipico dei nostri tempi.

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