Recensioni

Sega Bodega – Romeo

È facile, nel marasma di uscite di questo periodo, perdere di vista artisti promettenti come Sega Bodega, che con lo splendido Salvador dello scorso anno si era svincolato dal ruvido sound degli primi EP. Qualcuno avrà ancora ben impresso, ad esempio, il suo Boiler Room di qualche anno fa, che mi spalancò le porte verso il suo variegato microcosmo.

L’alias di Salvador Navarrete è ben inserito nelle dinamiche musicali odierne, e bisogna farsi una ragione della comprensibile decisione di voler uscire dal suo guscio per adottare soluzioni di più facile fruizione. Ciò non significa perdere contatto con la sperimentazione che da sempre caratterizza le sue produzioni, ma accogliere un bacino di utenza più ampio senza necessariamente scendere a compromessi.

Romeo potrebbe dirsi un concept album, in quanto narra della relazione fittizia tra l’artista e un’entità femminile chiamata “Luci”, cioè la materia di cui è interamente costituita. I testi trattano delle fasi iniziali di una storia d’amore e delle relative complicazioni ad essa connesse, mentre la sezione strumentale non perde un briciolo dell’energia a cui l’irlandese ci aveva abituati.

“All Of Your Friends Think I’m Too Young For You” è il brano più vicino alle isteriche produzioni di inizio carriera, per sperimentazione e per i pochi punti di contatto con l’attitudine pop presente nella maggioranza di quanto prodotto nell’ultimo biennio. “I Need Nothing From You” è l’esatto opposto, vista la produzione più pulita che mai e una linea vocale che richiama atmosfere gospel. “Luci”, invece, è una botta di schizofrenia dove la mano del producer si riconosce eccome. Una sorta di caos il cui metronomo è rappresentato da una sottile melodia che va assumendo toni fiabeschi in chiusura.

In Romeo non mancano ospitate di rilievo, come nel caso di Charlotte Gainsbourg, fortunatamente non divina quanto sul grande schermo, altrimenti si parlerebbe di esoterismo. La sua presenza rende comunque “Naturopathe” ancor più avvolgente, e si incastra benissimo tra la rotondità dei bassi che sorreggono la traccia. In “Cicada” compare Arca, dalla quale si potrebbe temere che la sperimentazione piuttosto spinta possa prendere il sopravvento a tal punto da astrarre la traccia dal contesto in cui è inserita, quando in realtà così non è. Il brano è uno dei più azzeccati, anche in relazione alla posizione che occupa nella scaletta.

La capacità di Romeo di sapersi silenziosamente inserire nella categoria di dischi in grado di spaziare con successo dal tradizionale formato canzone a strutture meno prevedibili è una rarità assoluta, specie se si considera il calderone di generi coinvolti. Salvador Navarrete ha dimostrato di avere le carte in regola per digitalizzare le insicurezze del nuovo millennio e, sebbene con tutta probabilità a questo giro non abbia composto un capolavoro, sapere di trovarsi davanti a chi sarà in grado di realizzarne uno in futuro è per noi una sensazione rassicurante.

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