Ryuichi Sakamoto's BTTB (20th Anniversary Edition) comes out March 1 via Milan Records.
Inspira.
Espira.
È attraverso una respirazione piuttosto agitata che sono scandite alcune delle composizioni presenti in 12. D’altronde, questo nuovo disco del Maestro nasce dall’affanno e dalla volontà di sopprimere la sofferenza, viste le complicate condizioni di salute in cui versa da due anni, che diventano ben nove se si considera il precedente cancro alla gola.
Presentata in anteprima con un concerto trasmesso in streaming – registrato pezzo per pezzo così da permettere all’artista di non arrancare durante la sessione – la prova di Ryūichi Sakamoto è caratterizzata da un’ambient spoglia ma ricercata al tempo stesso, ricca di sintetizzatori ai quali viene lasciato spazio per incidere emotivamente. Esemplare in questo senso è la traccia iniziale, il cui titolo, come in tutta la scaletta, prende il nome della data in cui è stata composta.
A ricoprire un ruolo fondamentale è il pianoforte, miglior amico dell’autore dai tempi del liceo, qui in grado sia di vestire i panni del protagonista sia di cedere il passo al lirismo elettronico di episodi come “20220214”, più vicini a momenti contenuti nella passata collaborazione con Alva Noto, async.
Detto ciò, non penso di essere in grado di spingermi in ulteriori analisi sul contenuto, per non scadere in un overthinking che con lavori così indissolubili dal contesto in cui sono stati concepiti non c’entra nulla. Ho sempre visto Ryūichi Sakamoto come sintesi di due mondi un tempo inavvicinabili – la sensibilità della musica orientale e le avanguardie portate avanti dall’elettronica occidentale – e come porta per accedere ad ambiti della cultura a lui cari; è il caso del cinema asiatico, di cui sono diventato estimatore sostanzialmente nello stesso periodo in cui ero impegnato a spulciare nella sua discografia, scovando alcune chicche tra le colonne sonore.
From now on, I will be living alongside cancer.
But, I am hoping to make music for a little while longer.
Con i tintinnii di “20220304” si chiude un’esperienza d’ascolto amara, intensa, ma necessaria per entrare in contatto con il diario di bordo delle travagliate acque in cui è costretto a navigare il nipponico. La recente morte di Yukihiro Takahashi, anch’egli membro fondatore della splendida Yellow Magic Orchestra, ha accentuato le preoccupazioni degli appassionati e puntato i riflettori sul Nostro e sull’albo in questione. 12 suona come la chiusura di un cerchio, un qualcosa che spero possa avvenire il più tardi possibile.
Al di là dei luoghi comuni, pochi generi hanno saputo reinventarsi e andare costantemente al…
Se ci seguite, sapete già quanto apprezziamo l’opera di James Holden. Nella nostra recente classifica…
Si è sempre dedicata una certa attenzione alla creatura di Matt Berninger e soci, vuoi…
Con il suo album più musicale di sempre, il compositore canadese Tim Hecker sceglie di…
SCARING THE HOES accennava già dal titolo intenti più vicini al divertissement che alla volontà…
Radical Romantics è il terzo disco firmato Fever Ray, l'alias con cui Kerin Dreijer Andersson…