Articoli

Iosonouncane: pensieri liberi su IRA

Una raccolta di pensieri liberi in evoluzione, estratti dal nostro forum, su IRA, il terzo attesissimo disco di Iosonouncane, al secolo Jacopo Incani.

Ho passato un weekend ad ascoltarlo… che dire, è difficile dare dei giudizi su un opera del genere. Sicuramente, tra le dieci opere più coraggiose ed ambiziose mai uscite in Italia. È un lavoro, che al di là dei soliti riferimenti (Radiohead, Swans, Hassel, etc.) – comunque resi secondo me in modo originale e non derivativo – fa riflettere, lascia sbigottiti e sa far male in alcuni punti. Sono sicuro che se sto disco invece di IRA si fosse chiamato, che so, ANGER e l’artista fosse stato non Jacopo Incani, ma Thom Yorke, si sarebbe parlato di album più grande di sempre. È chiaramente un’esagerazione, ma in Italia raramente si era andati così oltre. Potrebbe essere il miglior disco italiano dai tempi di Ovunque Proteggi di Capossela, 2006. Se ci fate caso, anch’esso fu un album spartiacque, che va oltre la forma canzone e anch’esso un disco di respiro internazionale.

I riferimenti sono tantissimi (e tutti nomi che da quanto so piacciono molto in questo forum). Per esempio, “Prison” e “Piel” mi hanno colpito davvero tanto che lo svolgimento musicale mi ha evocato il tentativo di ribellione degli oppressi contro i loro oppressori; per carità, è una interpretazione anche banale e ce ne potrebbero essere anche di molto diverse; quello che intendo è che la musica non è fatta solo di sonorità che devono essere il più ricercate e innovative possibili, ma ha (nel migliore dei casi) un pensiero dietro che, se esposto con efficacia e coerenza (sempre opinabili, per carità) dà un valore aggiunto a prescindere dalla novità delle sonorità utilizzate. HollisWyatt

Sicuramente al ragazzo il coraggio non manca… penso che perderà una grossa fetta della fanbase che si era costruito con DIE. La sfida sarà raccogliere nuovi fan, soprattutto fuori dall’Italia. Credo che sia un artista che dovremmo supportare e spingere il più possibile! … A me non pare un capolavoro, ma un albo coraggiosissimo da parte di un artista vero. Poteva fare un LP di singoli sullo stile di Stormi e avrebbe venduto infinitamente di più e avrebbe ampliato il suo seguito. Invece ha fatto questa scelta. IRA non so quanto resterà e quanto si avrà voglia di riprenderlo tra qualche tempo, ma da parte mia massimo rispetto! Manuel Boninsegna

Premetto che magari è anche scorretto giudicare un album sul quale un artista ha lavorato per 5 anni dopo due semplici ascolti (ma questo vale anche per quelli che “capolavoro”, “epocale” e per tutti gli album), ma trovo la prima metà davvero troppo Radiohead. Troppo Amnesiac, troppo “Pyramid Song”, troppo “Daydreaming”… Detto questo comunque è molto molto interessante e mi mette voglia di riascoltarlo, il che è positivo. Antonio Pagano

Un album coraggioso e ambizioso con cui lui vuole chiaramente andare all’estero, perché a dispetto di DIE che era molto più italiano (basti pensare a un brano come “Stormi” ma anche ad altri elementi), questo fin da subito ha un sapore più internazionale (e non è solo un discorso di testi non in italiano). Per il resto vedremo se sale con gli ascolti. Tyler Durden

Non sappiamo quanto e come ma questo disco ha un posto nella storia italiana…. Ma noi Italiani siamo così, come per il calciatore o il giocatore di basket, anche per la musica se non è straniero magari gli diamo meno peso, anche se in questo forum agli italiani meritevoli lo spazio non si è mai negato (Lorenzo Senni docet)… Chissà che anche all’estero non se ne accorgano, d’altronde se non mi avessero detto che è italiano mai avrei capito da che paese proviene. Vorrei essere chiaro, non parliamo della qualità degli Swans migliori, dei Radiohead migliori, ma per dargli delle coordinate precise diciamo che i rimandi sono quelli, dati anche dagli ascolti personali che lo stesso artista dichiara, e parliamo di qualcosa che in Italia non si era mai sentito che merita molta attenzione, che rielabora molto bene certi suoni e schemi canzone. Il mio invito è a perderci del tempo, nient’altro. Rick81

Il paragone coi Radiohead è limitante e ingeneroso. È limitante perché dentro questo disco ci sono un sacco di cose, non solo i Radiohead, anche se ok il contributo di Kid A/Amnesiac è innegabile, ed è forse il primo aspetto che viene fuori, se ne renderebbe conto anche mia madre. Però un LP di questa portata merita secondo me un approccio diverso: bisogna mettersi lì, magari da soli, con delle belle casse o delle buone cuffie e ascoltare, ascoltare e ascoltare. E allora vengono fuori tante cose: i Radiohead, i Liars di Drum’s Not Dead, Ornette Coleman, i Verdena, il rock del deserto africano, certe atmosfere arabeggianti, i Flaming Lips, Iosonouncane di DIE, che pure è presente. E sono sicuro che ci sono tante altre cose, basta cercare. Il problema è, abbiamo – alla nostra età – il tempo, il modo, la predisposizione per poterci approcciare correttamente a questo album? Boh! Non è facile, gli anni avanzano, i problemi si moltiplicano, non è facile, ma il disco è validissimo.
Il discorso dei testi meriterebbe un discorso a parte, per ora non mi ci sono messo, ma anche lì massimo rispetto. L’idea di utilizzare tante lingue e in questo modo secondo me è geniale. Non è il primo e non sarà l’ultimo, ok, ma resta geniale. È irrispettoso il riferimento unico ai Radiohead, dicevo. Essì perché è normale che se uno ti mette vicino ai Radiohead della prima metà dei 2000 ne esci con le ossa stritolate, ma questo non è valido solo per Jacopo Incani ma praticamente per tutti o quasi. Comunque anche io sono convintissimo che se si fosse chiamato iamadog molti si sarebbero strappati i capelli. È vero che in Italia siamo quasi sempre indietro e arretrati, questo lo sappiamo benissimo, ma ciò non deve impedirci di fruire correttamente di un discone come questo. Il complesso di inferiorità ci sta ed è realtà, però ci sono le eccezioni e questa è una straordinaria eccezione. Emilio Giannotti

Ho trovato il tempo di riascoltarlo e secondo me non è un capolavoro. Un disco bello e interessante sì e sono anche d’accordo con tante delle cose positive che avete scritto. Che è troppo lungo e che poteva durare benissimo 20 minuti in meno senza nulla togliere all’opera è secondo me una verità che va detta. Ho paura che passata l’euforia iniziale di nerd musicali come noi e critica, il buon Incani rimarrà un po’ col cerino in mano. Come già scrivevo qualche giorno fa ha tentato un’operazione coraggiosa e rischiosa, ma temo che finirà con l’alienare troppi fan, senza guadagnarne di nuovi all’estero. Gli auguro di sbagliarmi! Manuel Boninsegna

Gli ho dato un paio di ascolti, la lunghezza non aiuta con questi tempi frenetici. È un gran bel disco, ben fatto, ben arrangiato, ben composto, ben ideato. Personalmente speravo più nella sua capacità narrativa di raccontare il presente. Avrei voluto più canzoni, un ritorno alla forma canzone del debutto, e invece ci ritroviamo con un LP che dentro mescola tantissime cose a noi gradite, perché siamo su quelle lunghezze d’onda.
Ha osato, sperimentato e fatto una scelta ben precisa, e molto rischiosa per quel target. E gli va dato atto che è riuscita bene, anche se non riconoscere i suoni della famiglia Radiohead (ma lo stesso Anima di Yorke, è ovunque nel disco, a volte anche veramente in maniera troppo evidente). Ma in Italia non ha un pubblico sufficiente. I discografici non apprezzeranno e non so quanto posso essere una scelta che aumenterà la sua audience. Cristiano Marinelli

Recent Posts

Liturgy – 93696

Al di là dei luoghi comuni, pochi generi hanno saputo reinventarsi e andare costantemente al…

4 anni ago

James Holden – Imagine This Is High Dimensional Space of All Possibilities

Se ci seguite, sapete già quanto apprezziamo l’opera di James Holden. Nella nostra recente classifica…

4 anni ago

The National – First Two Pages Of Frankenstein

Si è sempre dedicata una certa attenzione alla creatura di Matt Berninger e soci, vuoi…

4 anni ago

Tim Hecker – No Highs

Con il suo album più musicale di sempre, il compositore canadese Tim Hecker sceglie di…

4 anni ago

JPEGMAFIA x Danny Brown – SCARING THE HOES

SCARING THE HOES accennava già dal titolo intenti più vicini al divertissement che alla volontà…

4 anni ago

Fever Ray – Radical Romantics

Radical Romantics è il terzo disco firmato Fever Ray, l'alias con cui Kerin Dreijer Andersson…

4 anni ago