Recensioni

Erika de Casier – Sensational

Ho sempre avuto problemi con l’R&B nella sua espressione più pura, e grazie a questo disco temo di averne capito le motivazioni. Il genere mostra un eccessivo attaccamento ai cliché del passato, e il boom commerciale a cavallo tra i Novanta e i Duemila certo non brilla per originalità, risultando anzi periodo capace di sfornare alcune delle hit più fastidiose dell’ultimo ventennio. Poi viene l’ossessiva ricerca di una sensualità non richiesta, spesso tallone d’Achille di tracce che se spogliate di questa stucchevole attitudine da night club offrirebbero contenuti degni d’attenzione.

Eviterò volutamente di soffermarmi troppo su un discorso legato alle voci, potenzialmente celestiali e invece lobotomizzate dagli avidi piani delle major. Eviterò perché mancherei di rispetto alla danese, con alle spalle un debutto inciso alla soglia dei trent’anni. Vocalmente Erika de Casier è una carezza, al meglio espressa nei brani d’apertura dove sussurra le sue esperienze più intime. Ahimè, non rispetta a pieno il primo punto sopraelencato, traendo grossa ispirazione da quel filone al sottoscritto tanto indigesto. Nonostante ciò, l’LP ne risente meno di quanto pronosticato, probabilmente grazie all’aggiunta di percussioni di matrice 2-step garage che favoriscono lo scorrere delle tracce.

Grazie alla seducente linea di basso contenuta in “Polite” sembra di venire catapultati all’interno di un vecchio film di spionaggio, solo che qui al posto dei silenzi alimentati dalla tensione troviamo il resoconto di un appuntamento tutto fuorché formidabile. Di tempo per abituarsi al sound non ne viene concesso, poiché Sensational aggiunge progressivamente tasselli dinamici al suo puzzle. Ci si abitua in fretta invece alle atmosfere evocate, che appesantiscono l’ascolto facendo sì che si arrivi in fondo con una certa fatica, non permettendo di godere a pieno dell’ottima doppietta conclusiva.

Avrebbe potuto darci la pappa pronta con una manciata di singoli da classifica e fregarsene della credibilità, consegnandoci un prodotto costruito a tavolino privo di qualsiasi velleità artistica. Invece Erika de Casier sceglie di confessare i propri scheletri nell’armadio mostrandosi baldanzosa nella narrativa. Disco che non altererà le sorti di un genere ancora troppo legato ai suoi stessi modelli, abusati in ogni loro aspetto nel corso del nuovo millennio, ma che promuoverà un’artista introversa e trasparente al tempo stesso.

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