Recensioni

Holly Herdnon – Proto

Dove sta andando a parare la musica pop, non ci è dato sapere.
Le classifiche restano piene di star che ci propinano brani di dubbio gusto, dozzinali ed arrangiati semplicemente alla moda. Un semplice compitino.
La risposta che ci danno dischi come quello di SOPHIE dello scorso anno, o questo PROTO, ci appare come molto più interessante: un pop destrutturato, industriale, avvolto da glitch nervosi e da scossoni di matrice deconstructed club.
Dopo il già validissimo Platform, la cantante dell’umanesimo digitale, come spesso è stata definita, continua imperterrita nella sua opera di ridefinizione della forma canzone, con melodie spesso di facile presa continuamente violentate da incursioni elettroniche, così da trasformare una semplice canzone sentimentale come “Eternal” in un incubo industriale.
La musica di Holly Herdnon è figlia dei nostri tempi, ma prova a guardare oltre, nel futuro, in un mondo in cui le barriere tra uomo e macchina verranno completamente distrutte, in cui il digitale diventerà ordinario quanto l’analogico, se non di più. Le melodie dipinte in questo disco, in fondo, potrebbero essere quelle di un qualsiasi folksinger che non si separa mai dalla sua fedele chitarra acustica, solo che qui abbiamo laptop e sequencer a farla da padroni, strumenti con i quali la nostra paladina raggiunge livelli di intimità profondissimi. Siamo quindi davvero entrati nell’era della digitalizzazione totale, alla faccia di ascoltatori ottusi (sì, ne esistono ancora) che non riescono ancora a conferire all’elettronica l’etichetta di musica. 
Da taluni il disco è stato giudicato poco coeso, ma in realtà la versatilità di Holly Herdnon appare inequivocabile proprio negli episodi più sui generis, come i due “Live Training”, ai limiti del mantra religioso, o l’acrobatica “Godmother”, in coppia con Jlin.
Il finale, affidato alla splendida “Last Gasp”, è esemplificativo di tutto il lavoro, e ci lascia sospesi in questo limbo, tra grazia e violenza. Un altro centro pieno per una delle artiste pop più sperimentali del decennio.

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