E' un po' diverso quello che dicevo e mi sa che non ci siamo capiti bene, perché a livello di tematiche credo che sentirò comunque più vicini quegli europei. Se si facesse un sondaggio tra i padri del 900 americani e quelli del 900 europeo, anche se mi mancano tanti tasselli ancora, voterei comunque gli europei.
Intendevo:
anche i padri del 900 europeo ti suonano attuali.
Attuali nelle tematiche, appunto, meno nel linguaggio però, che oggi sembra più vecchio.
Svevo, Pirandello, Kafka, Pessoa, sono più compassati, utilizzano un linguaggio da prima metà del novecento che rispetto, che ne so, al Gatsby di Fitzgerald, mi sembra più freddo e distaccato, formale anche quando scandaglia l'animo come nient'altro al mondo. Gli americani mi sembrano più sciolti. Sarà questione di americanizzazione, di traduzione, dello scontro tra il "nobile" europeo e il cacciatore di puzzole americano, non lo so.
Parlo di burattinai non in termini negativi, eh, dico che i personaggi delle novelle di Pirandello o lo Zeno che sto conoscendo ora, mi sembrano più incatenati sia nel linguaggio (vedi sopra) sia nei comportamenti. Si vedono loro che muovono i fili, i personaggi americani invece mi lasciano l'impressione di essere un po' più indipendenti dai loro creatori. Più sciolti, navigati, liberi, sia nel linguaggio sia nei comportamenti.
Non è tanto questione di efficacia dell'estetica sulla mia immaginazione, perché entrambi finisco per leggerli con gusto e profitto, notavo solo delle differenze.