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by AFX » 04 Apr 2025 13:15
Questo è un tema dai confini vastissimi, difficile da affrontare senza rischiare di essere dispersivi.
Alcune misure adottate sembrano prive di senso logico, se non quello di voler attirare l’odio indiscriminato da parte di tutti. Pensiamo, ad esempio, ai dazi imposti al Madagascar, che esporta quasi esclusivamente vaniglia, o alla Costa Rica, il cui principale prodotto di esportazione sono le banane. Ancora più assurdi appaiono i dazi alla Cambogia, colpita in un momento di estrema sofferenza a causa del terremoto. Tutto ciò sembra preparare il terreno per una guerra economica globale, che potrebbe persino evolvere in conflitti più concreti, nella convinzione che gli Stati Uniti abbiano la possibilità di uscirne vincitori e mantenere il proprio status e i propri privilegi a discapito del resto del mondo.
Eppure, se l’America avesse bisogno di nuove entrate, basterebbe una soluzione semplice: introdurre l’IVA a livelli paragonabili a quelli europei. Attualmente, gli Stati Uniti non hanno un’imposta sui consumi paragonabile alla nostra, e per questo preferiscono scaricare i costi su chi produce ed esporta. Ma alla fine, chi pagherà realmente questi dazi? Non i produttori, che potranno solo in parte assorbirli, bensì i consumatori finali.
Queste misure sono tipiche della politica populista: prive di una logica economica solida e destinate a danneggiare gli stessi americani. I dazi finiranno per pesare sulle tasche della classe media statunitense e sulla loro salute, perché se gli Stati Uniti importano in grandi quantità le eccellenze agroalimentari europee, è perché sono qualitativamente superiori e più sane rispetto ai loro prodotti industriali. Trump si lamenta del fatto che non acquistiamo le loro merci, ma la verità è che la domanda segue la qualità. Se una bicicletta cinese passerà da 100 a 150 dollari, sarà un problema per chi dovrà pagarla di più. Diverso è il caso di chi può permettersi una Bianchi o una Specialized che passa da 4.000 a 4.800 dollari: l’impatto sarà minore. I veri danni si avranno lungo tutta la catena di produzione e distribuzione, colpendo soprattutto i beni di largo consumo.
È chiaro che siamo solo all’inizio di questa guerra economica, e Trump sta volutamente alzando la posta per avere un margine di trattativa più ampio. Inoltre, sa di avere un vantaggio strategico nei confronti dell’Europa:
1. Gli aerei e le armi le produce e le vende principalmente l’America.
2. Gli USA hanno bloccato o ridotto il Nord Stream 1 e 2, costringendoci a considerare il gas americano.
3. I servizi digitali li abbiamo sempre acquistati più dagli USA che dalla Cina.
Alcuni settori possono ridirezionare il loro export verso altri mercati, ma per il comparto agroalimentare la situazione è più complessa. Parlare di Mercosur, Cina o India come alternative è quasi utopico: si tratta di mercati che ancora non hanno una domanda consolidata per i nostri prodotti e dove mancano forti comunità italiane, spagnole, francesi o tedesche capaci di trainarne il consumo.
Tutto questo avviene in un momento tutt’altro che florido per le economie europee. Paesi come Germania e Italia stanno affrontando difficoltà evidenti, e persino in Giappone e Corea del Sud la situazione economica è critica.
Alla fine, credo che gli Stati Uniti saranno costretti a negoziare con singoli paesi, imponendo in cambio l’acquisto di più gas, armi e prodotti di scarsa qualità, oltre a pretendere di esentare i colossi come Amazon, Google e Meta dalle imposte richieste in Europa, come l’IVA. Se faremo come vogliono loro su questo aspetto, non ci taglieranno il dazio del tutto, ma magari invece del 20% ci applicheranno il 10%. Ovvero se lo applicheranno a loro stessi alla fine.
L'unica speranza è che chi verrà dopo Trump azzeri questi dazi, o potrebbe essere guerra vera.