Io dico max 60 kg (includendo gli occhiali con lo scotch bianco)
Mastodon, Circle of Cysquatch
Re: Mastodon
Vabbè ma i redattori di Pitchfork quanto vuoi che pesino?
Io dico max 60 kg (includendo gli occhiali con lo scotch bianco)
Io dico max 60 kg (includendo gli occhiali con lo scotch bianco)
The better the singer's voice is, the harder it is to believe what they're saying.
Re: Mastodon
Domani (anzi in serata mi sa) la recensione del Panopticon, intanto quella di Nunziata di ondarock
Svolta piuttosto netta per i Mastodon, che, giunti al loro quarto album, mettono da parte la schizofrenia sonora per un sound più equilibrato e “pulito”, evidenziato, nell’immediato, sia da un cantato efficace, ma lontano dai fendenti scream del passato, sia da evoluzioni sonore che, pur mantenendo impresso il marchio “progressive”, spesso e volentieri non fanno nulla per nascondere una certa volontà di normalizzazione.
“Crack The Skye” è, dunque, disco destinato, nel bene o nel male, a far parlare di sé, anche perché, quando una band si mette in gioco, evitando di ripetersi senza battere ciglio, il rispetto è d’obbligo. Detto questo, se l’album in questione necessità di numerosi ascolti per rivelarsi in tutte le sue sfaccettature, è pur vero che la band di Atlanta, alle prese con questa "nuova" formula, non è ancora al massimo delle sue possibilità, per cui, non ci sembra affatto una forzatura considerare “Crack The Skye” come un disco di transizione, nonostante le sue evidenti novità stilistiche.
Se ne parla in giro, naturalmente (!), come di un capolavoro, ma ritengo che la cosa rqappresenti un'offesa per Brent Hinds (chitarra, voce), Bill Kelliher (chitarra), Troy Sanders (basso, voce) e Brann Dailor (batteria), perché da musicisti così talentuosi è doveroso aspettarsi qualcosa di più, un passo ulteriore, non accontentandosi di un lavoro di certo potente ma tutt’altro che perfetto.
Con la sezione ritmica che guadagna ulteriore spazio e le chitarre che, pur duellando maniacalmente, risultano essere meno aggressive rispetto a quanto ascoltato in passato, il disco si apre con il crescendo calibrato di “Oblivion”, che alterna, con grande maestria, oscurità e lucentezza, non disdegnando di bagnarsi in acque lisergiche quando la chitarra prende il sopravvento per librarsi in un tipico assolo “in proiezione”. Virando verso sonorità relativamente più “morbide”, i Mastodon pescano a piene mani in certo progressive degli anni Settanta, ma è anche certo hard psichedelico d’atmosfera a fare da sicuro battistrada.
Introdotto da poche note di banjo, il singolo “Divinations” è un’aggressiva cavalcata che riallaccia i contatti con il vecchio materiale, ma finisce per proporre un refrain che sembra voler a tutti i costi accendere il braciere di un pathos molto Avenged Sevenfold, con tutte le conseguenze del caso... Ci si potrebbe soffermare sull’esplosiva carica strumentale, sull’acrobatica, eccezionale batteria di Dailor (uno dei migliori batteristi dell’ultimo decennio) o sugli esagitati duelli chitarristici: ma sarebbe un po’ come voler evitare a tutti i costi di dire le cose come stanno… e, cioè, che dopo due dischi di rilievo quali “Remission” e “Leviathan”, viene probabilmente confermato, se non addirittura accentuato, il calo di tensione evidenziato dall’ultimo “Blood Mountain”.
Cerca il colpo ad effetto, cerca a tutti i costi di sorprenderci, ma nella sua “linearità”, “Crack The Skye” pecca di sincera carica sovversiva. Passaggi chitarristici indiavolati, un drumming esplosivo, un continuo alternarsi di furia e impeto melodico: “Quintessence” è, ad ogni buon conto, un pezzo superbo, con la band che, spostandosi verso una dinamitarda e convulsa scalata post-hardcore, si lancia in un ritornello davvero deflagrante, con bordoni mutanti di synth che, nel finale, si trasformano in pura evocazione astrale.
Se in “Ghost Of Karelia”, un’elaborata, effervescente linea melodica fa il paio con perimetri ritmici rocciosi e sprazzi di delocalizzazione spaziale, e la title track, costruita sul contrasto tra il growl feroce di Scott Kelly (Neurosis) e l’enfasi rampicante della band, finisce per rivelarsi come il momento meno convincente del disco, dal canto loro, le quattro parti di “The Czar” e i tredici minuti di “The Last Baron” rappresentano il punto di massima focalizzazione “progressiva”.
Racchiusa tra i torbidi, desolanti scenari di decadimento di “Usurper” e “Spiral”, “The Czar” è carente, a dirla tutta, di una certa fluidità, quantunque presenti una struttura di carattere circolare. Così per una “Escape” che batte il tasto di un thrash fiammeggiante e una “Martyr” che sposta l’impatto emozionale verso un’epica post-metal tanto sontuosa e sofferente, quanto poco incisiva, questa raffigurazione della decadenza della Russia zarista lascia un po’ il tempo che trova. Quanto, invece, alla conclusiva “The Last Baron”, nella sua vorticosa instabilità, finisce anche per strafare, pur presentando una carica pazzesca.
Si potrebbe far finta di niente, magari immedesimandosi in quelle torme di fan che sono già prostrati in adorazione. Ma la sincerità ci sembra un dovere cui difficilmente si deve rinunciare. Per cui, promossi ma con riserva, a questi “nuovi” Mastodon chiediamo maggior convinzione, convinti che la prossima volta andremo d’amore e d’accordo.
6/10
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[URL=http://www.ondarock.it/recensioni/2009_mastodon.htm]http://www.ondarock.it/recensioni/2009_mastodon.htm[/URL]“Crack The Skye” è, dunque, disco destinato, nel bene o nel male, a far parlare di sé, anche perché, quando una band si mette in gioco, evitando di ripetersi senza battere ciglio, il rispetto è d’obbligo. Detto questo, se l’album in questione necessità di numerosi ascolti per rivelarsi in tutte le sue sfaccettature, è pur vero che la band di Atlanta, alle prese con questa "nuova" formula, non è ancora al massimo delle sue possibilità, per cui, non ci sembra affatto una forzatura considerare “Crack The Skye” come un disco di transizione, nonostante le sue evidenti novità stilistiche.
Se ne parla in giro, naturalmente (!), come di un capolavoro, ma ritengo che la cosa rqappresenti un'offesa per Brent Hinds (chitarra, voce), Bill Kelliher (chitarra), Troy Sanders (basso, voce) e Brann Dailor (batteria), perché da musicisti così talentuosi è doveroso aspettarsi qualcosa di più, un passo ulteriore, non accontentandosi di un lavoro di certo potente ma tutt’altro che perfetto.
Con la sezione ritmica che guadagna ulteriore spazio e le chitarre che, pur duellando maniacalmente, risultano essere meno aggressive rispetto a quanto ascoltato in passato, il disco si apre con il crescendo calibrato di “Oblivion”, che alterna, con grande maestria, oscurità e lucentezza, non disdegnando di bagnarsi in acque lisergiche quando la chitarra prende il sopravvento per librarsi in un tipico assolo “in proiezione”. Virando verso sonorità relativamente più “morbide”, i Mastodon pescano a piene mani in certo progressive degli anni Settanta, ma è anche certo hard psichedelico d’atmosfera a fare da sicuro battistrada.
Introdotto da poche note di banjo, il singolo “Divinations” è un’aggressiva cavalcata che riallaccia i contatti con il vecchio materiale, ma finisce per proporre un refrain che sembra voler a tutti i costi accendere il braciere di un pathos molto Avenged Sevenfold, con tutte le conseguenze del caso... Ci si potrebbe soffermare sull’esplosiva carica strumentale, sull’acrobatica, eccezionale batteria di Dailor (uno dei migliori batteristi dell’ultimo decennio) o sugli esagitati duelli chitarristici: ma sarebbe un po’ come voler evitare a tutti i costi di dire le cose come stanno… e, cioè, che dopo due dischi di rilievo quali “Remission” e “Leviathan”, viene probabilmente confermato, se non addirittura accentuato, il calo di tensione evidenziato dall’ultimo “Blood Mountain”.
Cerca il colpo ad effetto, cerca a tutti i costi di sorprenderci, ma nella sua “linearità”, “Crack The Skye” pecca di sincera carica sovversiva. Passaggi chitarristici indiavolati, un drumming esplosivo, un continuo alternarsi di furia e impeto melodico: “Quintessence” è, ad ogni buon conto, un pezzo superbo, con la band che, spostandosi verso una dinamitarda e convulsa scalata post-hardcore, si lancia in un ritornello davvero deflagrante, con bordoni mutanti di synth che, nel finale, si trasformano in pura evocazione astrale.
Se in “Ghost Of Karelia”, un’elaborata, effervescente linea melodica fa il paio con perimetri ritmici rocciosi e sprazzi di delocalizzazione spaziale, e la title track, costruita sul contrasto tra il growl feroce di Scott Kelly (Neurosis) e l’enfasi rampicante della band, finisce per rivelarsi come il momento meno convincente del disco, dal canto loro, le quattro parti di “The Czar” e i tredici minuti di “The Last Baron” rappresentano il punto di massima focalizzazione “progressiva”.
Racchiusa tra i torbidi, desolanti scenari di decadimento di “Usurper” e “Spiral”, “The Czar” è carente, a dirla tutta, di una certa fluidità, quantunque presenti una struttura di carattere circolare. Così per una “Escape” che batte il tasto di un thrash fiammeggiante e una “Martyr” che sposta l’impatto emozionale verso un’epica post-metal tanto sontuosa e sofferente, quanto poco incisiva, questa raffigurazione della decadenza della Russia zarista lascia un po’ il tempo che trova. Quanto, invece, alla conclusiva “The Last Baron”, nella sua vorticosa instabilità, finisce anche per strafare, pur presentando una carica pazzesca.
Si potrebbe far finta di niente, magari immedesimandosi in quelle torme di fan che sono già prostrati in adorazione. Ma la sincerità ci sembra un dovere cui difficilmente si deve rinunciare. Per cui, promossi ma con riserva, a questi “nuovi” Mastodon chiediamo maggior convinzione, convinti che la prossima volta andremo d’amore e d’accordo.
6/10
- ninja.campione
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Re: Mastodon
AFX wrote: 6/10
forse andrò controcorrente, ma quoto le opinioni di ondarock. forse 7. spero che la loro "tranquillità" non sia effetto della warner .
Forse sono io che pretendo troppo, dalle scimmie
- Sobieskiego 7/6
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Re: Mastodon
a me questo sembra un album progressive, niente altro
she sells sea shells on the sea shore the sea shells she sells are sea shells i'm sure!
Re: Mastodon
Ben fatta la vostra recensione, mi trovo molto più in accordo col vostro 7 che col 6 (troppo striminzito) di Nunziata.
Re: Mastodon
Sono assolutamente d'accordo con le critiche al missaggio di Brendan O’Brien. Se fosse stato migliore credo che l'album ne avrebbe guadagnato molto. Poi io che ho sempre adorato Brann Dailor me lo ritrovo così in secondo piano e allora mi incavolo...
Re: Mastodon
sì ... se si fossero fidati ancora una volta di Matt Bayles probabilmente non sarebbe stato al livello degli altri 3 lo stesso, ma ci si sarebbe avvicinato. Così invece pur essendo valido, diverso, interessante... a me pare facilmente attaccabile per varie discutibili scelte. Cioé... se uno dice "crack the skye è il miglior disco dei mastodon", per me non ha capito i mastodon
Re: Mastodon
Però ci sono molte idee che mi piacciono. Peccato siano mischiate ad altre cose molto meno buone e a questo missaggio. Io sono comunque fiducioso per i dischi del futuro dei Mastodon, perchè le idee non le hanno perse e se riescono a capire gli errori commessi questa loro evoluzione potrà risultare molto interessante.
Re: Mastodon
Remission: 8
Leviathan: 8.5
Blood Mountain: 8
Crack the Skye: 7 (o 6.5)
Leviathan: 8.5
Blood Mountain: 8
Crack the Skye: 7 (o 6.5)
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