Style & Wardrobe
Re: Style & Wardrobe
ho trovato keepcompany.fr che spedisce con bassi ricarichi e bassissime spese di spedizione
Re: Style & Wardrobe
Devo farmi graduare questi

vengono con lenti grigie sfumate come da figura. Visto che comunque le lenti si cambiano, il problema è se mantenere il grigio o mettere su un altro colore.

vengono con lenti grigie sfumate come da figura. Visto che comunque le lenti si cambiano, il problema è se mantenere il grigio o mettere su un altro colore.
Re: Style & Wardrobe
Rimarrei con quel modello prestabilito, altrimenti andrei su montatura diversa
io invece sto pensando di farmi la t shirt
[spoiler]
[/spoiler]
io invece sto pensando di farmi la t shirt
[spoiler]
[/spoiler]
Last edited by AFX on 03 Jun 2012 15:43, edited 1 time in total.
Re: Style & Wardrobe
Ho già avviato la pratica per mantenere il grigio, gli altri colori non ci stavano. Le tonalità di blu ce le ho ovunque tra vestiti, lettore, cuffie eccetera. Alla fine tra montatura presa a parte (75+6 di spedizione, sono i new wayfarer rb2132 originali, controllati) e lenti graduate ho speso molto meno del previsto.
La maglietta è una bella idea, fronte/retro come potrebbe venir fuori?
La maglietta è una bella idea, fronte/retro come potrebbe venir fuori?
Re: Style & Wardrobe
fronte in quel modo ... retro dietro il colletto il motto non giubilate direi
- absent friend
- Moderatore Globale
- Posts: 4480
- Joined: 03 Jan 2009 12:34
Re: Style & Wardrobe
belli. Mi piacerebbe portare essi e questi:new wayfarer rb2132

Ma sulla mia faccia ci stanno come qualcosa su qualcos'altro (inserire similitudine basata sulla dissonanza e sull'accostamento sbagliato)
Re: Style & Wardrobe
i wayfarer sono il modello hipster per eccellenza eh, sapevatelo. Storicamente proprio. Leggete su wikipedia: hipster.
io ho gli occhiali da sole della Keep per quest'estate, due modelli, arancione e verdi. Pagati 10 euro l'uno.
Sto aspettando qualche bel nuovo modello dei Wayfarer per farci gli occhiali da vista. Qualcosa di esoso, ma non fino a questo punto

io ho gli occhiali da sole della Keep per quest'estate, due modelli, arancione e verdi. Pagati 10 euro l'uno.
Sto aspettando qualche bel nuovo modello dei Wayfarer per farci gli occhiali da vista. Qualcosa di esoso, ma non fino a questo punto

Re: Style & Wardrobe
I new wayfarer però sono più piccoli del modello vecchio che ha fatto furore, e ho anche preso la misura più piccola tra le due esistenti (52mm) apposta per bilanciare. Per come vesto non corro il pericolo che mi si appiccichi l'ennesima inutile etichetta. Ho ordiato anche un bracciale in pelle umana con aculei da 20cm in vero avorio + mazza ferrata da taschino + vinile di Seasons in the Abyss, tanto per fugare ogni dubbio. 50€ in totale al black market.
- absent friend
- Moderatore Globale
- Posts: 4480
- Joined: 03 Jan 2009 12:34
Re: Style & Wardrobe
ma li porti in modo ironico. Perché sei hipster. È risaputo.
da vista uso questi Carrera, montatura beccata a metà prezzo da Salmoiraghi tempo fa:

che assieme ai baffi una volta ogni 90 giorni e ad essere un generico perdente dovrebbe farmi apparire come un hipster, ma nessuno è mai venuto a dirmelo in faccia.
Ma la domanda è, se ci mettiamo a fare una conta delle qualità stereotipiche del hipster, non rientriamo tutti, o perlomeno la maggior parte della nostra generazione, nella descrizione?
Non prendete troppo sul serio una frase del genere.
da vista uso questi Carrera, montatura beccata a metà prezzo da Salmoiraghi tempo fa:

che assieme ai baffi una volta ogni 90 giorni e ad essere un generico perdente dovrebbe farmi apparire come un hipster, ma nessuno è mai venuto a dirmelo in faccia.
Ma la domanda è, se ci mettiamo a fare una conta delle qualità stereotipiche del hipster, non rientriamo tutti, o perlomeno la maggior parte della nostra generazione, nella descrizione?
Non prendete troppo sul serio una frase del genere.
Re: Style & Wardrobe
ma se uno legge la definizione di wikipedia:
[spoiler]Hipster è un termine nato negli anni quaranta negli Stati Uniti per descrivere gli appassionati di jazz e in particolare di bebop. Si trattava in genere di ragazzi bianchi della classe media, che emulavano lo stile di vita dei jazzisti afroamericani. Questo tipo di sottocultura si ampliò rapidamente, assumendo nuove forme dopo la seconda guerra mondiale, quando al movimento si associò una fiorente scena letteraria. Jack Kerouac descrisse gli hipster degli anni quaranta come anime erranti portatrici di una speciale spiritualità[1]. Fu però Norman Mailer a dare una definizione precisa del movimento. In un saggio intitolato Il bianco negro (1967), Mailer descrisse gli hipster come esistenzialisti americani, che vivevano la loro vita circondati dalla morte - annientati dalla guerra atomica o strangolati dal conformismo sociale - e che decidevano di «divorziare dalla società, vivere senza radici e intraprendere un misterioso viaggio negli eversivi imperativi dell'io»[2].
L'autore Frank Tirro, nel suo libro Jazz: a History (1977), definisce in questo modo gli hipster degli anni quaranta:
«Per l'hipster, Charlie Parker era il modello di riferimento. L'hipster è un uomo sotterraneo, è durante la seconda guerra mondiale ciò che il dadaismo è stato per la prima. È amorale, anarchico, gentile e civilizzato al punto da essere decadente. Si trova sempre dieci passi avanti rispetto agli altri grazie alla sua coscienza. Conosce l'ipocrisia della burocrazia e l'odio implicito nelle religioni, quindi che valori gli restano a parte attraversare l'esistenza evitando il dolore, controllando le emozioni e mostrandosi cool? Egli cerca qualcosa che trascenda tutte queste sciocchezze e la trova nel jazz.»
Evoluzione del termine negli anni novanta e duemila
Il termine è stato riattualizzato negli anni novanta e duemila e ora designa giovani, di classe medio-alta, istruiti e abitanti dei grandi centri urbani, che si interessano alla cultura alternativa (o presunta tale) - “non mainstream” - come l'indie rock, l'elettronica, i film d'autore e le tendenze culturali emergenti. Si professano ottimi conoscitori della lingua inglese e amano appropriarsi dei codici delle generazioni precedenti, ammantandosi di un caratteristico stile rétro. Si servono in negozi di abiti usati (infatti rigettano l'attitudine “ignorante e incolta” del consumatore medio), mangiano preferibilmente cibo biologico, meglio se coltivato localmente, sono vegetariani o vegani, preferiscono bere birra locale (o prodotta in proprio) e amano girare in bicicletta[3]. Spesso lavorano nel mondo dell'arte, della musica e della moda, e rifiutano i canoni estetici della cultura statunitense e anche la sessualità predefinita. Non vogliono essere catalogati e eludono l'attualità. Le uniche religioni che tutti gli hipster riconoscono come tali sono i pantaloni attillati e i Wayfarer[4].
Il termine è utilizzato in maniera contradditoria, rendendo difficile l'identificazione di una cultura precisa, perché essa è un mix di stili ed è in costante mutazione. La peculiarità degli hipster, infatti, è la volontà di essere “inclassificabili”. Professano come loro valori il pensiero indipendente, la controcultura, la politica progressista, la creatività, l'intelligenza e l'ironia, ma si tratta più che altro di una posa piuttosto che di una reale attitudine.
« Gli hipster sono quelli che sogghignano quando dici che ti piacciono i Coldplay. Sono quelli che indossano t-shirt con citazioni tratte da film di cui non hai mai sentito parlare e sono gli unici negli Stati Uniti a pensare ancora che la Pabst Blue Ribbon sia un'ottima birra. Indossano cappelli da cowboy o baschi e tutto in loro è attentamente costruito per darti l'idea che non lo sia »
( Time, July 2009[5])
« Il concetto di ipnagogia ci aiuta a capire o fraintendere qualcosa in più del fenomeno hipster. È ipnagogica l’esperienza subconscia, quasi allucinata, per la quale immagazziniamo, sviluppiamo e tradiamo diverse suggestioni esterne. Nel senso che molti di noi hanno avuto un cugino o un amichetto metallaro che ci violentava con cazzate allora molto affascinati come i dischi dei Sepultura et similia, o abbiamo ascoltato distrattamente motivetti Euro-Dance di scandalosa fattura. Bene, anche se siamo convinti di aver rifiutato in tronco queste influenze, e di seguire altri e più nobili modelli stilistici, ipnagogicamente ne siamo gravidi e presto o tardi le esprimeremo. Perché misceliamo tutto e giochiamo con i fantasmi del passato. »
Origine del termine
L'etimologia del termine è discussa. Si fa risalire a hop, un termine gergale per oppio, oppure alla parola wolof hip, che significa vedere o hipi, che significa aprire gli occhi.[7]
L'introduzione dei termini hep e hip nella lingua inglese è di origine incerta e sono state proposte numerose teorie. In origine, i jazzisti utilizzavano hep come termine generico per descrivere gli appassionati di jazz. Loro e i loro fan venivano definiti hepcats. Alla fine degli anni trenta, con la nascita dello Swing, hip sostituì il termine hep. Il clarinettista Artie Shaw descrisse il cantante Bing Crosby come "il primo bianco hip nato negli Stati Uniti"[8]. Attorno al 1940, fu coniata la parola hipster, che sostituì il termine hepcat e indicava gli appassionati di bebop e hot jazz, che desideravano distinguersi dai fan dello Swing, che alla fine degli anni quaranta cominciava ad essere considerato fuori moda ed era stato svilito da musicisti commerciali come Lawrence Welk e Guy Lombardo.[/spoiler]
insomma, tanto male non è sto hipster
[spoiler]Hipster è un termine nato negli anni quaranta negli Stati Uniti per descrivere gli appassionati di jazz e in particolare di bebop. Si trattava in genere di ragazzi bianchi della classe media, che emulavano lo stile di vita dei jazzisti afroamericani. Questo tipo di sottocultura si ampliò rapidamente, assumendo nuove forme dopo la seconda guerra mondiale, quando al movimento si associò una fiorente scena letteraria. Jack Kerouac descrisse gli hipster degli anni quaranta come anime erranti portatrici di una speciale spiritualità[1]. Fu però Norman Mailer a dare una definizione precisa del movimento. In un saggio intitolato Il bianco negro (1967), Mailer descrisse gli hipster come esistenzialisti americani, che vivevano la loro vita circondati dalla morte - annientati dalla guerra atomica o strangolati dal conformismo sociale - e che decidevano di «divorziare dalla società, vivere senza radici e intraprendere un misterioso viaggio negli eversivi imperativi dell'io»[2].
L'autore Frank Tirro, nel suo libro Jazz: a History (1977), definisce in questo modo gli hipster degli anni quaranta:
«Per l'hipster, Charlie Parker era il modello di riferimento. L'hipster è un uomo sotterraneo, è durante la seconda guerra mondiale ciò che il dadaismo è stato per la prima. È amorale, anarchico, gentile e civilizzato al punto da essere decadente. Si trova sempre dieci passi avanti rispetto agli altri grazie alla sua coscienza. Conosce l'ipocrisia della burocrazia e l'odio implicito nelle religioni, quindi che valori gli restano a parte attraversare l'esistenza evitando il dolore, controllando le emozioni e mostrandosi cool? Egli cerca qualcosa che trascenda tutte queste sciocchezze e la trova nel jazz.»
Evoluzione del termine negli anni novanta e duemila
Il termine è stato riattualizzato negli anni novanta e duemila e ora designa giovani, di classe medio-alta, istruiti e abitanti dei grandi centri urbani, che si interessano alla cultura alternativa (o presunta tale) - “non mainstream” - come l'indie rock, l'elettronica, i film d'autore e le tendenze culturali emergenti. Si professano ottimi conoscitori della lingua inglese e amano appropriarsi dei codici delle generazioni precedenti, ammantandosi di un caratteristico stile rétro. Si servono in negozi di abiti usati (infatti rigettano l'attitudine “ignorante e incolta” del consumatore medio), mangiano preferibilmente cibo biologico, meglio se coltivato localmente, sono vegetariani o vegani, preferiscono bere birra locale (o prodotta in proprio) e amano girare in bicicletta[3]. Spesso lavorano nel mondo dell'arte, della musica e della moda, e rifiutano i canoni estetici della cultura statunitense e anche la sessualità predefinita. Non vogliono essere catalogati e eludono l'attualità. Le uniche religioni che tutti gli hipster riconoscono come tali sono i pantaloni attillati e i Wayfarer[4].
Il termine è utilizzato in maniera contradditoria, rendendo difficile l'identificazione di una cultura precisa, perché essa è un mix di stili ed è in costante mutazione. La peculiarità degli hipster, infatti, è la volontà di essere “inclassificabili”. Professano come loro valori il pensiero indipendente, la controcultura, la politica progressista, la creatività, l'intelligenza e l'ironia, ma si tratta più che altro di una posa piuttosto che di una reale attitudine.
« Gli hipster sono quelli che sogghignano quando dici che ti piacciono i Coldplay. Sono quelli che indossano t-shirt con citazioni tratte da film di cui non hai mai sentito parlare e sono gli unici negli Stati Uniti a pensare ancora che la Pabst Blue Ribbon sia un'ottima birra. Indossano cappelli da cowboy o baschi e tutto in loro è attentamente costruito per darti l'idea che non lo sia »
( Time, July 2009[5])
« Il concetto di ipnagogia ci aiuta a capire o fraintendere qualcosa in più del fenomeno hipster. È ipnagogica l’esperienza subconscia, quasi allucinata, per la quale immagazziniamo, sviluppiamo e tradiamo diverse suggestioni esterne. Nel senso che molti di noi hanno avuto un cugino o un amichetto metallaro che ci violentava con cazzate allora molto affascinati come i dischi dei Sepultura et similia, o abbiamo ascoltato distrattamente motivetti Euro-Dance di scandalosa fattura. Bene, anche se siamo convinti di aver rifiutato in tronco queste influenze, e di seguire altri e più nobili modelli stilistici, ipnagogicamente ne siamo gravidi e presto o tardi le esprimeremo. Perché misceliamo tutto e giochiamo con i fantasmi del passato. »
Origine del termine
L'etimologia del termine è discussa. Si fa risalire a hop, un termine gergale per oppio, oppure alla parola wolof hip, che significa vedere o hipi, che significa aprire gli occhi.[7]
L'introduzione dei termini hep e hip nella lingua inglese è di origine incerta e sono state proposte numerose teorie. In origine, i jazzisti utilizzavano hep come termine generico per descrivere gli appassionati di jazz. Loro e i loro fan venivano definiti hepcats. Alla fine degli anni trenta, con la nascita dello Swing, hip sostituì il termine hep. Il clarinettista Artie Shaw descrisse il cantante Bing Crosby come "il primo bianco hip nato negli Stati Uniti"[8]. Attorno al 1940, fu coniata la parola hipster, che sostituì il termine hepcat e indicava gli appassionati di bebop e hot jazz, che desideravano distinguersi dai fan dello Swing, che alla fine degli anni quaranta cominciava ad essere considerato fuori moda ed era stato svilito da musicisti commerciali come Lawrence Welk e Guy Lombardo.[/spoiler]
insomma, tanto male non è sto hipster
Who is online
Users browsing this forum: No registered users and 2 guests



