ecco finalmente la recensione di The Promise
Il Boss dei vecchi tempi è tornato. Certo, non si tratta davvero di materiale fresco di 2010, ma se serve per dimenticare il mediocre Working on a Dream, ben venga questo The Promise, album di inediti dalle sessioni di registrazione di Darkness on the Edge of Town. Ben vengano queste 21 tracce di buona e a volte ottima fattura, da uno dei periodi più fertili della carriera di Bruce, che piaceranno soprattutto al fan più affezionato, sicuramente interessato a scoprire una parte nascosta del nostro. Springsteen, nemmeno trentenne, si portava ancora dentro sentimenti giovanili e un immaginario da american dream ormai disilluso, dove senza troppa fantasia (perché per raccontare la vita di tutti i giorni dell’uomo comune, la fantasia non serve) le parole d’ordine sono, opportunamente intrecciate tra loro, street, tonight, weekly pay, work, factory, drive, promise, baby, love... C’è anche dell’ingenuità, a volte negli arrangiamenti, più spesso nei testi, ma ha quel sapore genuino che ce la fa perdonare, e alla fine anche apprezzare. Alcuni brani sarebbero potuti finire senza sfigurare in quello che è poi diventato Darkness on the Edge of Town: “Because the Night” su tutte, se non altro per la fortuna che il pezzo ha avuto poi nella versione di Patti Smith; tra le altre meritano menzione “Wrong Side of the Street”, “Spanish Eyes”, la stessa “The Promise”. A parte due pezzi che avevamo già ascoltato in Darkness, ovvero “Racing in the Streets (’78)” (poi arrangiata diversamente) e “Come On (Let’s Go Tonight)” (poi presentata con un testo diverso e a nome “The Factory”), le rimanenti costituiscono un insieme di nuove belle canzoni, in cui si alternano ballad e mid-tempo a brani di ispirazione puramente rock ‘n’ roll: se da un lato intuiamo perché siano state escluse dall’album definitivo (lo stesso Springsteen, nel libretto, chiarisce che Darkness è e doveva essere così come lo conosciamo), dall’altro ci sembrano valide e mai davvero superflue. Di più: il loro valore sta nel permetterci di sbirciare e capire meglio quale sia il processo che porta dalle emozioni dell’artista alle parole e alla musica, fino alla sala di registrazione, quando abbiamo di fronte un cantautore ispirato, entusiasta, forse nemmeno del tutto conscio del proprio talento. Grazie ancora, Bruce.
7.5/10





