Dubstep, UK Garage e derivati

a 360° su musica e cultura pop
psylo
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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by psylo » 16 Feb 2012 14:57

lo so lo so, il post è overlungo e suona un pò pretenzioso e blablabla. D'altronde concedetemelo, essendo il primo. Chiarisco però che non ‘insegno nulla a nessuno, nè schernisco, nè me la prendo troppo: è solo il mio stile di scrittura, se ho dato questa impressione, non è l'intenzione.

Riguardo al merito delle osservazioni dunque:

@Adamasio (e grazie per il welcome)

1: claro, la connessione rave/London/dstep è di Burial in generale, ma per me è in Kindred che ste tendenze hanno finalmente trovato il pieno dispiegamento – nel senso di ‘pezzo definitivo’, come lo hanno giustamente chiamato su Pitchfork

2: comprendo la tua critica di intellettualismo. Tuttavia io la vedo al contrario. Si tratta di parlare, meglio, esplicitare la materialità di un pezzo, le sue connessioni 'reali' con la città, il suo tempo e i suoi corpi – altrimenti lo si analizza e disseziona come mero oggetto da laboratorio: ecco, questa per me è pura intellettualizzazione, nel senso di ‘astrarre’, cioè ‘trarre fuori’ artificialmente un pezzo dal suo milieu spazio/tempo/culturale. Spingersi al di là del tecnicismo settoriale (tuttavia legittimissimo, chiaro) non è necessariamente discendere nell'intellettualismo fine a se stesso. Rifiuto questo aut aut. Incidentally, ho appena letto sta vecchia interview (http://www.guardian.co.uk/music/2007/oct/26/urban), al par. 9 e ultimi 2 Burial esattamente mostra come sto concetto di ‘musica per la città’ non è intellettualismo ma parte attiva nella sua creazione musicale.

Riguardo ad AbsentFriend ed AFX (e grazie per il welcome)

1: Capisco la critica ma fatemi spiegare. Io non sto dando 'del fascista a random' perchè ho sentito dire Mussolini. Al contrario, la mia critica non è personalizzata, ma verso una generale attitudine nel giudicare (di un modo pre-formato di discutere a riguardo di) un pezzo di un autore molto atteso - il tripice dogma è tipico del mondo criticomusicale in toto, professionisti ed amatori, non certo solo in questo forum dove tuttavia ho visto tali tendenze in gioco, negarlo è ridicolo, anche perchè è ovvio che sia così: anche voi fate parte del suddetto mondo. Insomma: anziche dare del ‘fascista’ a random, ho piuttosto cercato di articolare una riflessione su quali potrebbero essere i pre-concetti (ovveri, i dogmi) che organizzano il nostro pensiero critico, volenti o no, in modo ‘fascista’, e come romperli (poi magari ho torto marcio, claro). Dunque non vi piccate. Sarò arrogante ma non certo un fomentato da bar.

3: Che si possano applicare le mie considerazioni per altri autori dubstep: certo, è possibile. Secondo me però questo EP ha una peculiarità tutta sua (che può essere un legittimo motivo di bocciatura, of course) che ho cercato farraginosamente di spiegare (e che ad una rapida occhiata mi sembra che i maggiori siti di critica musicale hanno più o meno colto, al di là dei ‘voti’ che hanno dato. Il che vuol dir poco ma vuol dir pur sempre qualcosa)

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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by :adamasio: » 16 Feb 2012 15:41

Io accetto tutti i discorsi di metodo, ci mancherebbe; anche nei miei studi sviluppo e ho sviluppato delle posizione estremamente vicine alle tue.

Quando però andiamo a vedere le motivazioni per cui quella diventa la traccia definitiva di Burial, l'impalcatura mi crolla e mi risulta palesemente una svista eleggere una delle cose più brutte di Burial a suo massimo picco artistico.

(Non so se li hai letti, ma se vai a spulciare nel sito i vari speciali che la redazione elettronica del panopticon ha fatto sulla scena in particolar modo inglese potrai capire come quella metodologia critica a cui tu fai riferimento è assolutamente la marca tipica della nostra linea editoriale)
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"

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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by psylo » 16 Feb 2012 16:36

sounds good, in effetti diciamo che ho più utilizzato Burial come scusa per affrontare una più ampia discussione metodologica che viceversa.
Inoltre confermo che di frequente mi son imbattuto in review panottiche dove ho notato con piacere lo stile di cui parli (e il pellegrino di cui sopra può confermare).

Ovviamente nel merito di Kindred è divertente ed interessante (per me almeno) affrontare i perchè e i percome, le giustificazioni e le elucubrazioni che ruotano intorno alla questione che alla fine però, inevitabilmente, è al momento invalicabile:te piace poco o niente, mentre io sto EP più lo ascolto più l'adoro ;)

ai posteri l'ardua....

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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by absent friend » 16 Feb 2012 18:03

è solo il mio stile di scrittura, se ho dato questa impressione, non è l'intenzione.
No, scusa tu se ho reagito con un colpo di reni. Ho esagerato.

E poi, come dice adamasio, abbiamo delle impostazioni tutto sommato simili (al di là di Kindred) e in un certo senso vedere come opposto alla mia posizione "la mia stessa posizione" mi ha fatto in qualche modo scattare. Chiedo ancora scusa.

A titolo personale, al triplice dogma galeotto rispondo rispettivamente:
1) il voto è comodo. Facciamo tutti altro nella vita e se è certo che con tre righe ed un voto non si esaurisca nessun discorso, è vero che si può discretizzare molto di più il tempo a disposizione (si possono fare più recensioni) e, dal punto di vista critico, anche avere una visione d'insieme più ampia e completa è un valore. Per casi che riteniamo arbitrariamente particolari questo tempo in più può comunque essere organizzato in articoli.
In più - e so che è criticabile - non c'è proporzione tra lunghezza della dissertazione e quantità di letture, se non quasi una proporzione inversa, nel 2012.

2) L'arte come reazione del passato non credo sia un peccato mortale. Di fatto posso interamente sottoscrivere:
Deleuze diceva che giudicare libri come oggetti fine a se stessi, così da compararli tra loro e dissezionarli, è lavoro da imbecilli. Un libro è una proliferazione di relazioni. Un libro crea nel senso di creare problemi a cui non offre cero risposte, ma in base ai quali produce linee di fuga che vale la pena, o meno, di seguire. Se ci porta da qualche parte, se lo fa ad una certa velocità, se sprigiona certe affettività, allora il libro, il pezzo, vale. Altrimenti è muffa. Noi spesso analizziamo la musica come analizziamo una colonna greca al British Museum o un quadro di Manet al Louvre. Analizziamo i pezzi come se fossero pezzi in un museo, astratti dal resto, separati dalla loro potenza di creare. Così facendo perdiamo di vista sia la connessione di tali opere con la storia spazio-temporale in cui sono creati. Sia la generazione di nuove connessioni che essi creano, entro il loro contesto, ed oltre, in un tempo a-storico in cui producono nuove direzioni. Creazione e contestualizzazione sono la stessa cosa, sono una connessione tra pensiero e un oltre, un fuori.
Il pretesto e contesto di un'opera è fondamentale tanto quanto quelli di chi ascolta/guarda/palpa ecc. Borges e Eliot dicevano similmente che un'opera cambia a ritroso il passato che la precede, oltre che il futuro. Un mischione di causa e effetto che secondo me accentua l'importanza dell'attesa di un nuovo disco, più che privarne il significato.
E poi mi piace aspettare qualche disco. Magari l'attesa ne accentua la reazione - positiva o negativa - ma di sicuro elimina quasi del tutto una fastidiosa possibilità tipica di chi fagocita mp3, e non solo: l'indifferenza. L'aspettativa crea o accentua una posizione. Mi piace prendere una posizione.

3) Questo punto lo rigetto. Il panopticon ha da sempre avuto una posizione molto forte nei confronti di chi invocava l'innovazione, o piuttosto la sua mancanza, come metro fondamentale se non unico del giudizio. Abbiamo amato alcuni revivalismi (che tanto revival non sono, ma è un altro discorso) dello scorso decennio e di questo, tra rock anni'80, joy division e elettronica vintage.

Su burial una parola:
O volete criticare Picasso che diventa cubista perchè da giovane faceva ritratti classici e parlava al massimo di periodi blu? Ma dai...]
Al contrario: il Picasso era un genio con qualsiasi tecnica.
Burial non ha usato un sequencer per fare un "testa di toro". L'ha usato e semplicemente il risultato non mi piace affatto.


Ad ogni modo: la parte migliore dell'EP per me sono gli ultimi due minuti di Ashtray Wasp, pure Bliss. La peggiore? I primi sei della stessa traccia.
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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by kykeon » 17 Feb 2012 00:54

Quoto en tout il malloppone là sopra di psylo, ad un certo punto credevo fosse il mio professore di estetica.
Sono particolarmente d'accordo con la critica alla "mercificazione" della traccia musicale, mi ha sempre dato fastidio il paragone forzato con le opere passate, che genera o meno aspettative deluse. Per me non ha praticamente senso, soprattutto nella misura in cui questo livellare entra in gioco prepotentemente, assumendo il ruolo di unico (o quasi) metro di giudizio, e che va ad influire negativamente sull'ascolto. E se proprio vogliamo farlo, ok, il confronto ci può stare, ma esula totalmente dall'apprezzamento o meno del pezzo in sé.

Tornando a Burial, mi ripeto: meraviglia. Quando premo play è godimento assoluto, e a quel punto posso fare a meno di intellettualismi e confronti sterili. E sparata nelle cuffie in metropolitana s'incastra perfettamente con ogni gesto impulsivo, colore bruciato, rumore di sottofondo.

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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by psylo » 17 Feb 2012 01:15

@ AbsentFriend
Agree su quasi tutto. Ormai siamo troppo d'accordo perchè la discussione abbia un seguito interessante ;)
Ovvio, l'attesa non è un male in sé. Anzi. Inoltre ha un aspetto eccezionale, l'ascoltare (e valutare/giudicare/sproloquiare su) un pezzo con la consapevolezza che nello stesso momento milioni di persone fanno la stessa cosa. Come ritornare indietro nel tempo. Tutto sta poi a non farsi soffocare dall'attesa. Idem con il voto, che in sè non solo è ok, ma anche in certi contesti (come un magazine musicale) necessario. Spesso c'è tra pezzi una differenza che va oltre il voto, e a volte tale differenza merita d'esser esposta.
Per finire, visto che son travolto dall'atmosfera di agreement (non consenso però, vade retro), non potrei esser più d'accordo con questa semplice frase:
Mi piace prendere una posizione.
Oh yes. Assolutamente non avvoco (ma si dice?) una posizione di eterno possibilismo ed infinito interpretativismo. Questa accezione del pensiero postmoderno la schifo. Chi non prende posizione è perduto. Sottoscrivo in pieno.

P.S. Guarda ti do anche indirettamente ragione su ashtray wasp. Non che non mi piacciano i primi 6 minuti, ma per me la canzone emerge assolutamente proprio dal minuto 6 in poi.

@kykeon
E se proprio vogliamo farlo, ok, il confronto ci può stare, ma esula totalmente dall'apprezzamento o meno del pezzo in sé.
è esattamente questo il punto.
E sparata nelle cuffie in metropolitana s'incastra perfettamente con ogni gesto impulsivo, colore bruciato, rumore di sottofondo.
that's what I mean ;)
Last edited by psylo on 17 Feb 2012 01:17, edited 1 time in total.

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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by absent friend » 17 Feb 2012 15:47

che poi, alla fine, fa musica di merda e la sua fanbase fa venir su il pranzo, però sembra un bravo uaglione:


E i grammy in un certo senso li ha pure meritati. Nel senso: ha creato un'estetica, un insieme di relazioni che sono arrivate fino all'adolescente medio. Hanno premiato gente molto più insignificante.

Secondo me sarebbe da dare non dico una pacca sulla spalla - assolutamente mai -, ma dotare il fenomeno di un certo significato sociale leggibile sì.

Perché piace ai giovani?
Non è che l'ultimo degli esempi di musica "violenta", perché va proprio questa e non un ritorno al metal o chessòio? Perché Skrillex e non altri? Come si è fatto strada tra la gente questo ragazzo, nonostante tutti l'avessero bocciato senza dargli troppa attenzione? Perché questa musica elettronica tutto sommato poco ballabile e non una più vicina ad una "comunione"?
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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by Pilgrim » 17 Feb 2012 16:52

absent friend wrote:
Perché piace ai giovani?
Non è che l'ultimo degli esempi di musica "violenta", perché va proprio questa e non un ritorno al metal o chessòio? Perché Skrillex e non altri? Come si è fatto strada tra la gente questo ragazzo, nonostante tutti l'avessero bocciato senza dargli troppa attenzione? Perché questa musica elettronica tutto sommato poco ballabile e non una più vicina ad una "comunione"?
perché secondo me per far sfondare quel genere verso quel pubblico, ci voleva un ammerigano come lui, che fa roba come la fa lui. un europeo non ce l'avrebbe mai fatta. lo so, sono razzista.

(David Guetta a parte. per quanto mi riguarda siamo su quei livelli, per quello che ho ascoltato. decisamente, non la mia tazza di thè.)
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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by absent friend » 17 Feb 2012 19:51

no ma fa irrimediabilmente schifo. Ha un valore puramente sociale.
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Re: Dubstep, UK Garage e derivati

Post by :adamasio: » 18 Feb 2012 13:14

Che pezzo della madonna

"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"

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