PJ Harvey

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Re: PJ Harvey

Post by AFX » 06 Feb 2011 11:23

direi che fra le 5 canzoni che ormai abbiamo sentito si comincia a capire di che pasta è fatto il disco nuovo
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Re: PJ Harvey

Post by AFX » 07 Feb 2011 15:43

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http://www.npr.org/2011/02/06/133495228/first-listen-pj-harvey-let-england-shake
streaming
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Sobieskiego 7/6
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Re: PJ Harvey

Post by Sobieskiego 7/6 » 07 Feb 2011 16:11

Sono in ascolto ;) abbastanza eccitato :roll:
she sells sea shells on the sea shore the sea shells she sells are sea shells i'm sure!

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Re: PJ Harvey

Post by AFX » 10 Feb 2011 19:42

lunedì,

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http://www.pjharvey.net/
webcast in streaming con pezzi nuovi e vecchi
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Sobieskiego 7/6
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Re: PJ Harvey

Post by Sobieskiego 7/6 » 11 Feb 2011 12:05

ondarock

[spoiler]plus
less

È stato registrato in una chiesa il nuovo lavoro di Polly Jean Harvey, quello che a tutti gli effetti dev'essere considerato il successore di "White Chalk" e non del disco a quattro mani realizzato un paio di anni fa con John Parish, che comunque qui produce e suona nuovamente per la terza volta di seguito, assieme all'altrettanto fido Flood e a Mick Harvey (ormai libero dai Bad Seeds di Nick Cave). Con una premessa del genere era forse lecito aspettarsi un ritorno alle atmosfere di quell'album così scarno e intimista, e invece quell'eterea creatura che bisbigliava, chiusa nella sua solitudine, di diavoli, spiriti e suicidi e che dichiarava il suo amore al natio Dorset, ha terminato il suo percorso catartico ed è tornata a dialogare col prossimo, sostenuta da un'inaspettata ventata di estroversione.

Liberata dai suoi demoni e dalle sue malinconie, oppure completamente impazzita per il troppo struggimento (qui ne è rimasta traccia nel quasi madrigale di "On Battleship Hills" e nella delicatissima "Hanging In The Wire", entrambe impreziosite da un nostalgico pianoforte), la voce di PJ Harvey ha acquisito la quasi sprezzante spensieratezza dell'infanzia, ritrovando fisicità ma certo non sensualità e irruenza. Per aprirsi nuovamente al mondo, ha deciso di cantare di un argomento universale come la brutalità delle guerre (e il coinvolgimento in esse della sua Inghilterra), ma con lo sguardo tenero e al tempo stesso distaccato di una bambina che racconta storie provenienti dal passato, non importa quanto truci, senza toni troppo predicatori.

A differenza di quanto si potrebbe immaginare, visto l'argomento trattato, non sono l'angoscia né tantomeno la rabbia a far da padrone nei paesaggi evocati da queste canzoni (eccezion fatta per il turbinoso crescendo di "All And Everyone" e per la nervosa "Bitter Branches", uno dei pochi brani, assieme a "In The Dark Places", che forse potrebbe accontentare i fan più vecchi della Harvey); le sostenute ritmiche acustiche donano all'album un sapore folk e, a tratti, un'atmosfera paradossalmente scanzonata o addirittura buffa, come nella fanfara di "The Words That Maketh Murder".
In "The Last Living Rose", probabilmente uno dei brani più orecchiabili da lei realizzati, si arriva quasi a sfiorare la nostalgica allegria delle girl-band degli anni 60, mentre nella febbricitante "Written On The Forehead" riesce anche dove Sinead O'Connor (un'altra che ha spesso cantato di guerra utilizzando la canzone popolare come mezzo) ha più volte fallito, ovvero nella creazione di un credibile ibrido folk venato di reggae.

È un album che sa di antico, quasi di rurale, questo "Let England Shake", che culmina appunto con una cadenzata ballata dai toni tradizionali come "The Colour Of The Heart" (in duetto con Parish, ai contro-cori anche in altri brani); ascoltarlo è come sfogliare un vecchio album di fotografie in bianco e nero ingiallite dal tempo, provando a immaginarne i colori, suggeriti qua e là dal jingle-jangle dell'autoharp, che puntella diversi pezzi, dalle sparute incursioni di un sax baritonale, dal campionamento di una tromba che suona l'adunata nella trascinante "The Glorious Land" o ancora dal canto mediorientale che si sovrappone a quello, quasi viziato e sferzante, della Harvey in "England".

Indossato un abito sonoro ormai fuori dal tempo e smarrito definitivamente quel fascino selvatico e irriverente degli esordi, PJ Harvey ne ha assunto uno tutto nuovo, quello di una più classica e matura cantastorie, che per farsi ascoltare non ha più bisogno di gridare, ma lascia parlare le sue canzoni, sorrette da un'accessibilità melodica che mai svilisce la ricercatezza d'intenti. Un'alchimia che in pochi possono vantare di raggiungere.

7.5[/spoiler]
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Sobieskiego 7/6
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Re: PJ Harvey

Post by Sobieskiego 7/6 » 14 Feb 2011 11:21

se ne parla parecchio sono curioso della vostra recensione a questo punto ;) io mi devo ancora fare un'idea precisa al di la' del diverso e maturo ecc.
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Re: PJ Harvey

Post by Percy » 14 Feb 2011 20:30

Stasera alle 9 webcast in diretta qui: http://www.deezer.com/it/index.php

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Re: PJ Harvey

Post by AFX » 15 Feb 2011 12:32

si trova già su youtube?
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Frances
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Re: PJ Harvey

Post by Frances » 15 Feb 2011 15:58

AFX wrote:si trova già su youtube?
non mi sembra si trovi ancora niente.
Io ieri sera l'ho visto ed è stata ovviamente un'ottima esibizione. Ha fatto mi sembra tutti i pezzi del disco nuovo in ordine sparso poi nella seconda parte Down by the water, C'mon Billy, Meet Ze Monsta e Silence. Con lei i fidi Parish e Mick Harvey.

C'è però il terzo video ufficiale


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Re: PJ Harvey

Post by AFX » 15 Feb 2011 17:55

a breve il nostro parere..

intanto Pitchfork si esalta con un 8.8
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