Lia Ices
Lia Ices
Mi pare giusto aprirne un topic visto che sono venti giorni che ne parliamo
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=AyMTeEtc ... r_embedded[/youtube]
La recensione
http://www.panopticonmag.com/recensioni ... known.html
8/10 per il nostro wounder ormai specialista di casa Jagjaguwar
Una pianista giovane e bella che scopre in ritardo la sua voce e affronta così la sfida della composizione. Fin qui nulla di sensazionale. Nel 2008 il full-length d'esordio, Necima, non riesce a smuovere le trafficate acque del cantautorato statunitense, tutt'al più richiamando agli ascoltatori i nomi di Cat Power e Tori Amos, a cavallo tra le due generazioni. La newyorkese Lia Ices continua a lavorare nell'anonimato. L'agosto di due anni più tardi bastano invece il fresco passaggio alla Jagjaguwar e le anteprime per far rizzare le antenne agli interessati nel settore. Grown Unknown arriva in sordina, sarà stato per questo che l'impatto suscitato dalle prime note di “Love Is Won” scioglie ogni dubbio sul fatto di trovarsi davanti ad una perla rara. Nonostante i paragoni sprecati in precedenza il riferimento più immediato è a Feist, in versione meno spigliata ma più dolce e riflessiva. Arriva forse fin troppo presto “Daphne”, strepitoso duetto che esplode con l'entrata di Justin Vernon (“And in the end it’s the difference of the spirit and the matter, it’s the difference of the lover and the flyer. Don’t it make you want to cry?”). Chitarra e archi accompagnano il piano in arrangiamenti curati e raffinati, sublimi esempi ne sono tanto la title-track quanto “Ice Wine”, tra i picchi; quanto basta per accompagnare la voce, protagonista assoluta, che tesse le trame melodiche e attira, innocente e magnetica, l'orecchio. Non mancano tuttavia dinamismo e policromie necessari a mantere alto il ritmo ed evitare il benché minimo calo di tensione. Grown Unknown è un album delicato, un prodotto sincero ma confezionato nei minimi dettagli. Difficile pensare quanti e quali orizzonti si spalancheranno davanti alla fanciulla non appena avrà finito di cesellare la sua personalità. Citando il pezzo conclusivo: “New myth just been born has never felt so old”, non è questo il caso.
Per me lei ha veramente talento e mi sorprende se ne stia parlando pochissimo di questo disco
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=AyMTeEtc ... r_embedded[/youtube]
La recensione
http://www.panopticonmag.com/recensioni ... known.html
8/10 per il nostro wounder ormai specialista di casa Jagjaguwar
Una pianista giovane e bella che scopre in ritardo la sua voce e affronta così la sfida della composizione. Fin qui nulla di sensazionale. Nel 2008 il full-length d'esordio, Necima, non riesce a smuovere le trafficate acque del cantautorato statunitense, tutt'al più richiamando agli ascoltatori i nomi di Cat Power e Tori Amos, a cavallo tra le due generazioni. La newyorkese Lia Ices continua a lavorare nell'anonimato. L'agosto di due anni più tardi bastano invece il fresco passaggio alla Jagjaguwar e le anteprime per far rizzare le antenne agli interessati nel settore. Grown Unknown arriva in sordina, sarà stato per questo che l'impatto suscitato dalle prime note di “Love Is Won” scioglie ogni dubbio sul fatto di trovarsi davanti ad una perla rara. Nonostante i paragoni sprecati in precedenza il riferimento più immediato è a Feist, in versione meno spigliata ma più dolce e riflessiva. Arriva forse fin troppo presto “Daphne”, strepitoso duetto che esplode con l'entrata di Justin Vernon (“And in the end it’s the difference of the spirit and the matter, it’s the difference of the lover and the flyer. Don’t it make you want to cry?”). Chitarra e archi accompagnano il piano in arrangiamenti curati e raffinati, sublimi esempi ne sono tanto la title-track quanto “Ice Wine”, tra i picchi; quanto basta per accompagnare la voce, protagonista assoluta, che tesse le trame melodiche e attira, innocente e magnetica, l'orecchio. Non mancano tuttavia dinamismo e policromie necessari a mantere alto il ritmo ed evitare il benché minimo calo di tensione. Grown Unknown è un album delicato, un prodotto sincero ma confezionato nei minimi dettagli. Difficile pensare quanti e quali orizzonti si spalancheranno davanti alla fanciulla non appena avrà finito di cesellare la sua personalità. Citando il pezzo conclusivo: “New myth just been born has never felt so old”, non è questo il caso.
Per me lei ha veramente talento e mi sorprende se ne stia parlando pochissimo di questo disco
Re: Lia Ices
lei, il video e la canzone mi piacciono ma adesso sto recupeando Anna Calvi e Blake. Dopo sarà il suo turno
Last edited by toolipano on 13 Feb 2011 18:59, edited 1 time in total.
Re: Lia Ices
dopo 2 minuti della prima canzone avevo già deciso che prima o poi l'avrei comprato
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Re: Lia Ices
le armonie sono molto belle
ce ne sono 3-4 che spiccano sulle altre
she sells sea shells on the sea shore the sea shells she sells are sea shells i'm sure!
Re: Lia Ices
Forse poi è la più bella dell'album.AFX wrote:dopo 2 minuti della prima canzone avevo già deciso che prima o poi l'avrei comprato
But how can you sleep with my heart so loud?
Re: Lia Ices
Ai nostri amici di Magic piace, 5 stelle su 6
Le compartiment freezer de la pop moderne a une nouvelle fiancée, alléluia ! Deux ans après un premier album fort confidentiel (Necima, 2008), Lia Ices fait une entrée remarquable dans le cercle des jolies têtes chercheuses pop et pourrait en l’occurrence chercher des poux au Fur And Gold (2006) de Bat For Lashes sur le terrain d’une musique qui s’emploie à faire sonner différemment des instruments classiques. À ce titre, Grown Unknown est une réussite exceptionnelle, qui joue sur les pleins et les déliés d’arrangements somptueux, toujours pris dans un rythme très particulier qui bouscule toute tentation de joliesse décorative. Piano, orgue, cordes baroques, percussions, guitare acoustique, harmonies vocales sont plus ou moins volubiles selon les chansons, toutes guidées par une écriture supérieure et une voix divine.
Ice Wine
En ouverture, les claviers et la batterie très seventies de Love Is Won évoquent volontiers Frida Hyvönen. Plus loin, Little Marriage ou Grown Unknown étonnent par leur fantaisie rythmique et une façon unique d’incorporer les ingrédients au fur et à mesure. Petit chef-d’œuvre portant son nom à merveille, Ice Wine est un breuvage glacé et étourdissant, issu du mélange d’un clavier au souffle mortuaire et d’un quatuor à cordes d’une élégance grave. La géographie en dit une fois encore long sur la nature de cette musique, enregistrée à Brooklyn au cœur du fourmillement pop de l’époque mais composée durant un hiver passé au cœur des vertes montagnes du Vermont, en prise directe avec la nature et les éléments. Entre une sophistication très réfléchie et des éléments fondamentalement terriens et sans âge, Grown Unknown respire un air saturé en oxygène qui régénère le cœur et les cellules grises avec une vivacité saisissante.
Vincent Théval
Re: Lia Ices
Il disco mi piace, ma secondo me nella seconda metà perde qualcosa, arrivo alla fine non esaltato come all'inizio (la prima canzone è stupenda).
Re: Lia Ices
non piacque ad ondaruock.
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http://www.ondarock.it/recensioni/2011_liaices.htm"Stanco dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande,lo scienziato si dedicò all'infinitamente medio."
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Re: Lia Ices
bella lei, bello il disco, però ce lo doveva dire che veniva a Roma capirale a girare
assomiglia ad una amica mia di Varsavia (manco tanto simpatica), poi posto foto
va su light streams questo eh!?!
assomiglia ad una amica mia di Varsavia (manco tanto simpatica), poi posto foto
va su light streams questo eh!?!
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