Enologia al Potere + Slow Food Life
Re: Per Bacco, Enologia al Potere
Che poi è un vino inglese, se uno vuole leggerla in altro modo
Non ne sono appassionato, ma probabilmente non ho mai provato una bottiglia di quelle veramente buone
Non ne sono appassionato, ma probabilmente non ho mai provato una bottiglia di quelle veramente buone
- :adamasio:
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Re: Per Bacco, Enologia al Potere
Si, è assolutamente una "roba" inglese, e lo è ancora oggi, perché le famiglie che lo producono sono più o meno le stesse da sempre.
Ecco, direi che è fondamentale bere porto di buona qualità, altrimenti è bere davvero merda zuccherata.
Giusto un consiglio: vedete una bottiglia aperta di porto in un bar? Non provatelo perchè sicuramente sarà aperto da chissà quanto, ed una bottiglia di porto si deve bere in 48 ore, altrimenti poi perde tutto.
Ecco, direi che è fondamentale bere porto di buona qualità, altrimenti è bere davvero merda zuccherata.
Giusto un consiglio: vedete una bottiglia aperta di porto in un bar? Non provatelo perchè sicuramente sarà aperto da chissà quanto, ed una bottiglia di porto si deve bere in 48 ore, altrimenti poi perde tutto.
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"
- Magus Perde
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Re: Per Bacco, Enologia al Potere
Come lo vedete un bell'articolo sul Nepente di Oliena? 
Last edited by Magus Perde on 30 Aug 2010 22:46, edited 1 time in total.
- Magus Perde
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Re: Per Bacco, Enologia al Potere
Beh, sul nepente ci si potrebbe scrivere qualcosa di interessante, pensa che il retro delle bottiglie reca questa menzione tratta da un elogio al nepente scritto dal D'Annunzio:
"Non conoscete il Nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi..."
Oliena è un paesino vicino Nuoro in cui ho il piacere e la fortuna di andare ogni anno durante le mie vacanze sarde, e se non sbaglio D'Annunzio è andato da quelle parti durante un viaggio in gioventù. Il vino poi è eccezionale, e se lo si prende alla cantina sociale si risparmia anche un bel po'.
Si potrebbe pensare a una recensione enologica, ma non so come si potrebbe inserire nel contesto della rivista...

"Non conoscete il Nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi..."
Oliena è un paesino vicino Nuoro in cui ho il piacere e la fortuna di andare ogni anno durante le mie vacanze sarde, e se non sbaglio D'Annunzio è andato da quelle parti durante un viaggio in gioventù. Il vino poi è eccezionale, e se lo si prende alla cantina sociale si risparmia anche un bel po'.
Si potrebbe pensare a una recensione enologica, ma non so come si potrebbe inserire nel contesto della rivista...

Re: Per Bacco, Enologia al Potere
ecco appunto, altrimenti troppe se ne possono fareSi potrebbe pensare a una recensione enologica, ma non so come si potrebbe inserire nel contesto della rivista...
- Magus Perde
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Re: Per Bacco, Enologia al Potere
Leggendo un racconto di Grazia Deledda (nuorese) ho trovato:"Dopo le vigne ubertose, del cui fortissimo vino prelibato va tanto famoso il villaggio di Oliena, erano grandi lembi di pianura coperti di lentischi..."
Parli del diavolo...
Parli del diavolo...
Re: Per Bacco, Enologia al Potere

in mezzo a depistaggi indie rock,
alcuni strumenti utili per chi magari vuole intraprendere una strada tortuosa ma in cui lavoro c'è:
Il Piacere del Vino, Slow Food editore. Si trova a 16 euro, ideale per iniziarsi. Già questo è molto concreto.
Atlante Mondiale dei Vini, di Hugh Johnson e Jancis Robinson --- un must, ma troppo sintetico su certe cose che contano. Geograficamente impeccabile, però credo che il costo (55) non lo valga. Belle le foto, utilissimo per carità... però sull'Italia non basta come mezzo di lavoro. Meglio comprarsi la Guida del Gambero Rosso annuale, 30 euro.
Speaking of Wine. Termini tecnici e vita di cantina, vigna, ufficio comunicazione di un'azienda vitivinicola. Omega Edizioni. Costa sui 35 euro ma è utilissimo anche a chi parla bene l'Inglese, ma certe cose non può saperle.
Seth Godin - La Mucca Viola. 14 euro. Idee originali per vendersi meglio.
Il Marketing e la comunicazione nel terzo millennio, paolo di stefano. Un classico da studi universitari, ma pura teoria. Sui 30 euro.
Riviste in edicola: Wine Advocate, Wine Spectator, Bibenda, Spirito DiVino
- MalapropisM
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Re: Per Bacco, Enologia al Potere
Lo stage con il Consorzio dei Colli Orientali del Friuli mi ha permesso di esplorare territori veramente inesplorati! Bere un Pignolo 2006, ancora crudissimo (leggasi come immediata ed irriparabile secchezza delle fauciPilgrim wrote:io un giorno posterò un mio pensiero per sdoganare l'abbinamento pizza-vino.
Almeno che tu non abbia terreni in zone particolari (vedi Ramandolo o altre sottozone esclusive) ciò di cui parli è praticamente irrealizzabile. Il problema fondamentale di tutto il tuo ragionamento (escludendo il capitale fondiario, budget di partenza, macchinari, lavoro ecc) è: a chi cavolo pensi di vendere 200.000 bottiglie oggi?AFX wrote: La vigna che produce il vino più caro al mondo è di 1.5 ettari... però ha una storia di decenni e decenni ormai. Cos'ha di più di una che costa mettiamo anche 25 euro? Appunto la storia, e il contorno, la comunicazione, lo stile, l'immagine, i dettagli.
Raramente i costi di una singola bottiglia di vino superano i 10 euro. Generalmente con 3-4 euro ci esce tutto, ovvero l'enologo, l'agronomo, i cantinieri, i vignaioli, la materia per confezionare il vino (di cui vetro bottiglia, tappo di sughero e capsula 1 euro direi), il resto è guadagno, il resto sono soldi per i grafici, per le pubbliche relazioni, per fare il contorno della cantina, per fare investimenti. Pensate quindi che anche chi ha piccole cantine di pochi ettari e magari fa solo 20mila bottiglie l'anno,... se le sa vendere a sopra i 10 euro, fa i soldi.
se uno ha qualche terreno, potrebbe seriamente pensarci visto che ci sono fondi importanti.
Il tuo discorso dei 3-4 € a bottiglia è assolutamente validissimo e nessuno potrebbe contraddirti. Il problema è che non è così facile dato che non consideri l'immenso capitale che compone un'azienda, e le operazioni di marketing realtive, che questa ha quando può permettersi di distribuire vino, di qualsiasi qualità, in modo da chiudere il bilancio in modo positivo.
Re: Per Bacco, Enologia al Potere
io parlavo di 20.000, non 200.000 bottiglie. Leggi bene.
e comunque anche fosse, di aziende che ne vendono anche più di 200.000 l'anno ce ne sono parecchie in Italia, e non parlo di tavernelli vari, ma di gente importante che ormai ha una storia.
poi certo, non è che di punto in bianco puoi mettere sul mercato 200.000 bottiglie.... ma neanche la metà! Devi iniziare con una produzione di 20.000 bottiglie, che è poco (diciamo 4 ettari coltivati, o uve provenienti da 4 ettari più o meno, visto che l'uva la puoi anche comprare... vedi caso Molino di Grace, 3 bicchieri divenuto caso enologico degli ultimi anni, nella zona del Chianti), ma che ti consente già di farti conoscere ed eventualmente essere apprezzato.
Ce n'è di gente che fa come secondo lavoro il vigneron... magari la mattina lavora in banca, il pomeriggio dopo le 3 è in cantina.
Certo che non è facile iniziare, ma se cominciano poco di buono qualunque che hanno giusto la proprietà e il saper fare il vino, può farlo anche chi magari ha un background culturale decente. Non sono rari i casi di gente che di vino non sapeva una mazza, ma che ha saputo farci e ora è lì a vendere 150.000 bottiglie l'anno. I soldi nel mondo del vino girano, informati... Lavoro c'è, e non è un caso che tu stia facendo uno stage.
Ci sono fondi regionali al 70% di fondo perduto per i lavori di cantina, continui progetti di promozione delle regioni, delle province, delle coldiretti, di produttori associati ... che ti invitano a realizzare progetti di marketing all'estero per vendere il vino.
Ovvio che devi essere bravo ad analizzare i tuoi dati vendite e spese, ma di soldi un produttore ne può fare molti col vino, soprattutto se ha un vino DOCG o DOC importante (per farsi notare con un IGT occorre davvero tanto savoir faire invece).
Insomma, il succo del discorso è che se tu hai anche una produzione di 20.000 bottiglie, ma queste le sai vendere... (e qui entrano in gioco le capacità di marketing del vigneron e del suo staff), i soldi li fai. Altroché se li fai. Soprattutto se fai le scelte giuste radicando il prodotto al territorio con agenti che sanno fare e che sono incentivati a fare bene il loro lavoro, poi scegliendo la giusta rete per l'Italia, e se sei capace di trovarti i contatti giusti per l'estero.
La parte difficile, per chi volesse iniziare, è avere la materia prima, avere le vigne e una base da investire, non il resto. Il resto se ti ci metti, e se hai cultura e hai studiato un po' delle cose che ti competono, lo fai. Soprattutto in un mondo dove di gnorri ce ne sono una spasa.
e comunque anche fosse, di aziende che ne vendono anche più di 200.000 l'anno ce ne sono parecchie in Italia, e non parlo di tavernelli vari, ma di gente importante che ormai ha una storia.
poi certo, non è che di punto in bianco puoi mettere sul mercato 200.000 bottiglie.... ma neanche la metà! Devi iniziare con una produzione di 20.000 bottiglie, che è poco (diciamo 4 ettari coltivati, o uve provenienti da 4 ettari più o meno, visto che l'uva la puoi anche comprare... vedi caso Molino di Grace, 3 bicchieri divenuto caso enologico degli ultimi anni, nella zona del Chianti), ma che ti consente già di farti conoscere ed eventualmente essere apprezzato.
Ce n'è di gente che fa come secondo lavoro il vigneron... magari la mattina lavora in banca, il pomeriggio dopo le 3 è in cantina.
Certo che non è facile iniziare, ma se cominciano poco di buono qualunque che hanno giusto la proprietà e il saper fare il vino, può farlo anche chi magari ha un background culturale decente. Non sono rari i casi di gente che di vino non sapeva una mazza, ma che ha saputo farci e ora è lì a vendere 150.000 bottiglie l'anno. I soldi nel mondo del vino girano, informati... Lavoro c'è, e non è un caso che tu stia facendo uno stage.
Ci sono fondi regionali al 70% di fondo perduto per i lavori di cantina, continui progetti di promozione delle regioni, delle province, delle coldiretti, di produttori associati ... che ti invitano a realizzare progetti di marketing all'estero per vendere il vino.
Ovvio che devi essere bravo ad analizzare i tuoi dati vendite e spese, ma di soldi un produttore ne può fare molti col vino, soprattutto se ha un vino DOCG o DOC importante (per farsi notare con un IGT occorre davvero tanto savoir faire invece).
Insomma, il succo del discorso è che se tu hai anche una produzione di 20.000 bottiglie, ma queste le sai vendere... (e qui entrano in gioco le capacità di marketing del vigneron e del suo staff), i soldi li fai. Altroché se li fai. Soprattutto se fai le scelte giuste radicando il prodotto al territorio con agenti che sanno fare e che sono incentivati a fare bene il loro lavoro, poi scegliendo la giusta rete per l'Italia, e se sei capace di trovarti i contatti giusti per l'estero.
La parte difficile, per chi volesse iniziare, è avere la materia prima, avere le vigne e una base da investire, non il resto. Il resto se ti ci metti, e se hai cultura e hai studiato un po' delle cose che ti competono, lo fai. Soprattutto in un mondo dove di gnorri ce ne sono una spasa.
Last edited by AFX on 11 Sep 2010 09:17, edited 1 time in total.
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