Made in Italy
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Re: Made in Italy
Poi non vorrei essere frainteso. La lingua italiana usata con dovizia è una sinfonia eh. Anche in musica.
- :adamasio:
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Re: Made in Italy
Come ho accennato sopra, è una questione di familiarità.
Se dico I love you, Mary in una canzone, è una cosa, rimanda ad altre canzoni, a poesie, a film, a viaggi che posso aver fatto su una nave, un aereo, in Egitto o in Scozia.
Se dico Ti amo, Maria, allora pensi ai baci perugina, alla Madonna, a Dante, alla poesia italiana, ad una poesia che magari ho letto di Pessoa tradotta da Tabucchi, alla ragazza a cui l'ho detto o a cui non l'ho mai detto, ad una sit-come con Alessio Boni, alla dedica di Pazzini alla sua ragazza, a hoscrittot'amosullasabbia, a tiamoricominciamo; pensi a Umberto Tozzi, alla macro esposizione di trash che c'è su facebook, ad un film con Margherita Buy che piange; pensi a Maria De Filippi, alla pronuncia italoamericana in un telefilm...
Giusto per dire che quello che una frase o anche una semplice parola può evocare in noi dipende così tanto dal contesto in cui è articolata che ci condiziona e non ci permette quell'analisi a cui FORSE una critica dovrebbe tendere.
Se ascolto i Verdena (a voi non piacciono, a me alcune cose si) e ascolto questa canzone,che io trovo bellissima:
e prendo dei versi a caso:
l'alta marea ci porterà via
dicono che tutto è sbagliato e parlano
tu mi asciugherai, giuro lo fai
non torneremo più
seven è il numero degli alberi
dio solo sa
peggio di noi non si può stare credimi
ecco, siamo davanti ad una casistica variegata di frasi fatte, standard se vogliamo, e di costruzioni più ardite (scelte ad hoc) e quello che ci arriva è estremamente caratteristico.
Per dire:
L'alta mare ci porterà via o dicono che è tutto sbagliato o dio solo sa, per esempio, sono frasi standard che ci rimandano ad una casistica di vita che passa dalla frase appena sentita da un amico a una predica moralistica ad un rassegnato "E sia!"; sono forme che ritroviamo frequentemente, che hanno una storia talmente contingenziale da apparirci stonate in un contesto d'uso artistico, se vogliamo chiamarlo così.
Però, all'opposto, una frase come Seven, è il numero degli alberi, che in inglese POTREBBE essere Sette, trees number (con il Seven che diventa Sette o siete o sieben etc. per una questione di esotismo straniante), è una frase che non riconosciamo come familiare e che crea una stonatura fra l'uso che facciamo di certe parole e la combinazione sintattica scelta in questo caso dai Verdena. Questo gap fra l'uso quotidiano di certe parole (albero) e un uso "artistico" va a creare quella disforia che spesso cogliamo nell'ascolto di musica italiana. Perchè? Perchè poetiche sonore contemporanee, che condividono poco un atteggiamento compositivo alla De Andrè, per dire, puntano appunto, come sostiene anche Benjamin su Baudelaire (absent lo sa..), a quello shock che, per essere semplicistici, è larga parte della poetica moderna, in poesia e anche in musica.
La dovizia... La dovizia in realtà non esiste. Se esistesse la dovizia, allora esisterebbe anche una fruizione doviziosa, stringente, vincolante. Cosa che io sono anche disposto a concedere, ma che è smentita nella pratica quotidiana (poi qui il discorso si allarga e si infittisce).
La bravura, la poesia realizzata, la troviamo dove vogliamo.
A me De Andrè non dice NIENTE. Sono uno stronzo? No.
A te PERSONA X non dice NIENTE questa canzone dei Verdena. Sei uno stronzo? No.
Quello che non cambia è che l'italiano lavora su di noi in un modo che non riusciamo a esperire in modo SINCERO, per i motivi di cui sopra.
Dove è la colpa?
è nell'italiano? No.
è nell'educazione, nell'uso di noi fruitori di certi componimenti, nella pratica quotidiana dell'ascolto, nell'egemonia (inglese) di questa parte del secolo.
Se dico I love you, Mary in una canzone, è una cosa, rimanda ad altre canzoni, a poesie, a film, a viaggi che posso aver fatto su una nave, un aereo, in Egitto o in Scozia.
Se dico Ti amo, Maria, allora pensi ai baci perugina, alla Madonna, a Dante, alla poesia italiana, ad una poesia che magari ho letto di Pessoa tradotta da Tabucchi, alla ragazza a cui l'ho detto o a cui non l'ho mai detto, ad una sit-come con Alessio Boni, alla dedica di Pazzini alla sua ragazza, a hoscrittot'amosullasabbia, a tiamoricominciamo; pensi a Umberto Tozzi, alla macro esposizione di trash che c'è su facebook, ad un film con Margherita Buy che piange; pensi a Maria De Filippi, alla pronuncia italoamericana in un telefilm...
Giusto per dire che quello che una frase o anche una semplice parola può evocare in noi dipende così tanto dal contesto in cui è articolata che ci condiziona e non ci permette quell'analisi a cui FORSE una critica dovrebbe tendere.
Se ascolto i Verdena (a voi non piacciono, a me alcune cose si) e ascolto questa canzone,che io trovo bellissima:
e prendo dei versi a caso:
l'alta marea ci porterà via
dicono che tutto è sbagliato e parlano
tu mi asciugherai, giuro lo fai
non torneremo più
seven è il numero degli alberi
dio solo sa
peggio di noi non si può stare credimi
ecco, siamo davanti ad una casistica variegata di frasi fatte, standard se vogliamo, e di costruzioni più ardite (scelte ad hoc) e quello che ci arriva è estremamente caratteristico.
Per dire:
L'alta mare ci porterà via o dicono che è tutto sbagliato o dio solo sa, per esempio, sono frasi standard che ci rimandano ad una casistica di vita che passa dalla frase appena sentita da un amico a una predica moralistica ad un rassegnato "E sia!"; sono forme che ritroviamo frequentemente, che hanno una storia talmente contingenziale da apparirci stonate in un contesto d'uso artistico, se vogliamo chiamarlo così.
Però, all'opposto, una frase come Seven, è il numero degli alberi, che in inglese POTREBBE essere Sette, trees number (con il Seven che diventa Sette o siete o sieben etc. per una questione di esotismo straniante), è una frase che non riconosciamo come familiare e che crea una stonatura fra l'uso che facciamo di certe parole e la combinazione sintattica scelta in questo caso dai Verdena. Questo gap fra l'uso quotidiano di certe parole (albero) e un uso "artistico" va a creare quella disforia che spesso cogliamo nell'ascolto di musica italiana. Perchè? Perchè poetiche sonore contemporanee, che condividono poco un atteggiamento compositivo alla De Andrè, per dire, puntano appunto, come sostiene anche Benjamin su Baudelaire (absent lo sa..), a quello shock che, per essere semplicistici, è larga parte della poetica moderna, in poesia e anche in musica.
La dovizia... La dovizia in realtà non esiste. Se esistesse la dovizia, allora esisterebbe anche una fruizione doviziosa, stringente, vincolante. Cosa che io sono anche disposto a concedere, ma che è smentita nella pratica quotidiana (poi qui il discorso si allarga e si infittisce).
La bravura, la poesia realizzata, la troviamo dove vogliamo.
A me De Andrè non dice NIENTE. Sono uno stronzo? No.
A te PERSONA X non dice NIENTE questa canzone dei Verdena. Sei uno stronzo? No.
Quello che non cambia è che l'italiano lavora su di noi in un modo che non riusciamo a esperire in modo SINCERO, per i motivi di cui sopra.
Dove è la colpa?
è nell'italiano? No.
è nell'educazione, nell'uso di noi fruitori di certi componimenti, nella pratica quotidiana dell'ascolto, nell'egemonia (inglese) di questa parte del secolo.
Last edited by :adamasio: on 25 Jun 2010 00:48, edited 1 time in total.
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"
Re: Made in Italy
Adamasio però guarda che ad Alberto dei Verdena non gliene frega una sega del significato delle parole che usa, le sceglie solo per il suono.
The better the singer's voice is, the harder it is to believe what they're saying.
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Re: Made in Italy
Deh, adam, sei proprio un letterato vah. XD
Ad ogni modo.. Non ce l'ho con un "Ti amo maria" piuttosto che con un "dicono che è tutto sbagliato". Volano basso, senza virtuosismi. Portano un concetto che magari può irritare per delle categorie mentali (soggettive, come sostieni) dovute all'educazione e all'esperienza. Ma non sono questi i casi per cui mi si rizzano i peli sulle piante dei piedi (eewww).
ce l'ho con quell'artista che, scrivendo di un tema innovativo come l'amore, mi posticipa il possessivo ché sta su quasi da solo e ce la siamo cavata con un verso che i più naive reputano poetico. Lah, una bella anastrofe e via, la spalmiamo qui. Ah "gli occhi tuoi", poi come continuo? O perché non fare un bell'ossimoro (tsunami graziosamente, tipo, mi fa stringere una valvola mitrale) che comunica qualcosa... e io, artista, devo comunicare qualcosa.
Questo è, riassumendo, il limite che vedo. vedo persone che scrivono testi non perché vogliano scriverli, ma perché vogliono cantare. Non ci sarebbe niente di male fin qui, quantomeno non se non lo facessero tutti. Ma poi prendono il testo e lo farciscono di soluzioni semplici per un aumento del pathos. Prendono un tema che gli sta a cuore nel periodo, prendono una bottiglia di san simone, scrivono giù verso dopo verso, dove li porta la penna, e la retorica non porta più niente. Retorica privata della connotazione, ridotta a strumento situato poco lontano da chiunque abbia fatto le superiori. Ma solo alcune figure, che sono facili e non rubano troppo tempo. Cos'è la retorica se non connota un tubo? patetismi, ingenuità, in alcuni casi frodi.
Scritti così, per me, non sono sinceri, né onesti.
Viva quelli che scrivono solo per il suono, viva i poeti, viva i cantautori, viva quelli che scrivono perché si divertono e chissenefrega, quelli che non ne sanno mezza di poesia ma scrivono con sincerità. Per i cantanti all'italiana (perché questi scivoloni e scorciatoie non si trovano nell'inglese, tipo) solo un po' di dolore ogni volta.
Ad ogni modo.. Non ce l'ho con un "Ti amo maria" piuttosto che con un "dicono che è tutto sbagliato". Volano basso, senza virtuosismi. Portano un concetto che magari può irritare per delle categorie mentali (soggettive, come sostieni) dovute all'educazione e all'esperienza. Ma non sono questi i casi per cui mi si rizzano i peli sulle piante dei piedi (eewww).
ce l'ho con quell'artista che, scrivendo di un tema innovativo come l'amore, mi posticipa il possessivo ché sta su quasi da solo e ce la siamo cavata con un verso che i più naive reputano poetico. Lah, una bella anastrofe e via, la spalmiamo qui. Ah "gli occhi tuoi", poi come continuo? O perché non fare un bell'ossimoro (tsunami graziosamente, tipo, mi fa stringere una valvola mitrale) che comunica qualcosa... e io, artista, devo comunicare qualcosa.
Questo è, riassumendo, il limite che vedo. vedo persone che scrivono testi non perché vogliano scriverli, ma perché vogliono cantare. Non ci sarebbe niente di male fin qui, quantomeno non se non lo facessero tutti. Ma poi prendono il testo e lo farciscono di soluzioni semplici per un aumento del pathos. Prendono un tema che gli sta a cuore nel periodo, prendono una bottiglia di san simone, scrivono giù verso dopo verso, dove li porta la penna, e la retorica non porta più niente. Retorica privata della connotazione, ridotta a strumento situato poco lontano da chiunque abbia fatto le superiori. Ma solo alcune figure, che sono facili e non rubano troppo tempo. Cos'è la retorica se non connota un tubo? patetismi, ingenuità, in alcuni casi frodi.
Scritti così, per me, non sono sinceri, né onesti.
Viva quelli che scrivono solo per il suono, viva i poeti, viva i cantautori, viva quelli che scrivono perché si divertono e chissenefrega, quelli che non ne sanno mezza di poesia ma scrivono con sincerità. Per i cantanti all'italiana (perché questi scivoloni e scorciatoie non si trovano nell'inglese, tipo) solo un po' di dolore ogni volta.
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Re: Made in Italy
e comunque il tuo discorso, adamasio, è bello complesso e meriterebbe una discussione propria. Era già emerso con il Pellegrino qui a Torino la tua idea intorno ad un relativismo del giudizio critico, se non sbaglio.
- :adamasio:
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Re: Made in Italy
Ma si, il discorso è così complesso che ne parleremo bene un'altra volta, però era solo per dare un indizio su come la vedo io; e capisco anche il tuo punto di vista. Uno non esclude l'altro.
Poi oh, tenetevi De Andrè come poeta eh, liberi voi, contenti voi.
Poi oh, tenetevi De Andrè come poeta eh, liberi voi, contenti voi.
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"
Re: Made in Italy
Spero che venga trovato lo spazio per parlarne, argomento interessante, da studente di Lettere però non ci ho capito granché in alcuni frangenti...
Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto. Franz Kafka
Fai sempre da sobrio quello che dici di fare quando sei sbronzo. Imparerai a tenere chiusa la bocca. Ernest Hemingway
Fai sempre da sobrio quello che dici di fare quando sei sbronzo. Imparerai a tenere chiusa la bocca. Ernest Hemingway
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Re: Made in Italy
Eh ti credo, di ste cose difficilmente si può parlare faccia a faccia, pensa te in un forum.
Un giorno ci vediamo e vedrai che capisci
Un giorno ci vediamo e vedrai che capisci
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"
Re: Made in Italy
sì, io e adamasio di ste cose ne abbiamo parlato ampiamente, e spesso non siamo d'accordo, lui da uomo di lettere, io da uomo de panza. nel senso, per me che sono triviale e villano, De Andrè è un poeta con i controcazzi. per lui che ha Proust bambino in avatar, non lo è. a me De Andrè arriva nel cuore dritto per dritto e me lo spacca. per la lingua, ovviamente.
) a sentire una cosa del genere.
o anche quella di Ferretti dei tempi andati. una a caso, ma trovatemi un testo brutto o poco profondo e sentito del pazzo emiliano.
io di poesia non ci capisco un cazzo a parte una conoscenza non approfondita dei soliti, Baudelaire, Yeats, e qualche cosa di Montale, ma mi si rizzano i peli dei piedi (citPotevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
o anche quella di Ferretti dei tempi andati. una a caso, ma trovatemi un testo brutto o poco profondo e sentito del pazzo emiliano.
Le luci della ecc ecc, scrive bene, ma a differenza dei grandi, lo trovo poco immediato e un pelo costruito, e lo si nota sempre di più con gli ascolti. un Max Pollini qualunque lo trovo semplicemente più vero.Nell'occhio inconsapevole di un cucciolo animale,
Archivio vivente della Terra,
Un battito di ciglia sonnolente racchiude un'esistenza
Spazio determinato, costretto dilatabile
Spazio determinato, costretto dilatabile mi incanta...
"Stanco dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande,lo scienziato si dedicò all'infinitamente medio."
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