Terremoto

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Decades
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Re: Terremoto

Post by Decades » 08 Apr 2009 18:30

Renton wrote:Ma l'ospedale è inagibile e ho sentito che è una costruzione recente, e mi chiedo come sia possibile che in una zona notoriamente sismica come l'Abruzzo non vengano progettati edifici in grado non solo di resistere e rimanere indenni. Capisco le case di sasso, ma l'ospedale...davvero solo in Italia.
Ho appena letto che è stato costruito dalla Impregilo. Quella del ponte sullo stretto, dei rifiuti in campania, della SA-RC e che costruirà le
*tadà*
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Re: Terremoto

Post by :adamasio: » 08 Apr 2009 18:48

Decades wrote:
Renton wrote:Ma l'ospedale è inagibile e ho sentito che è una costruzione recente, e mi chiedo come sia possibile che in una zona notoriamente sismica come l'Abruzzo non vengano progettati edifici in grado non solo di resistere e rimanere indenni. Capisco le case di sasso, ma l'ospedale...davvero solo in Italia.
Ho appena letto che è stato costruito dalla Impregilo. Quella del ponte sullo stretto, dei rifiuti in campania, della SA-RC e che costruirà le
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Von
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Re: Terremoto

Post by Von » 08 Apr 2009 20:28

Teoricamente molti edifici crollati in questi giorni sono anti-sismici, con tanto di certificazione di agibilità e bla bla.
Chissà come mai da noi crollano anche gli edifici anti-sismici mentre negli USA e in Giappone no.
No matter. Try again. Fail again. Fail better.

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Kālī
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Re: Terremoto

Post by Kālī » 09 Apr 2009 14:53

Di seguito, un bellissimo reportage di Sorrentino da L'Aquila:
Paolo Sorrentino ha girato un documentario nelle zone colpite dal terremoto. "Su tutto regna il silenzio, nuovo e indefinibile"

L'occhio del regista tra le macerie
Quel crocifisso appeso a un albero


"I vivi non hanno niente, non hanno le case ma soprattutto non hanno i loro oggetti che non possono più afferrare"
di PAOLO SORRENTINO

L'occhio del regista tra le macerie Quel crocifisso appeso a un albero
TEMPERA (L'Aquila) - Sono tutti morti. Anche i vivi. I cadaveri sono stati coperti con un velo e i vivi sono stati svelati. Sono cadute le pareti delle loro case e chiunque può frugare nella loro intimità. Attraverso una finestra si sbircia come voyeur, ma quando sono le mura a non esserci più, allora si smette di spiare. Si condivide. Si scorgono bagni e boiler, accappatoi, uccelli impagliati, televisori a schermo piatto, quadri, collage di fotografie di fidanzati, stampanti di computer, bottiglie di plastica. Basta solo arrampicarsi lungo le stradine del centro storico dell'Aquila. Incustodite e deserte.

Tutto è incustodito e deserto. Tutti possono vedere e fare tutto. Per poi scoprire troppo presto che non si può fare niente. Solo guardare dentro le case. Squassate in sezione, come certe vecchie case delle bambole. Come in una delle immagini più famose di "Germania anno zero". Le case dell'Aquila sono case di Barbie, ma tutte ricoperte di un sottile velo di polvere. Un'imbalsamazione degli oggetti. Che li invecchia di colpo. Mentre, poche ore fa, viveva tutto. Viveva dentro i sorrisi e dentro le parole che, in un attimo, sono state annientate. Per questo è tutto morto. Perché nessuno parla, nessuno ride, e anche i pianti sono brevi e improvvisi, a volume ridotto, appartati e composti. Sono pianti di una gente orgogliosa che, questa è l'impressione, non è abituata a piangere. Dal momento che anche il pianto sa essere una forma di spettacolo, ma lo spettacolo è un repertorio che appare del tutto estraneo alla dignità di queste persone.

I vivi non hanno più niente. Non hanno le case, ma, soprattutto, non hanno l'interno delle loro case, non possono più afferrare quella visione d'insieme fatta d'oggetti, odori, che compongono la vita e la quotidianità. Non hanno i punti di riferimento minimi che attrezzano gli individui per la sopravvivenza al dolore. Hanno solo i morti. Anche per questo sono morti. E hanno un fiume indefinito d'estranei che si aggira per la loro città. Perlopiù in divisa. E anche questi estranei, eroici e tenaci, sembrano muoversi in una sorta di lutto attivo. Ma sempre di lutto. Mentre gli abitanti, nella loro sovrumana compostezza, sembrano attraversati da una forma dolorosa ancora sconosciuta. Un lutto freddo. Che incute un rispetto assoluto. E nessuno, neanche per sbaglio, si sogna di tradire il rispetto per il loro lutto. Una famiglia piange davanti alla casa dello studente e le televisioni vincono l'irresistibile tentazione. Li lasciano in pace.
Una delle ragazze più belle viste negli ultimi dieci anni attraversa un gruppo di almeno cinquanta giovani in divisa. Nessuno commenta. Nessuno solleva uno sguardo di troppo su di lei. Ciascuno ha ritrovato il rispetto e la dignità. Nell'orgia del dolore, il mondo va come dovrebbe andare.

E poi regna la paura, perché niente è finito e tutto è solo cominciato. Tutti i pensieri, anche quelli più elementari, sono violentati dalle scosse d'assestamento. La paura e il dolore, uniti e inscindibili, formano un'unica entità. Un'entità insopportabile. Che congela questo lutto, per farsi cosa attonita, ed impressionante.

E, su tutto, il silenzio. Un silenzio nuovo e indefinibile. Interrotto, di tanto in tanto, da un elicottero lontano. Da un aereo militare.
E tutti a comporre lo stesso pensiero, ma nessuno lo comunica, perché è banale: la sensazione di un'altra, più piccola, ma simile, guerra mondiale.
A intervalli regolari, solo il rumore delle ruspe; le braccia meccaniche, oltre i tetti sfondati, raspano nelle macerie, per poi fermarsi ex abrupto. Allora i vigili del fuoco riprendono a muoversi con cautela e fatica. E l'interruzione delle ruspe porta tutti sullo stesso, ossessivo concetto: ci sono altri morti. Perché pare tramontata l'idea di trovare i vivi. Così dicono i cani. Le rare volte che si parla, si parla delle unità cinofile. I cani, sono loro che "bonificano" le zone. Sono loro che, momentaneamente, stabiliscono e qualificano, in maniera affidabile e concreta, un'idea di speranza.

Frugano in mezzo alle macerie e odorano.
I vivi a lutto frugano in mezzo alle macerie e sprofondano nuovamente nell'intimità della gente, ma più in dettaglio questa volta. Una vicinanza scandalosa. Ed escono fuori vecchie cartelle della tombola, ecocardiogrammi, borse di donne anziane, scarpe spaiate, album fotografici di una felicità che pare preistorica e i volontari della protezione civile raccolgono tutto dentro enormi buste. Con un'accortezza commovente. Perché promette una parziale restituzione alla vita, una volta trovati i legittimi proprietari. E poi spunta un crocefisso da pochi soldi, uno di quelli che sormontano brutti letti matrimoniali. Un volontario raccatta dello spago e lo attacca ad un albero. La cosa non colpisce, non smuove nessuno. È un gesto che richiederebbe pensieri e interpretazioni simboliche appena più complesse, che nessuno è in grado né ha voglia di fare.

Ancora silenzio, fantasmagorico. C'è il silenzio di certe prime teatrali, un attimo prima che si apra il sipario. Anche i molti, con lo sguardo vacuo, e l'orecchio appeso al cellulare, sono muti. Telefonano, ma sembra che non parlino. E puoi anche dubitare che ascoltino. S'intuisce solo una serie ininterrotta, feroce, di squilli senza risposta.

Le persone sono tutte mute, eppure cortesi. C'è una gentilezza silenziosa. Come dovrebbe essere il mondo, anche lontano dalle tragedie.
Le ruspe attaccano e si fermano di nuovo. Si sente solo il motore acceso di un'ambulanza in attesa di niente. Non arriverà nessuno. Neanche la delusione. L'autista spegne il motore.

Nelle strade del centro storico, adiacenti a via XX settembre, un solo, sordido rumore, è spietato e incessante. Quello dell'acqua delle tubature divelte. Piccoli rivoli che scrosciano. Per poi perire, appena ci si allontana di pochi passi. È come un lento disgelo. Ma senza il candore della neve in montagna. Qui, quello che un tempo doveva essere immacolato e prezioso, è diventato residuo. Insensato e senza possibilità d'uso.
Dopo l'ennesimo silenzio, ancora il rumore della paura. Sono le 19 e 45 di martedì sette aprile. Una scossa violentissima. Scappano tutti. Poco dopo arriva un uomo con gli occhiali e dice che è stata trovata una ragazza sotto le macerie. Viva. Anche i cani sbagliano.

(8 aprile 2009)
काली

I'm gonna be the one to say I TOLD YOU SO!

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Re: Terremoto

Post by Pilgrim » 09 Apr 2009 17:08

sentite cosa dice quel coglione di Berlusconi dell'Abruzzo a una tv tedesca:

http://www.rtl.de/rtlaktuell/rtl_aktuel ... icle=27288

Bisogna prendere questo come un camping da fine settimana

ma si può?
e sentite la rabbia della gente dietro.
"Stanco dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande,lo scienziato si dedicò all'infinitamente medio."
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Re: Terremoto

Post by AFX » 09 Apr 2009 21:41

un paio di minuti fa un altro strappone
DoYouRealize

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Re: Terremoto

Post by :adamasio: » 10 Apr 2009 13:29

Oggi funerali di Stato: tricolore sventola triste fuori dalla mia finestra finlandese.
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Re: Terremoto

Post by Max Stirner » 15 Apr 2009 21:23

qualcuno mi dica perchè le vignette di Vauro sono offensive che non sono riuscito a coglierlo da solo....

http://www.repubblica.it/2006/05/galler ... ero/1.html
Endlich, unendlich, in Ruhe gelassen, aber beweglich, frei zu Lärmen, ohne Schuld!
Redukt!

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Re: Terremoto

Post by Decades » 15 Apr 2009 21:27

La satira è questa, altrimenti non sarebbe satira.

Quella sulle cubature dei cimiteri forse è di cattivo gusto, ma le altre dovrebbero far riflettere sul serio più che scandalizzare.
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