Un topic da blog del Panopticon.
Q: Cos'hanno in comunque i seguenti dischi e artisti?
(Gruppo 1) Massive Attack, Portishead, Sweet Trip, Sneaker Pimps, Chemical Brothers, Prodigy, Coil, Esthero, ma a livelli ancora più popolari anche gli U2 di Pop e Passengers con Brian Eno, il Bowie di Outside e Earthling, Fatboy Slim, PJ Harvey con Is This Desire?, 13 dei Blur, Bjork con Post ed Homogenic, ovviamente i Depeche Mode sempre e comunque, i Radiohead di OK Computer che poi arrivano a Kid A/Amnesiac, Moon Safari degli AIR, Stereolab, Daft Punk, Underworld, perfino gli Ulver di Perdidion City se consideriamo l'anno 2000, Everything but the Girl, il primo dei Broadcast, The Noise Made by People, che è di inizio anno 2000... mettiamoci anche i Casino Royale in Italia dai.
(Gruppo 2) E se vogliamo proprio passare di là dell'Oceano, ci possiamo mettere i Deftones di White Pony (e troppo tardi con Team Sleep), ma solo di striscio, come anche semmai Adore dei Pumpkins, i Nine Inch Nails di The Fragile e relativi remix, Ray of Light di Madonna, DJ Shadow, Gustavo Cerati, Patton che ci ha provato in ritardo con Lovage,... La colonna sonora di Lost Highway
E' tutta roba, quella del primo gruppo, che mi ritrovo ad ascoltare in questo periodo, devo dire con grande piacere, ma anche con senso di nostalgia.
La risposta alla domanda iniziale non è un genere, né una scena, né un’estetica unitaria. È un momento storico. Tutti questi artisti operano nel secondo lustro degli anni Novanta, un periodo in cui il rock tradizionale – dal grunge al metal, dal post-hardcore all’emo, dallo slowcore al cantautorato indie, mentre si sviluppava il post rock e in America il nu-metal – stava entrando in una fase di stanca. Continuava a produrre dischi, certo, alcuni straordinari, ma sempre più spesso ripiegati su formule note, incapaci di rinnovarsi davvero dopo l’esplosione creativa dei primi anni del decennio.
Parallelamente, però, un’altra rivoluzione stava avvenendo altrove: nelle avanguardie elettroniche. Tra IDM e techno (Boards of Canada, Aphex Twin, Autechre, μ-Ziq, Biosphere, LFO, Squarepusher, B-12, The Black Dog, Warp Records), tra dub, drum’n’bass, trip hop, downtempo, ambient e derivati, l’elettronica europea stava vivendo un momento di fertilità inaudita. Era un laboratorio aperto, di sperimentazione radicale, un territorio in cui i linguaggi si ibridavano senza paura.
Ed è proprio lì che molti artisti e produttori del rock – soprattutto europei, ma non solo – hanno trovato nuova linfa.
Hanno capito che il futuro non era più nelle chitarre distorte, ma nei sampler, nei breakbeat, nei synth granulosi, nelle manipolazioni digitali, nei ritmi spezzati. Hanno intuito che la modernità sonora passava da lì, e hanno iniziato a incorporare quelle influenze nei loro dischi.
Musica che a volte è venuta fuori imperfetta e considerata perfino kitsch fino a ieri, rispetto a quella più tradizionale dei duri e puri americani di successo come possono essere stati per esempio Pavement, Pearl Jam e con tutta legittimità i capisaldi del post rock e del folk venuti fuori in quegli anni, ma che a riascoltarla oggi, ha sia sensus temporis, sia genius loci, lo spirito tutelare del luogo, ovvero l'Europa. Prenderei come riferimenti gli album di artisti mainstream come gli U2, PJ Harvey, i Blur, i Depeche Mode o David Bowie: quei dischi oggi sanno di metropoli europea, e si localizzano perfettamente nel periodo 1995-2000. Non puoi immaginare Is This Desire? nel 1990 o nel 2005. Non puoi pensare a POP, con la sua jungle, con i suoi effettacci house e l'immaginario disco, fuori da quegli anni. Non puoi pensare a 13 dei Blur o al pezzo Music Is My Radar senza quella produzione di William Orbit, che non è per niente fuori dal tempo, ma anzi, proprio incastonata in quel periodo storico.
Si tratta di quello che si potrebbe definire End of the Century Sound infatti. Un suono riconoscibilissimo, che oggi porta con sé una nostalgia precisa: quella di un’epoca in cui tutto sembrava possibile, in cui il futuro aveva ancora un suono nuovo, e quel suono passava per l’elettronica.
Alcuni dei produttori protagonisti di queste sonorità sono Mark Bell (LFO, per Bjork e Depeche Mode), Howie B (U2, Bjork, Tricky, Everything but the Girl), William Orbit (Blur, Madonna), Flood (inutile ripresentarlo), e gli autodidatti del trip hop come Del Naja o i Portishead.
End of the Century Sound
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