è un periodo che sento i King Crimson ovunque. Pure nel disco di Shabaka, che per me è bellissimo e che ne allarga di molto gli orizzonti come artista.
Nu Jazz
Re: Nu Jazz
Re: Nu Jazz
Li senti ovunque perché oggettivamente sono ovunque
A parte gli scherzi, ci può stare come osservazione, in certi passaggi capisco cosa vuoi dire
Re: Nu Jazz
Sto cercando di fare una mappatura del jazz moderno, del quale mi sono fatto una cultura negli ultimi due/tre anni. Una cultura che riguarda più o meno il jazz a tutto tondo, visto che ho vissuto per anni nella menzogna che prima di questo ultimo boom non ci fosse stato nulla di rilevante dopo i '70s. Attualmente non c'è solo la scena londinese, ma un mondo di roba bellissima; credo sia uno dei generi più interessanti attualmente sia a livello qualitativo sia per i numeri che fa anche presso il pubblico non specializzato. Se interessa posso dare qualche dritta.
Re: Nu Jazz
Fare un mappa riepilogativa del jazz degli ultimi 10-15 anni non è semplice, tanto il genere è stato vivo e pieno di stimoli diversissimi. Quello che possiamo notare innanzitutto è che il successo non sia stato solo critico, ma anche di pubblico: molti dei nomi che vado a fare oggi sono richiestissimi headliners per i festival più popolari, e mi sa che non esagero se dico che oggi forse il jazz è più popolare del rock.
Cerchiamo di tirare un po’ le fila, muovendoci tra etichette e correnti (il mio giudizio è personale, ho cercato di essere più inclusivo possibile affinché ognuno possa esplorare tramite la sua sensibilità)
1 - Brainfeeder
La label statunitense è stata sicuramente una delle maggiori artefici della moderna popolarità del jazz. Come? Innanzitutto, partirei col dire che non si occupano solo di quello (hanno stampato anche lavori di Iglooghost e Ross From Friends) e che dietro c’è un artista che tutti conosciamo ed amiamo molto: Flying Lotus.
Il loro asso nella manica è stato sicuramente Kamasi Washington, che ha ricevuto le lodi di più o meno chiunque. Se posso essere onesto, non amo particolarmente i dischi jazz di Brainfeeder: i due monoliti di Washington me li ricordo poco ma non sono certamente così innovativi, Thundercat fenomenale bassista ma compositore non così eccelso, e di FlyLo preferisco di gran lunga gli album nei quali il jazz è solo un ingrediente da miscelare ad IDM ed hip hop e non il piatto principale. Comunque sia, anche per le collaborazioni con Kendrick Lamar, non si potevano ignorare questi musicisti tra le menzioni.
2 - Il nuovo jazz inglese
La scena inglese, particolarmente attiva a Londra, è forse la più popolare in assoluto e quella con maggiore riscontro qui dentro. Il perché non è difficile capirlo: sound molto urbano, moderno, contaminato da hip hop, elettronica, afrobeat, rock. Devo dire che avendo esplorato meglio il genere molti artisti li trovo non così eccezionali, mentre alcuni album mi piacciono ancora molto. Il vero deus ex machina della scena è ovviamente Shabaka Hutchings, con i suoi vari progetti: Sons Of Kemet, Ancestors, Comet Is Coming, i più rock Melt Yourself Down. Molto apprezzati anche gli Ill Considered, soprattutto con Liminal Space del 2021. A me non dispiaceva neanche il primo disco di Alfa Mist, ma ritengo sia diventato noioso col passare degli anni. Tra gli altri nomi per chi volesse approfondire: Nubya Garcia, Binker Golding e Moses Boyd, Yussef Dayes, Kokoroko.
3 - International Anthem
Etichetta che potrebbe piacere tantissimo qui dentro. I dischi International Anthem hanno il pregio di suonare moderni e contaminati, ma secondo me molto più sostanziosi ed innovativi di altra roba simile. La loro punta di diamante è sicuramente Makaya McCraven, ma nel roster ci sono anche gli Anteloper della compianta jaimie branch, gli Irreversible Entanglements capitanati dallo spoken Word incendiario di Moor Mother, Junius Paul col suo free jazz moderno, Ben LaMar Gay ed il fondatore Jeff Parker (ex chitarrista dei Tortoise). Qui c’è davvero tanto da scoprire.
4 - Pi Recordings
Qui andiamo nel campo della sperimentazione pura, che potrebbe risultare anche molto ostica. L’etichetta parte dalle innovazioni della AACM e della scuola M-base (tra i leader dell’etichetta troviamo infatti il leggendario Steve Coleman) per arrivare a contaminazioni stilistiche molto ardite. Per l’eccessiva difficoltà di alcuni album e per il piglio un po’ accademico potrebbe non incontrare i gusti di tutti. Tuttavia, qui trovate le registrazioni di alcuni dei migliori artisti jazz degli ultimi anni: Steve Lehmann (col progetto jazz rap Sèlèbeyone o con gli arditi esperimenti con l’intelligenza artificiale proposti nell’album dello scorso anno), il pianista avant garde Matt Mitchell con le sue complesse composizioni, Dan Weiss che ha proposto contaminazioni col metal, Tyshawn Sorey che riprende molto dalla classica, Amir ElSaffar ed il suo jazz mediorientale…
Oltre a queste esperienze che ho trattato nel dettaglio, quali sono le altre tendenze del jazz moderno? C’è l’imbarazzo della scelta, dalla roba ambient jazz qui molto apprezzata (Nala Sinephro) al minimalismo di Colin Stetson (che non mi fa impazzire) e soci; dal ripescaggio di sonorità latine (Arturo O’ Farrill o più recentemente Patricia Brennan) alla manipolazione elettroacustica (Peter Evans). E poi tanti altri artisti come il trombettista Ambrose Akinmusire, il pianista Vijay Iyer, il vibrafonista Joel Ross, Christian Scott che ci butta dentro persino la trap a volte, la chitarrista Mary Halvorson che ripesca anche dal rock anni ‘90 e dal prog più storto, Matana Roberts. O ancora i contributi di vecchie glorie ancora in grado di dire la loro come Roscoe Mitchell, il già citato Coleman, Henry Threadgill, Wadada Leo Smith, fino ad un paio di anni fa anche il compianto Pharoah Sanders.
Il panorama jazz di questi ultimi anni è davvero eccitante, è un genere da scoprire. Fidatevi che ne vale la pena.
Cerchiamo di tirare un po’ le fila, muovendoci tra etichette e correnti (il mio giudizio è personale, ho cercato di essere più inclusivo possibile affinché ognuno possa esplorare tramite la sua sensibilità)
1 - Brainfeeder
La label statunitense è stata sicuramente una delle maggiori artefici della moderna popolarità del jazz. Come? Innanzitutto, partirei col dire che non si occupano solo di quello (hanno stampato anche lavori di Iglooghost e Ross From Friends) e che dietro c’è un artista che tutti conosciamo ed amiamo molto: Flying Lotus.
Il loro asso nella manica è stato sicuramente Kamasi Washington, che ha ricevuto le lodi di più o meno chiunque. Se posso essere onesto, non amo particolarmente i dischi jazz di Brainfeeder: i due monoliti di Washington me li ricordo poco ma non sono certamente così innovativi, Thundercat fenomenale bassista ma compositore non così eccelso, e di FlyLo preferisco di gran lunga gli album nei quali il jazz è solo un ingrediente da miscelare ad IDM ed hip hop e non il piatto principale. Comunque sia, anche per le collaborazioni con Kendrick Lamar, non si potevano ignorare questi musicisti tra le menzioni.
2 - Il nuovo jazz inglese
La scena inglese, particolarmente attiva a Londra, è forse la più popolare in assoluto e quella con maggiore riscontro qui dentro. Il perché non è difficile capirlo: sound molto urbano, moderno, contaminato da hip hop, elettronica, afrobeat, rock. Devo dire che avendo esplorato meglio il genere molti artisti li trovo non così eccezionali, mentre alcuni album mi piacciono ancora molto. Il vero deus ex machina della scena è ovviamente Shabaka Hutchings, con i suoi vari progetti: Sons Of Kemet, Ancestors, Comet Is Coming, i più rock Melt Yourself Down. Molto apprezzati anche gli Ill Considered, soprattutto con Liminal Space del 2021. A me non dispiaceva neanche il primo disco di Alfa Mist, ma ritengo sia diventato noioso col passare degli anni. Tra gli altri nomi per chi volesse approfondire: Nubya Garcia, Binker Golding e Moses Boyd, Yussef Dayes, Kokoroko.
3 - International Anthem
Etichetta che potrebbe piacere tantissimo qui dentro. I dischi International Anthem hanno il pregio di suonare moderni e contaminati, ma secondo me molto più sostanziosi ed innovativi di altra roba simile. La loro punta di diamante è sicuramente Makaya McCraven, ma nel roster ci sono anche gli Anteloper della compianta jaimie branch, gli Irreversible Entanglements capitanati dallo spoken Word incendiario di Moor Mother, Junius Paul col suo free jazz moderno, Ben LaMar Gay ed il fondatore Jeff Parker (ex chitarrista dei Tortoise). Qui c’è davvero tanto da scoprire.
4 - Pi Recordings
Qui andiamo nel campo della sperimentazione pura, che potrebbe risultare anche molto ostica. L’etichetta parte dalle innovazioni della AACM e della scuola M-base (tra i leader dell’etichetta troviamo infatti il leggendario Steve Coleman) per arrivare a contaminazioni stilistiche molto ardite. Per l’eccessiva difficoltà di alcuni album e per il piglio un po’ accademico potrebbe non incontrare i gusti di tutti. Tuttavia, qui trovate le registrazioni di alcuni dei migliori artisti jazz degli ultimi anni: Steve Lehmann (col progetto jazz rap Sèlèbeyone o con gli arditi esperimenti con l’intelligenza artificiale proposti nell’album dello scorso anno), il pianista avant garde Matt Mitchell con le sue complesse composizioni, Dan Weiss che ha proposto contaminazioni col metal, Tyshawn Sorey che riprende molto dalla classica, Amir ElSaffar ed il suo jazz mediorientale…
Oltre a queste esperienze che ho trattato nel dettaglio, quali sono le altre tendenze del jazz moderno? C’è l’imbarazzo della scelta, dalla roba ambient jazz qui molto apprezzata (Nala Sinephro) al minimalismo di Colin Stetson (che non mi fa impazzire) e soci; dal ripescaggio di sonorità latine (Arturo O’ Farrill o più recentemente Patricia Brennan) alla manipolazione elettroacustica (Peter Evans). E poi tanti altri artisti come il trombettista Ambrose Akinmusire, il pianista Vijay Iyer, il vibrafonista Joel Ross, Christian Scott che ci butta dentro persino la trap a volte, la chitarrista Mary Halvorson che ripesca anche dal rock anni ‘90 e dal prog più storto, Matana Roberts. O ancora i contributi di vecchie glorie ancora in grado di dire la loro come Roscoe Mitchell, il già citato Coleman, Henry Threadgill, Wadada Leo Smith, fino ad un paio di anni fa anche il compianto Pharoah Sanders.
Il panorama jazz di questi ultimi anni è davvero eccitante, è un genere da scoprire. Fidatevi che ne vale la pena.
Re: Nu Jazz
PS Non ho fatto una lista dei dischi perché sarebbe quella dei miei preferiti, mentre ognuno potrebbe averne altri, ma non esitate a chiedere. Anche io sono in una fase di esplorazione, che potrebbe durare chissà quanto. Su Rym trovate tante liste fatte da gente sicuramente più preparata di me!
Re: Nu Jazz
Nala Sinephro al C2C ... dal vivo ha una formula un po' prevedibile, sembra non sapere come far evolvere la band da una base iniziale diversamente dal "facciamo che finisce dopo che tutti assieme abbiamo svalvolato intorno al motivetto iniziale".
Funziona meglio in studio dove invece ne apprezzi la classe e quel principio di soul-jazz che fa sì che ne parliamo in questo topic.
Funziona meglio in studio dove invece ne apprezzi la classe e quel principio di soul-jazz che fa sì che ne parliamo in questo topic.
Re: Nu Jazz
Intanto svolta pazzesca per i Saagara - il progetto guidato dal polacco Waclaw Zimpel che vede la partecipazione di musicisti indiani con la strumentazione tradizionale: dopo due dischi più jazz fusion al terzo album si buttano sull'elettronica e tirano fuori questo trip assurdo di album:
https://waclawzimpel.bandcamp.com/album/3
Anche con l'aiuto di James Holden che ha fornito a Zimpel un aggeggio per manipolare i suoni degli strumenti indiani. Questo disco ricorda infatti i suoi album più recenti
https://waclawzimpel.bandcamp.com/album/3
Anche con l'aiuto di James Holden che ha fornito a Zimpel un aggeggio per manipolare i suoni degli strumenti indiani. Questo disco ricorda infatti i suoi album più recenti
Re: Nu Jazz
ho comprato il disco di Shabaka in Giappone. Con tutte le traduzioni e introduzione in giapponese (così come per il resto dei CD che ho preso).
Me lo sto godendo nuovamente, ecco, per me è uno degli album più essenziali di questo anno, e spero che continui per un po' su questa direzione un po' più dreamy-70s-eterea
Me lo sto godendo nuovamente, ecco, per me è uno degli album più essenziali di questo anno, e spero che continui per un po' su questa direzione un po' più dreamy-70s-eterea
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