Dead Weather+Kills+J.White
- PepperMagik
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Re: the dead weather
Il primo impatto è stato decisamente positivo... Vediamo se mi dura!

- PepperMagik
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Re: the dead weather
Comprato stamattina originale... Artwork molto carino, tra l'altro.
Confermo che mi piace assai!
Confermo che mi piace assai!
Re: the dead weather
E' il mio disco rock dell'anno, senza dubbio.
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oppholdsvaer
- Salon des Refusés
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Re: the dead weather
ennesimo errore causato da pregiudizio per me, questo è un grande disco, risponde ai canoni estivi che mi sconfinferano adesso.
La scena canadese caga in testa a tutte le altre.
Re: the dead weather
Se qualcuno fosse interessato, finalmente i nostri sbarcano in Europa per alcune dat in UK:
Monday 19 October 2009 at Academy 1 Manchester, United Kingdom
Thursday 22 October 2009 at The Picture House Edinburgh, United Kingdom
Friday 23 October 2009 at O2 Academy Leeds Leeds, United Kingdom
Sunday 25 October 2009 at O2 Academy Bristol Bristol, United Kingdom
Thursday 29 October 2009 at O2 Academy Brixton, London, United Kingdom
E io me ne sono appena andata da qua in quei giorni....AAARRGGGG!!!
Monday 19 October 2009 at Academy 1 Manchester, United Kingdom
Thursday 22 October 2009 at The Picture House Edinburgh, United Kingdom
Friday 23 October 2009 at O2 Academy Leeds Leeds, United Kingdom
Sunday 25 October 2009 at O2 Academy Bristol Bristol, United Kingdom
Thursday 29 October 2009 at O2 Academy Brixton, London, United Kingdom
E io me ne sono appena andata da qua in quei giorni....AAARRGGGG!!!
काली
I'm gonna be the one to say I TOLD YOU SO!
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Re: the dead weather
http://www.ondarock.it/recensioni/2009_deadweather.htm Flaminia non si esalta facilmente
plus
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“Tutto quello che Jack White tocca si trasforma in oro”. E’ il commento che più spesso capita di leggere o sentire non appena viene fuori qualche nuovo progetto che vede protagonista (che rivesta il ruolo di chitarrista, batterista, produttore o altro, poco importa), l’eclettico musicista di Detroit. Ed è più o meno con questo stesso spirito che anch’io ho atteso l’uscita di “Horehound”, disco d’esordio della band nuova di zecca di Mr. White, che vede Allison “VV” Mossahart (Kills) alla voce, Dean Fertita (ex-Queens of the Stone Age e già in formazione con i Raconteurs per i live) alla chitarra, “Little” Jack Lawrence (Raconteurs, Greenhornes) al basso e infine White (tornato al suo primo amore) alla batteria.
Sulla carta, considerando anche il successo e l’entusiasmo con cui sono stati accolti da pubblico e critica entrambi i dischi dei Raconteurs e la devozione quasi religiosa di cui godono i White Stripes da parte dei loro fan, parevano esserci tutti i numeri per l’ennesimo, piccolo cult da aggiungere lista. Eppure, l’album scorre via piuttosto piattamente. La voce della bella VV si spoglia della abituale “sexitudine” ed erotica foga, per adagiarsi su uno stile più cavernoso e blues (Cristina Martinez che aleggia qua e là?), perdendo parecchio in personalità; il suono, stavolta fin troppo lo-fi, è ovattato e spento; i brani, salvo qualche eccezione, nell’insieme si somigliano pericolosamente, e l’impressione generale che si ricava dal disco è quella di una manciata di ottime prove, ancora da rifinire, levigare e sgrezzare, registrate troppo presto.
In compenso, l’album ha pure i suoi momenti buoni, come il singolo “Treat Me Like Your Mother”, con il suo hard-rock metallico e tagliente, o lo stravolto reggae di “Cut It Like A Buffalo”, unico brano del disco interamente firmato (e cantato) da White, con l’ancheggiante blues a due voci di “Will There Be Enough Water?” e la convincente cover di “New Pony” (brano del ‘78 di Dylan).
A sentir bene, in effetti, i soliti ottimi ingredienti ci sono: massicce dosi di chitarra hard-rock gonfia e cafona, litri di blues straziato, il solito pizzico di anima punk, pronto a esplodere come una bomba a orologeria, e infine quella goccia di stile, sempre presente quando c’è di mezzo Jack White. Eppure, semplicemente stavolta gli ingredienti non legano: o perché manca quello segreto, capace di regalare a un disco un sapore, un colore inconfondibile, oppure perché tutto il resto è troppo o troppo poco.
Per il prossimo progetto (voci dicono che sarà un duo composto da White e da un commissario NBA, David Stern) o per il prossimo disco (lunga vita ai Dead Weather) c’è da aspettarsi molto di più.
(14/08/2009) 6/10
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“Tutto quello che Jack White tocca si trasforma in oro”. E’ il commento che più spesso capita di leggere o sentire non appena viene fuori qualche nuovo progetto che vede protagonista (che rivesta il ruolo di chitarrista, batterista, produttore o altro, poco importa), l’eclettico musicista di Detroit. Ed è più o meno con questo stesso spirito che anch’io ho atteso l’uscita di “Horehound”, disco d’esordio della band nuova di zecca di Mr. White, che vede Allison “VV” Mossahart (Kills) alla voce, Dean Fertita (ex-Queens of the Stone Age e già in formazione con i Raconteurs per i live) alla chitarra, “Little” Jack Lawrence (Raconteurs, Greenhornes) al basso e infine White (tornato al suo primo amore) alla batteria.
Sulla carta, considerando anche il successo e l’entusiasmo con cui sono stati accolti da pubblico e critica entrambi i dischi dei Raconteurs e la devozione quasi religiosa di cui godono i White Stripes da parte dei loro fan, parevano esserci tutti i numeri per l’ennesimo, piccolo cult da aggiungere lista. Eppure, l’album scorre via piuttosto piattamente. La voce della bella VV si spoglia della abituale “sexitudine” ed erotica foga, per adagiarsi su uno stile più cavernoso e blues (Cristina Martinez che aleggia qua e là?), perdendo parecchio in personalità; il suono, stavolta fin troppo lo-fi, è ovattato e spento; i brani, salvo qualche eccezione, nell’insieme si somigliano pericolosamente, e l’impressione generale che si ricava dal disco è quella di una manciata di ottime prove, ancora da rifinire, levigare e sgrezzare, registrate troppo presto.
In compenso, l’album ha pure i suoi momenti buoni, come il singolo “Treat Me Like Your Mother”, con il suo hard-rock metallico e tagliente, o lo stravolto reggae di “Cut It Like A Buffalo”, unico brano del disco interamente firmato (e cantato) da White, con l’ancheggiante blues a due voci di “Will There Be Enough Water?” e la convincente cover di “New Pony” (brano del ‘78 di Dylan).
A sentir bene, in effetti, i soliti ottimi ingredienti ci sono: massicce dosi di chitarra hard-rock gonfia e cafona, litri di blues straziato, il solito pizzico di anima punk, pronto a esplodere come una bomba a orologeria, e infine quella goccia di stile, sempre presente quando c’è di mezzo Jack White. Eppure, semplicemente stavolta gli ingredienti non legano: o perché manca quello segreto, capace di regalare a un disco un sapore, un colore inconfondibile, oppure perché tutto il resto è troppo o troppo poco.
Per il prossimo progetto (voci dicono che sarà un duo composto da White e da un commissario NBA, David Stern) o per il prossimo disco (lunga vita ai Dead Weather) c’è da aspettarsi molto di più.
(14/08/2009) 6/10
Last edited by AFX on 15 Aug 2009 18:34, edited 1 time in total.
Re: the dead weather
Non mi torna la divinizzazione di Jack White, anzi a conti fatti ha sempre più gente contro che a favore.
Re: the dead weather
La devozione religiosa dei fan dei White Stripes e' un po' la devozione religiosa dei fan di tutti i gruppi, direi.
Re: the dead weather
francamente mi sembra un voler ridimensionare un disco che è davvero tra i migliori episodi propriamente rock degli ultimi anni.
per me meno di 7 è ingeneroso
per me meno di 7 è ingeneroso
- Sobieskiego 7/6
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Re: the dead weather
per me è l'ennesimo abbaglio che prende onda rock negli ultimi tempi
a questo punto mi tengo scaruffi, almeno fa ridere
she sells sea shells on the sea shore the sea shells she sells are sea shells i'm sure!
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