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a 360° su musica e cultura pop
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AFX
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Re: tool

Post by AFX » 23 Apr 2018 13:54

AripRne wrote: ↑23 Apr 2018 10:05 segnalo due refusi nella rece:

Terzo paragrafo, manca un CHI

"È fin troppo radiofonica questa collezione di brani, e alle orecchie di come noi è cresciuto anche con la sua musica, ciò non passa inosservato."


Penultimo paragrafo, penso che quello debba essere un NON

"È andata avanti. La saluto con la mano mentre lei già un può vedermi."


Recensione bella e onesta, e soprattutto col finale giusto. Anche poi in relazione al disco stesso: per quanto chiaro il riferimento di quel "Be patient", essendolo anche con Eat the Elephant alcune sensazioni potrebbero cambiare persino per chi come noi ci ha avuto un rapporto più profondo del normale, con gli APC. Resta comunque vero quello che si dice nel primo paragrafo
sì poi c'è anche una ripetizione di appassionati... la prima parte è un copia e incolla di commenti qui nel forum
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madsun
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Re: tool

Post by madsun » 23 Apr 2018 13:57

Pilgrim wrote: ↑22 Apr 2018 10:51 Se uno ascolta l'album senza conoscere niente, le prime due sono belle, creano un bel mood e sono dei pezzi ottimi. Creano aspettativa.
Il problema è poi il saliscendi, l'altalena emotiva che non regge, la produzione e gli arrangiamenti che non ricordano se non in alcuni momenti sporadici, la band monolitica e con un suono cupo/etereo che ci avevano lasciato in 13th step.
Io l'ho ascoltato 2-3 volte nel weekend, e adesso ce l'ho in macchina...non conoscevo quelle suonate live, ho ascoltato solo i due "singoli" e tra l'altro giusto quando sono usciti, poi non li ho più ripresi.
Mi ritrovo molto in queste tre righe di Pilgrim: bella la partenza(sopratutto la titletrack, per il mio gusto(attuale?)) poi sì, troppo altalenante.
La famigerata So Long...va anche bene, ma non ho capito cosa c'entri col resto...e infatti, per me, stona all'interno del disco...paradossalmente avessero fatto tutto un disco su queste coordinate avrebbe avuto più senso...qui in mezzo invece boh.
Anche se le peggio cose arrivano dopo, credo che la mia numero uno in questo caso sia Hourglass.
E invece continuo a promuovere The Doomed, pensa un pò. :ph34r:

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rick81
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Re: tool

Post by rick81 » 23 Apr 2018 16:10

Pitchfork 4.9

Severo ma giusto, pensavo che Bmg se li fosse comprati, unica voce fuori dal coro tra le riviste online che approvano quasi tutte


simoirs
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Re: tool

Post by simoirs » 23 Apr 2018 17:32

Mediolanum Forum e Palalottomatica.

Puntano addirittura a fare 10,000+ persone? Sarebbe un successo.

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Post by LaJoneserìa » 23 Apr 2018 18:10

Lo scherzo è bello quando dura poco. Basta con le sciocchezze. Vogliamo i tool.

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Re: tool

Post by AFX » 23 Apr 2018 19:26

rick81 wrote: ↑23 Apr 2018 16:10 Pitchfork 4.9

Severo ma giusto, pensavo che Bmg se li fosse comprati, unica voce fuori dal coro tra le riviste online che approvano quasi tutte
remember: https://pitchfork.com/reviews/albums/8104-lateralus/
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Re: tool

Post by LaJoneserìa » 23 Apr 2018 19:51

Il voto messo da pitchfork è quello giusto. Passato l'hype che il nome della band giustamente suscita voglio vedere chi torna ad ascoltarlo questo disco.

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AripRne
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Post by AripRne » 23 Apr 2018 19:56

Risentito altre volte, e leggendo bene i testi.

Non è male. Personalmente confermo il 70.

La stessa So long and thank you for all the fish messa dentro al contesto ha anche più senso. Resta il fatto che un disco con canzoni del genere non puoi nemmeno paragonarlo agli apici degli altri due. Ma i momenti belli e profondi ci sono, anche se bisogna ammettere che i miei preferiti (confermata Talk Talk e una Disillusioned che mi è molto salita rispetto ai primi sconforti) erano già usciti come singoli.

Ma bando alle ciance, partiamo con le interpretazioni psicolabili:

Delicious mi piace proprio, sarà che è un po' più ritmica. Bella la figura del lanciatore di risentimenti, rabbia e giustizia poetica inutile in forma di granata, derisa ma con un certo compiacimento - lo stesso MJK non si può dire che non abbia assunto comportamenti simili in passato. E parto da questo per dire che Maynard mi sembra riflettere molto sulla sua figura di comunicatore in questo disco, non so se riferito a se stesso in generale o alla sua identità-APC. Ne parla la stessa la titletrack, dove nel dubbio più sincero si chiede come iniziare in un compito così difficile: riaprire la bocca per dire qualcosa dopo un quarto di secolo. Ovviamente Disillusioned con la "unique voice among the many in this choir". Ma in particolare By and down the river, dove si parla del "Pied Piper" (pifferaio magico) che scompare giù per il fiume. Sembra che si riferisca a lui la frase "It's no easy mission, holding on to how I picture you", come se Maynard stesse riflettendo sulla manifestazione di sé in quanto "influenzatore di coscienze" che emerge dalla sua arte e dalla vita pubblica che ne consegue. Del resto "Moving in and out of the shadow" è quello che MJK fa tra un progetto, un'intervista, un concerto e l'altro, "Showing only bits and pieces"; ma lo fa anche visivamente sul palco, si sa che il suo rapporto con la visibilità da parte del pubblico è sempre stato difficile e complesso, non penso di dover fare esempi dai vari tour. Ebbene, nel testo questa immagine di sé come incantatore di anime è destinata a scomparire lungo il fiume (e qui mi viene da pensare al Verde River di Green Valley, che non c'entra, ma non si possono escludere suggestioni in comune). "Bloated carcass crippled me, the weight of adoration". Anche questo corrisponde ad una certa maniera di vedere Maynard da parte dei fan. "Searching your eyes for the saint is an act of futility", appunto. E lui, si definisce (secondo l'interpretazione) "still searching" dentro se stesso, dentro i suoi occhi, in cerca di qualcosa "Til the tide betrays you and your empty allocution". Questa sarebbe un'ammissione di inconcludenza; abbastanza evidente sia in certi lavori dei Puscifer che, un po', in questo disco. Non penso che lui non ne sia cosciente, e non mi stupirebbe nel senso che Maynard non si ritiene certo un organismo superiore, anzi è abbastanza abituato ad esporre le sue debolezze. we need you to find a comfortable space... that is not only comfortable, but vulnerable.

Mi chiedo se il titolo "Eat the Elephant" non si riferisca proprio a questo processo difficile di rapportarsi alla propria interiorità abnorme e mostruosa, che Maynard ha sempre rappresentato nella propria musica e che quindi si traduce direttamente nelle aspettative del pubblico, per incontrare il quale Maynard doveva necessariamente "mangiarsi", in questo 2018, ingoiare tutto ciò che è stato prima per rendere davvero possibile il ritorno con i due veri progetti musicali della sua carriera. Nella copertina si mangia un polpo che è però anche un cuore...

"Politiche" invece (ma non troppo fantasiose) Hourglass e Feathers. La prima non mi dispiace neanche ad essere sinceri, pur con tutti sti filtroni, la seconda invece la sento abbastanza inconcludente. Get the lead out forse, dagli APC, te la aspetteresti anche meno di So Long. Non aggiunge niente, non cambia il risultato di una virgola, però all'ascolto non mi ha infastidito. Inoltre sembra quasi uno smacco e una presa in giro del modo di lavorare di Adams... Get the lead out vuol dire finisci il lavoro, "we've got places to be". "Chit-chat, chit-chat
Ain't got time for that". "Shape the rainbow with me / Owe me so much time". O se non riferito ad Adams, magari all'attitudine dei fan, di tutti noi che da anni li pressiamo metaforicamente (ma non solo) per nuovo materiale.

In questo senso riflessivo poi si può leggere anche il testo di So long.

Nel farmi tutti questi ragionamenti, ovviamente, mi è salito. Sul piano autenticamente musicale c'è carenza: ma aldilà di un giudizio che dovrebbe pur nell'impossibilità tendere all'oggettivo, approfondire il lato testuale mi ha portato di sicuro a un piacere più concreto nell'ascolto.
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dissonance
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Re: tool

Post by dissonance » 23 Apr 2018 21:01

È da un paio di giorni che ci provo, ma non riesco proprio a farmi piacere il disco, perciò concordo tristemente con Pitchfork. Pochi cazzi, bisogna puntare tutto sui Tool

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