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Secondo me In Rainbows è il disco che riassume meglio i Radiohead, ed è quanto continuo a sperare che facciano se continuano a incidere musica assieme. I due successivi sono sicuramente inferiori, uno votato al ritmo e alla fascinazione per gli ascolti di Burial e il dub - di cui ha risentito pure l'album a nome Atoms for Peace, per me l'unico veramente sottotono dello Yorke post Pablo Honey - l'altro maturo, elegante, emozionante ma un po' seduto sia dal punto di vista dell'elettronica che delle chitarre. The King of Limbs acquista valore se si pensa che è un episodio isolato nella discografia, ma certo che gli manca almeno un altro brano buono, e dal vivo è troppo superiore alla versione in studio.
In Rainbows ha tutto o quasi invece. E' formalmente impeccabile. Magari ha meno profondità di The Bends, OK Computer, Kid A e Amnesiac, ma sicuramente più fuoco di Hail to the Thief e A Moon Shaped Pool. E' una via di mezzo fra questi due. Sono 10 canzoni una migliore dell'altra, e anche un paio di quelle che ne sono rimaste fuori erano strepitose (tipo a me 4 Minute Warning sembra sprecata come outtake).
Sono contrario ai remix e spesso anche ai remaster, però The Bends sarei curioso di ascoltarlo rivisitato. E le sue b-side sono le migliori.
In Rainbows: all'epoca dicevo "dopo un simile caso discografico, gente come Tool e NIN saranno spronati a rispondere presto con nuovi album da non attendere altri 5 anni". Invece Reznor ha esagerato, i Tool stanno ancora lì a provare chissà cosa.