in questi giorni, oltre ai dischi minori dei Morphine e a Peter Gabriel anni '80, sto ascoltando i Phish, una band che incontrai su videomusic ai tempi, ma che non ho mai approfondito. Poi in settimana ho visto degli amici che sono andati al concerto a New York, e mi sono andato a cercare la loro scheda sul sito di Scaruffi, convinto che a lui la roba che fanno probabilmente sarà piaciuta. Così è infatti, i primi 4 album hanno questi voti
Il gruppo che ha ri-definito il concetto di "progressive-rock" per gli anni '90 e' quello dei Phish, eredi al tempo stesso di Frank Zappa e dei Grateful Dead. Dai primi ereditano lo stile di composizione, che mescola rock, jazz e classica in maniera quasi orchestrale, e il senso dello humour. Dai secondi ereditano la predilezione per l'improvvisazione e per i concerti dal vivo.
Trey Anastasio alla chitarra, Jonathan Fishman alla batteria, Mike Gordon al basso, Tom Marshall alle liriche iniziarono a suonare nel campus della universita' del Vermont (a Burlington per l'esattezza). Presto si aggiunse Page McConnell (tastiere), proveniente da una scuola di musica d'avanguardia, con le sue propensioni per la musica jazz. Il primo impegno semi-professionale del gruppo fu un musical, interamente composto da Anastasio. Presto il gruppo pote' vantare un carnet di decine di canzoni, che costituiranno per diversi anni il canovaccio delle loro (leggendarie) esibizioni dal vivo.
In breve la fama del gruppo, e di quei suoi show per nulla formulaici e incredibilmente virtuosistici, supero' gli angusti confini del New England e si sparse ovunque. Venne istituito un "fan club", nacque una "newsletter" e la rete nazionale di computer prese a trasmettere le loro imprese come un tam-tam. Fenomeno piu' unico che raro della storia del rock, senza aver ancora inciso un solo singolo, i Phish si permisero il lusso di compiere due tour nazionali, riuscendo a riempire teatri da migliaia di posti. Ai concerti veniva distribuita una cassetta auto-prodotta che vedra` la luce soltanto anni dopo: Junta (1988 - Elektra, 1992). Le lunghe jam di David Bowie, Fluff's Travels e You Enjoy Myself, Esther, The Divided Sky non potrebbero essere piu` anacronistiche, ma trovano un pubblico di ferventi ammiratori. Con quei concerti i Phish rivalutarono gli assoli di chitarra, gli accompagnamenti jazz-rock delle tastiere, i cambi di tempo, le improvvisazioni di gruppo, e tutto il linguaggio del progressive-rock.
Il primo album, Lawn Boy (Absolute A Gogo, sep 1990), alimenta un fenomeno di culto che stava gia` dilagando. L'opera non e' soltanto una delle piu' varie e fantasiose di sempre, e' anche un saggio di montaggio scientifico, di assemblaggio certosino di temi e partiture eterogenei, di camaleontismo musicale. Il rock torna improvvisamente indietro alle suite caleidoscopiche dei primi anni '70.
Tutti i brani sono prevalentemente strumentali, e tutti dilatano ad oltranza la forma-canzone del rock. Tutti sono caratterizzati dalle continue mutazioni (di melodia, di ritmo, di strumentazione, di chiave), per cui le vere protagoniste di questa musica finiscono per essere le suture; e la composizione diventa l'arte di saper cucire assieme gli spunti piu' disparati. Capita cosi' di ascoltare all'interno dello stesso pezzo cadenze di calipso, fraseggi di jazzrock, vocalizzi da "barbiere", rumori "trovati", lenti da ballo, fanfare rhythm'n'blues perfettamente integrati fra di loro, al punto da non capire dove finisca l'uno e dove inizi l'altro. La cucitura e' ancor meglio mimetizzata che nelle prime suite di Zappa, ma l'otto volante degli arrangiamenti non e' meno avventuroso. I Phish hanno la stessa cultura enciclopedica della Bonzo Band, ma con un savoir faire e un piglio da devoto collezionista invece che da liceale mattacchione, con lo spirito insomma di una Penguin Cafe' Orchestra del jazzrock. Infine li contraddistingue una perizia strumentale e compositiva che ha pochissimi eguali, tanto nel rock quanto nel jazz, soprattutto per la capacita' di amalgamare l'assieme. Anastasio e' il principale compositore ed arrangiatore, e a lui si deve anche quel sound ovattato, confezionato con cura artigianale.
Per esempio, The Squirming Coil diluisce un delicato jazz da camera in un crescendo travolgente, usando il piano per battere il ritmo con eleganti figure boogie, per approdare inaspettatamente a una ballata alla Dire Straits, e per culminare poco dopo in un ritornello solenne (con raddoppio in falsetto). La sfilata di travestimenti prosegue di questo passo fino a Bouncing Around The Room, brano invece classicheggiante, impostato come un gioco di sofisticati contrappunti vocali e di crescendo minimalisti, ma con un finale evanescente alla Grateful Dead. Split Open And Melt inizia come una fanfara jazzfunk ma finisce con un lamento a cappella rinascimentale. La quantita' e qualita' di trame e' impressionante.
Che non si tratti soltanto di uno show di acrobati della musica, che il programma sia contaminato da forti dosi di comicita', e' dimostrato da canzoni-gag alla Zappa come Bathtub Gin. A sdrammatizzare ulteriormente l'atmosfera, portandola quasi ai livelli del circo equestre, contribuiscono i brevi intermezzi sparsi qua e la': My Sweet One che dipana con naturalezza un country & western, o il bluegrass d'avanguardia di The Oh Kee Pa Ceremony.
L'obiettivo dichiarato da Anastasio e' quello di resuscitare il codice delle vecchie "big bands", ovvero prendere un motivo e "farlo ascoltare" in diverse varianti: quello da ballo, quello per intellettuali, quello per relax e cosi' via. L'obiettivo e' cioe' di riscoprire la flessibilita' insita nel linguaggio musicale, che la commercializzazione spinta dell'era capitalista ha finito per castrare a favore di una forma di espressione piu' rigida (e pertanto piu' facilmente vendibile).
Ma il codice linguistico dei Phish ha un'ulteriore livello di interpretazione, in quanto non e' legato a un genere specifico. Il pretesto di un brano puo' venire da un ritornello pop come da una filastrocca bluegrass; ma per strada quel tema cambiera' in un altro, blues o funk o reggae o chissa', e la sua destinazione finale e' del tutto casuale. La dinamica e' altrettanto imprevedibile, con una successione di alti e bassi, di ritmi incalzanti e di ritmi lenti, di passaggi assordanti e di passaggi impercettibili. Abilissimi nel creare progressivamente stati di suspence, nell'orchestrare alternanze di tensione e di relax, nel far scomparire il ritmo in un flusso continuo di sincopi, nel coagulare all'improvviso tutte le energie per esplosioni selvagge, maestri della tecnica classica della fuga, i Phish riescono ad amalgamare lo spirito razionale (occidentale) e quello irrazionale (africano) della musica moderna.
In tal senso il capolavoro nel capolavoro e' Reba, che inizia come un vaudeville cantato sottovoce al ritmo di un tip-tap leggero e di un pianismo subdolo, per tuffarsi in un contesto di cartoni animati e orchestrine di ragtime e finire in un bandismo buffo e "totale" alla Zappa, con sequenze di jazzrock chitarristico superbamente arrangiato.
Ma dal punto di vista strettamente tecnico meglio ancora riesce a combinare lo strumentale Run Like An Antelope, che parte con uno scoppiettante country-rock, cambia marcia con un'incalzante "jazzblues fusion", propulsa da un pianismo da saloon in rapido crescendo, sempre piu' swingante, sempre piu' elettrico, lambendo atmosfere magiche alla Peter Green, per culminare in un jamming scatenato guidato dalla chitarra, e terminare in uno spumeggiante bluesrock memore dei Little Feat e della Band.
Nonostante l'album divenisse subito irreperibile per il fallimento della compagnia discografica che lo doveva stampare, la fama del gruppo crebbe ulteriormente, ponendoli in testa alle classifiche dei critici musicali di mezza America.
A Picture Of Nectar (Elektra, feb 1992) raggiunge il formato ideale, riducendo i funambolismi al minimo indispensabile in maniera che il tema melodico funga da baricentro e controbilanci le forze centrifughe con un nucleo piu' pesante. Al tempo stesso il disco esalta l'eclettismo del gruppo, saltando con disinvoltura da comicissimi bozzetti bluegrass e ragtime (Poor Heart) a seriose disgressioni sull'arte pianistica di Thelonious Monk (Magilla), da Santana (Landlady) a Yes (The Mango Song), dal calypso di Stash al reggae di Guelan Papyrus, disseminando qua e la' fughe atonali e carillon natalizi, serenate romantiche e filastrocche da vaudeville, con McConnell in maggiore evidenza e una maestria quasi "orchestrale" nei contrappunti di basso e chitarra.
Senza contare il boogie incalzante alla ZZ Top di Chalk Dust Torture, il jazzrock torrido di Llama e la canzonaccia jazzfunk alla Zappa di Cavern (con una delle loro melodie piu' memorabili). Essendo meglio focalizzato, ogni brano ha modo di sviluppare il tema fino in fondo, invece che interromperlo e capovolgerlo di continuo.
Ancora una volta i momenti piu' suggestivi sono pero' quelli in cui i Phish affrontano le loro sorgenti sonore piu' kitsch (worldmusic, jazz e pop) con lo stile della Penguin Cafe' Orchestra, in particolare Glide, su uno splendido duetto di contrabbasso e chitarra acustica, nonche' coro da doo-wop. Nel campo delle jam improvvisate i Phish mettono a segno Tweezer, in cui rendono omaggio al "roots-rock" degli Allman Brothers e della Band. Cio' che mantiene lontani i Phish dall'acidrock degli anni '60 e' il tocco "classico", la pulizia sonora, gli schemi musicali formalmente impeccabili. Lo spirito non e' quello degli hippie ma quello di forbiti cameristi.
Nel tour del marzo 1992 il gruppo eseguiva settantasette canzoni diverse, a fronte di sole venticinque registrate su disco. L'arguto bluegrass di Rift, la jam jazzata di Maze (un incrocio fra Frank Zappa e In A Gadda Da Vida), la fuga classicheggiante di All Things Reconsidered (un incrocio fra Zappa e Bach), il toccante flamenco di My Friend e il vaudeville comico di Sparkle, vennero raccolti soltanto anni dopo su Rift (Elektra, 1993), coerentemente con la loro etica rigorosamente anti-commerciale.
The Dude Of Life e' un personaggio leggendario di New York che ogni tanto compare agli show dei Phish bardato da re o da folletto e canta una delle sue canzoni. Il repertorio di questo bizzarro bardo ha fama di essere composto da sarcastiche meditazioni sull'essenza della vita come quella celeberrima di TV Show che e' uno dei graffiti piu' usati nei cessi del college di tutta l'America: "Life is a TV show/ that should've been cancelled long ago". L'amicizia con Trey Anastasio risale ai tempi del liceo, quando entrambi militavano negli Space Antelope. Dude ha scritto alcune delle canzoni dei Phish, in particolare lo strumentale Run Like An Antelope e un paio di brani della mitica cassetta auto-prodotta Junta, piu' un paio di brani tuttora inediti (sono almeno una cinquantina i brani dei Phish mai comparsi su disco). La musica di Crimes Of The Mind (Elektra, 1994), registrato nel 1991 e rimasto per anni nel cassetto, e' quella che ci potrebbe aspettare dai Phish, con appena un vizio di humour bislacco in piu' del normale. Insomma, il classico impasto di Little Feat, Band, Grateful Dead, forti dosi di gospel, blues e jazz in una struttura che si presta alla jam. Dude dimostra di valere molto piu' degli spezzoni di avanspettacolo che gli regalano i Phish dal vivo. Come cantautore, si situa a meta' strada fra Warren Zevon e Neil Young. Il passo epico e fatalista del primo sospinge diverse delle canzoni piu' lineari (Dahlia su tutte) e satire affilatissime come Self. La nevrosi solenne del secondo trapela dalla title-track. Gli sketch per cui e' diventato famoso lasciano invece un po' a desiderare, tanto la gag alla Zappa di Family Picture quanto l'ovvia parodia di Lucy In The Subway With Daffodils. Il personaggio e' meglio rappresentato da commosse celebrazioni della propria insipienza come King Of Nothing.