Camera di Decompressione

tra un bicchier di vino e un coltello a serramanico
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Odradek
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Re: Camera di Decompressione

Post by Odradek » 08 Oct 2015 15:44

simoirs wrote:Questa l'ho fatta io:

https://soundcloud.com/simone-verlezza/fiumewav
Niente male, fossi ancora a Roma verrei di corsa da te a mettere il basso ;)
Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto. Franz Kafka

Fai sempre da sobrio quello che dici di fare quando sei sbronzo. Imparerai a tenere chiusa la bocca. Ernest Hemingway

simoirs
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Re: Camera di Decompressione

Post by simoirs » 08 Oct 2015 16:50

Odradek wrote:
simoirs wrote:Questa l'ho fatta io:

https://soundcloud.com/simone-verlezza/fiumewav
Niente male, fossi ancora a Roma verrei di corsa da te a mettere il basso ;)
Quindi la tattica metto un paio di tracce nelle frequenze basse così si dimenticano che manca uno strumento intero non ha funzionato? :D
Posso provare a suonarlo con la chitarra e pompare il suono a computer, boh, vediamo.

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Odradek
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Re: Camera di Decompressione

Post by Odradek » 08 Oct 2015 20:21

No guarda era per dire che mi sarebbe piaciuto partecipare, poi chiaro che col basso sarebbe un'altra cosa però anche così non è male ;)
Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto. Franz Kafka

Fai sempre da sobrio quello che dici di fare quando sei sbronzo. Imparerai a tenere chiusa la bocca. Ernest Hemingway

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Starn
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Re: Camera di Decompressione

Post by Starn » 13 Oct 2015 22:45

Preparatevi...io non ricordo l'ultima volta in cui ho visto una cosa così perfetta:



Ce ne sono tantissimi...

Thomas Borgogni
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Homunculus1510
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Re: Camera di Decompressione

Post by Homunculus1510 » 13 Oct 2015 23:09

Anche questa è eccezionale

Why should we feel bad for what we've done? We still got the taste dancing on our tongues.

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Homunculus1510
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Re: Camera di Decompressione

Post by Homunculus1510 » 15 Oct 2015 12:20

Why should we feel bad for what we've done? We still got the taste dancing on our tongues.

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ninarena
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Re: Camera di Decompressione

Post by ninarena » 15 Oct 2015 15:16

Ecco come sto allenando il mio inglese
[spoiler]
[/spoiler]

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Azrael1793
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Re: Camera di Decompressione

Post by Azrael1793 » 16 Oct 2015 10:46

Reperto storico incredibile:
Hijokaidan, collettivo noise giapponese da quel giullare di Red Ronnie
"Not Knowing What Is And Is Not
Knowing, I Knew Not"
Twittah

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Panda Bear
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Re: Camera di Decompressione

Post by Panda Bear » 01 Nov 2015 12:16

a volte halloween è un'incubo senza bisogno di festeggiarlo.

ieri sera al MAST di Bologna in occasione della mostra foto/industria si è tenuto il live di Michael Rother dei NEU!
concerto gratuito su prenotazione.
ovviamente ha registrato il tutto esaurito (400 posti).
arrivo a Bologna e quando scendo dalla macchina mi parte il bottone dei jeans, DIO ****
vado alla reception del museo e mostro il foglio della registrazione all'evento e mi dicono "questa prenotazione è solo per la mostra fotografica ma non è valida per il concerto" e aggiungono "puoi metterti in lista di attesa se vuoi ma ci sono già 30 persone prima di te che aspettano un posto"
avevo amici che mi aspettavano già dentro, li chiamo per avvisarli che me ne andavo.
torno a casa a cambiare i pantaloni e raggiungo altri amici al bar del paese... tra una chiacchera e l'altra entra nel bar un amico di vecchia data (del quale già vi parlai in passato).
il ragazzo in questione dopo anni passati in un centro per riabilitazione mentale adesso vive in una comunità autogestita dove gli danno il venerdì e il sabato sera liberi.
in passato sono stato l'unico ad assecondarlo, nonostante le difficoltà, e per questo lui vende in me una persona che non sono.
ha iniziato a parlarmi per un ora togliendomi la possibilità di seguire i discorsi dei miei amici con i quali ero già al bar prima che arrivasse lui.
mi sento isolato e a disagio, poi lui inizia a parlarmi della sua malattia in un misto di ingenuità (su quello che veramente ha) e schiettezza che mi ha messo il magone.
inizio a sentirmi la testa pesante, il corpo davanti a lui, la mia mente altrove, non so.
a un certo punto gli amici mi propongono di andare in un altro paese li vicino che un bar faceva festa e c'era molta gente, decido di andare loro e il mio amico "con problemi" si autoinvita.
gli chiedo se ha il coprifuoco come in passato e mi dice che ora ha molte più libertà e che vorrebbe venire con noi per stare in compagnia. non me la sono sentita di dirgli di no.
arrivati là vedo che accenna un saluto a due ragazze che neanche lo considerano, addirittura una guarda l'altra con sguardo tipo "ma lo conosci??"
più tardi nel corso della serata mi dice che una di quelle due era sua sorella (!!!!!!) sapevo che aveva una sorella di qualche anno più piccola ma non l'avevo mai vista.
inizio a sentirmi l'unico su questo pianeta che pur controvoglia lo prende in considerazione; neanche sua sorella ne vuole sapere di lui.

all'una e mezza decido di andarmene a casa e lo accompagno in macchina. nel tragitto continua ringraziarmi per la bella serata che ha passato e per la compagnia, che era da molto tempo che non trovava qualcuno con cui attaccare discorso quando si presenta nei bar da solo.
poi conclude "anche quando andavamo a scuola eri l'unico che mi faceva compagnia, gli altri compagni ormai non mi salutano più" e aggiunge "dovremmo vederci più spesso, se ti va..." :cry:

Comunque gli altri due ragazzi con cui ero uscito mi han parlato quasi esclusivamente delle rispettive ragazze con le quali ci stan provando e che non sanno se la cosa "andrà in porto".

non lo so, ma credo che ormai la gente senta troppo il bisogno di integrarsi nella società.
questo ostinato bisogno di avere qualcuno che ci faccia sentire importanti, che ci di attenzioni.

spesso nell'immaginario collettivo vedere situazioni come "una persona al ristorante da sola o al cinema da sola" vengono associate a qualcosa di negativo, triste. perché??
in questo modo non alimentiamo altro che il nostro bisogno di dover condividere per forza con qualcuno situazioni fare che potremmo gestire anche da soli.
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Messer Dino Compagni
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Re: Camera di Decompressione

Post by Messer Dino Compagni » 01 Nov 2015 17:23

Mi hai ricordato un amico, Panda Bear. Un amico che parlava delle dipendenze e che conosceva la difficoltà ad esporsi all'esterno pur essendo costituito per tramandarsi. Noi abbiamo necessità di condividerci. Non è solo una questione di ego e della provvisoria illusorietà che ne deriva, sentiamo in noi il richiamo del legame. Un legame per non essere dimenticati e per poter essere onesti riguardo le nostre dipendenze. Abbiamo bisogno di esser ascoltati perché fa la differenza, lì si crea la distanza tra il noi e l'altro che costituisce la nostra individualità. Usiamo questo schermo protettivo perché le emozioni che percepiamo nell'altro ci investono e ci riguardano. Abbiamo imparato quasi tutto dall'esterno da piccoli, replicando le altrui azioni e, ad un certo punto, boom esistiamo. Provare qualcosa è assomigliare agli altri; è stimolare la profonda inquietudine nella solitudine di essere uno e cosciente in mezzo a tanti come me; è avere una continuità d'esistenza che ci viene garantita anche dalla rassicurazione col mondo esterno.
Tuttavia il mondo esterno si è specializzato nel "how to...": una praticità (quasi apolegetica) che credo sia sempre esistita ma che nel mondo di oggi ha assunto connotati parossistici. Noi occidentali non abbiamo quasi più necessità di sopravvivenza. Ci basta accettare regole più o meno sopportabili per garantirci un pertugio entro il quale dedicarci a mansioni quando non usuranti, inutili. Invidio chi ha costanza nel credere a ciò che sta facendo, purché sappia che c'è qualcosa che rimpiangerà giustificando una scelta di vita. Smettendo di avere fame ed aumentando esponenzialmente di numero, il modo che la società si è data per monitorarsi è la connessione sociale. Nella divinizzazione dell'anthropos abbiamo celebrato il suo accoppiamento: la relazione interiorizzata, ovvero il rapporto di noi stessi con altri. Il più forte legame, spalleggiato anche da un bombardamento mediatico senza precedenti è il nucleo famigliare. La finta impostura tra tradizionalisti e progressisti è solo la rivendicazione di un'etica monoteista di stampo ancora religioso. Tuttavia questo legame si consuma in società ma cosa avviene nell'incontro-scontro di intimità tra uomo e donna e, persino, nell'amicizia tra membri dello stesso sesso? Dove avviene quel processo più profondo attraverso cui noi riverberiamo emozioni e cerchiamo di esprimerle verso l'altro. A dispetto di una società che si vuol mostrare ipersessuale (da cazzo duro nel caso degli uomini e da femmina in calore per le nostre compagne) stereotipando modelli che sono tali solo nel momento in cui raggiungono il punto in cui sono usati come modelli proprio per quello scopo. Per cui lo sfondo pornografico dei nostri desideri mal si adatta alla profondità di certe nostre emozioni e pensieri, che parlano tutt'altro linguaggio. La violenza che permea questa società è ben più subdola quando ci dice che le relazioni dovrebbero condividere lo stesso sfondo consumistico di tutto il resto. Per l'amicizia, essendo ormai svalutata, è ancora più delicato. Il rischio di sentir ciarlare per ore persone che devono narrare le loro gesta mi sconforta. Se il mio ruolo di consumatore di amicizie dev'essere quello di assistere alle esibizioni più o meno teatrali di chi, come tutti, cerca una propria identità, mi chiedo il senso di tutto ciò. Come potrebbe l'altrui manifestazione dell'ego aiutarmi nel capire chi sono io e cosa voglio?
Ma è proprio la ricezione (per quanto necrotizzata sia) delle emozioni a rendere una conoscenza, una vera amicizia. E' come il passaggio concettuale tra oggetto e cosa. Un oggetto è qualcosa di esterno non necessariamente tuo, la cosa è un affezionarsi all'oggetto, riporvi dei ricordi. Ricordi che non sono le bevute, ma in certi casi le risate dovute alle bevute. C'è uno strano modo di descrivere le emozioni, come se fosse sempre merito nostro.
Al di là delle rigidità che si instaurano tra l'essere sociale e l'essere-emotivo (io credo che un un equilibrio tra i due sia difficile a lungo termine, ma anche stimolante gioco di equilibrismo) rimane innegabile che anche chi è rimasto traumatizzato dalle proprie inquietudini interiori, nel grado in cui riesce ancora a razionalizzare e percepire coerentemente, abbia necessità di sentirsi amato o accettato. Persino colui che con un salto mortale confuta il proprio anticonformismo, deve arrendersi all'idea che qualcosa di suo, nella società rappresentata, gli appartiene. E che negando tutto sfocia nel nichilismo quale dato incontrastato del capitalismo. A guardar nell'abisso qualcuno non riesce a riprendersi. La paura e l'ansia sono le forme emotivo-psicologiche delle nostre dipendenze e delle incoerenze a cui ci costringono, fino a sfociare in veri e propri modelli scissi di individui. Che più sembrano socialmente accettati più alimentano un lato antisociale e antimorale nascosto, proprio per la poca propensione umana all'accettare una definizione di se' che non sia riconducibile all'ipotesi della differenza: io sono differente da qualunque altro io. Non serve essere Lapo Elkann per vivere certe asimmetrie, solo a lui viene più facile trovare la coca e mignottoni. Quanti di noi abbiano avuto relazioni importanti conoscono l'inquietudine di legare il destino a quello di un'altra persona. A parer mio le emozioni della relazione sono così potenti e pervasive che la possibilità di venir soggiogati da esse senza nemmeno rendersene conto è altissima. Ancor di più se quelle emozioni schiavizzano il nostro ego in forme sociali che mal si adattano al nostro spirito. Più volte, in qualche club, mi sono sentito in dovere di anestetizzare la serata onde evitare di pormi certe domande su dove fossi e per quale motivo. Senza per forza volersi sentire elitari per questo. Percepivo semplicemente la solitudine di quell'orgia aritmica. Accettare plasticamente che certe cose non fanno per noi in nessun caso è una di quelle sensazioni che ci pacificano, chissà per quale motivo veniamo sempre sedotti dalle promesse mai mantenute della società. Forse perché tutto ciò adombra il fatto che questa società esclude l'invecchiamento in favore di un eterno presente dove perseverare in certe abitudini diventa una questione di salute mentale. Non saprei descrivere diversamente certe perversioni del culto del corpo. Non è una questione di essere o meno in forma (al di là del fatto che stai meglio), è una questione di aver scolpito un margine di visibilità. In quale misura la varietà della vanità si manifesta in ognuno di noi è spesso questione di educazione, ma molto più spesso di dipendenza e mancanza della corretta educazione.

Oh scusate. Non so perché ho scritto tutto questo.
Last edited by Messer Dino Compagni on 01 Nov 2015 17:29, edited 1 time in total.
Ruin has come not in fire nor in ashen rain
Only in turgid silence, hangin', flayed.

Try to lull us in before the havoc begins into a dubious state of serenity
Acting all surprised when you're caught in the lie
It's not unlike you

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