I Mùm invece sono stati di un altro livello...una cosa bellissima.
Un'ora e mezza completamente altrove, o forse nella loro Islanda, prima saletta dell'Auditorium (tra l'altro meraviglioso) piena. 300 posti a occhi e croce.
Entriamo con loro ancora sul palco a fare gli ultimi controlli: ci sono pianoforte, contrabbasso, 3-4 chitarre, basso, due raccolte di pedali in due punti diversi, batteria, synth, portatile, due tastierine: una connessa al computer e una collegata a un tubicino che suoneranno a fiato.
In cinque, si sono scambiati tantissime volte gli strumenti. Il ragazzo al piano, quando non suonava le classiche melodie tenerissime tra Sigur Ròs e spazi sconfinati, si alzava e andava al basso, usato poco e solo in quel paio di pezzi in cui la batteria è entrata violentissima all'improvviso. Quello al synth si è occupato anche di chitarra acustica e suoni naturalistici di sottofondo con una cosa indefinita suonata anche quella a fiato e piena di eco.
Due cantanti, voce dilatata, che si intrecciava, e melodie e cadenze stupende. Una di loro suonava quella tastiera a fiato nelle parti strumentali.
Mai troppo lunghe le canzoni, sempre concise, alcuni punti da brividi lungo la schiena e occhietti lucidi, ma non ero il solo

. Davvero tutto troppo bello, sentire quella sensibilità dal vivo è stato micidiale.
Fino all'idiota della serata, almeno.
Siamo tutti seduti, io sono in ottava fila dal basso, lui è più o meno davanti a me. Loro sul palco hanno luci essenziali ma che contribuiscono a creare tutta l'atmosfera. Lui, il fenomeno, decide di registrare tutto l'audio del concerto con il suo telefono Android. Per la prima mezz'ora neanche me ne accorgo, poi si mette in una posizione bella comoda con la scocca del telefono puntata verso il palco e lo schermo luminoso, con quel microfono ridicolo disegnato, ovviamente ad attirare i nostri sguardi.Resisto una, due, tre canzoni poi non ce la faccio più.
Mano sulla spalla:
"Scusa, abbassa lo schermo che lo stiamo guardando tutti"
Per far muovere un timido di natura come me, per farmi andare a dire cosa fare a uno che non conosco vi assicuro che la situazione deve essere proprio inaccettabile.
Fino qui tutto ok, abbassa lo schermo, inizio canzone, fine canzone, poi fa una cosa che mi lascia spiazzato.
Si alza ed esce dalla sala
Penso di avere la coscienza a posto, l'ho detto in maniera educata, ed è il solo modo che conosco per pormi con gli altri. L'ho portato ad andarsene dicendo una cosa che una cinquantina di persone dietro di me aveva dentro da un quarto d'ora. Ci rimugino un po' giusto quando arriva il punto un po' meno felice del concerto con contrabbasso drammatico e coda di feedback di chitarra.
Poi continuano con dei momenti uno più bello dell'altro, mi torna il sorriso in faccia e chiuderanno con il bis.
Nota a parte per la persona ai synth: stupido come pochi e divertente negli intermezzi. Prima parla dell'ultima volta che suonarono a Roma facendo saltare l'impianto con uno strumento ricavato da un forno a microonde. Poi:
"La prossima è una canzone lenta. Quindi se quella prima già vi sembrava lenta beh...questa lo sarà di più"
"Come avete visto, questa è l'unica parte del concerto in cui il nostro batterista esce di scena. Mi sono sempre chiesto cosa faccia in questi minuti...davvero, sono curioso"
"Questa sarà l'ultima canzone, adesso andremo in spiaggia. In Islanda abbiamo un piccolo bar vicino al mare e ogni volta che ci andiamo beh...è un po' come andare in spiaggia"
Scritto adesso non fa assolutamente ridere

ma è il modo in cui lo diceva, le pause comiche. L'ironia dopo momenti così intensi ci sta tutta, ti riporta alla realtà. Tra l'altro l'ultima evocava proprio spiagge e mare. Sono stati davvero bravi.