Riviste in Edicola + Webzine

a 360° su musica e cultura pop
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Odradek
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by Odradek » 26 Oct 2013 13:02

AFX wrote: a noi piace più Suck It and See magari, ma Whatever mica è roba a stelle e strisce.
magari no, ma SIAS trovo che sia molto più inglese, come sonorità, è quasi un disco brit pop. E questa top ten è densa di sonorità inglesi, come tu stesso hai sottolineato. Poi posso tranquillamente sbagliarmi
AFX wrote: è l'album in UK che ha venduto di più nella storia del rock nella prima settimana di vendite.
questo dato non lo conoscevo e immagino il caso discografico, ricordo e apprezzai molto già all'epoca, ma non addirittura con queste cifre... :o
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toolipano
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by toolipano » 26 Oct 2013 19:04

ma sono l'unico qui a pensare che Whatever sia ancora il miglior disco degli Arctic Monkeys alla fine?
e non mi dite che è perché non conosco i riferimenti in Suck It and See perché quella è la MIA musica :D
semplicemente Whatever mi piace e diverte di più di qualsiasi altra cosa a nome Arctic Monkeys

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AFX
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by AFX » 23 Nov 2013 09:06

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http://bastonate.wordpress.com/2013/10/30/sullo-scrivere-di-musica-ai-tempi-dellinternet/
da leggere per chi sa della vicenda Mucchio

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Alfa87
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by Alfa87 » 23 Nov 2013 12:08

inutile dire, Max Stefani personaggio sempre più triste

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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by AFX » 23 Nov 2013 14:46

Ormai ha deciso di provocare secondo me. Ha capito che più si copre di porcherie, più è letto.
Resta un mistero per me quanto OR fatturi. Nel senso. Non è fesso uno a scrivere per OR sapendo che non ci prende niente mentre qualcun altro, più in alto, sì? Poi magari non so come funziona. Lo stesso mi domando per SA.
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by Panda Bear » 23 Nov 2013 15:32

AFX wrote:Ormai ha deciso di provocare secondo me. Ha capito che più si copre di porcherie, più è letto.
Resta un mistero per me quanto OR fatturi. Nel senso. Non è fesso uno a scrivere per OR sapendo che non ci prende niente mentre qualcun altro, più in alto, sì? Poi magari non so come funziona. Lo stesso mi domando per SA.
per dire, su Osservatori Esterni oltre ad accrediti (che per un appassionato può essere percepito come forma di pagamento) danno anche un po' di soldi, non ho capito bene quanti perché mi hanno detto una cifra irrisoria... ipotizzo un 100€ al mese "giusto per"
secondo me ti danno un pseudo rimborso carburante visto che comunque ti devi muovere...
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by AFX » 24 Nov 2013 09:05

[spoiler]Image[/spoiler]
pitchfork fa il percorso inverso, diventa anche cartacea. 20 dollari a copia (non ho letto quante uscite all'anno, ma poche)
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by Starn » 24 Nov 2013 12:36

Anche in Italia?
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by AFX » 30 Nov 2013 15:28

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http://www.lastampa.it/2013/11/25/blogs/digita-musica/non-si-vive-di-solo-web-pitchfork-lancia-la-sua-rivista-di-carta-VzBjbzi2UC9fIMohVMWmBJ/pagina.html
La Stampa parla di Pitchfork

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25/11/2013
Non si vive di solo web, Pitchfork lancia la sua rivista di carta

Particolare della copertina del primo numero di "The Pitchfork Review"
Il sito musicale strizza l'occhio alla tradizione con il trimestrale "The Pitchfork Review": articoli lunghi, interviste inedite, illustrazioni e tempi di lettura meno ansiogeni rispetto al Web. Venduta online e in libreria, puntando soprattutto a collezionisti e appassionati.

L'ultima tentazione di Pitchfork è la carta. Il famoso sito musicale – nato e cresciuto su Internet, dove è diventato punto di riferimento per gli appassionati di rock, elettronica e hip hop, sul versante più indipendente e alternativo – si appresta a lanciare una rivista “old style”, in carta e inchiostro: The Pitchfork Review .



Il giornale avrà cadenza trimestrale (primo numero in uscita il 14 dicembre) e proporrà una serie di contenuti in buona parte diversi da quelli sfornati sul sito: articoli più corposi, interviste inedite, maggiore impiego di fotografie e illustrazioni. Più o meno un terzo del materiale arriverà dal sito, mentre il resto sarà prodotto specificamente per la rivista. Stampata a Chicago e venduta su Internet e in librerie selezionate, al momento The Pitchfork Review sembra concepita esclusivamente per il mondo analogico: non sono annunciate versioni per tablet.



Nella storia ormai quasi ventennale del sito, il passaggio è significativo. Aperta nel 1995 - anno zero della diffusione domestica di Internet negli Stati Uniti - la webzine ha assunto la denominazione attuale e una cadenza di pubblicazioni regolari nella primavera del 1996. All'inizio era poco più che una fanzine personale, dove Ryan Schreiber (un ragazzo di Minneapolis appena uscito dalle scuole superiori) pubblicava le sue recensioni musicali. Anno dopo anno, bit dopo bit, 8.3 dopo 8.3 (i voti decimali sono un famoso marchio di fabbrica del sito), Pitchfork è cresciuta in popolarità e influenza globale, fino a condizionare le vendite di dischi e il successo/insuccesso di band con le sue recensioni (tra le più celebri, le glorificazioni di Kid A dei Radiohead nel 2000 e Funeral degli Arcade Fire nel 2004).



La storia recente del sito ha il sapore della moderna media company venuta dal basso, senza paura di sporcarsi le mani in ogni direzione offerta dalla tecnologia e dalla società. Negli ultimi dieci anni Pitchfork ha aperto una web tv ( Pitchfork TV ), pubblicato libri ( Pitchfork 500 ), fondato festival musicali indipendenti ( negli USA e a Parigi ) e contribuito all'organizzazione di altri ( Primavera Sound di Barcellona, Berlin Festival). Dal 2013 è titolare di un sito dedicato al cinema ( The Dissolve ) e nelle scorse settimane ha lanciato un'applicazione per iPad, iPhone e iPod ( Pitchfork Weekly). L'ammiraglia www.pitchfork.com attira cinque milioni di utenti unici al mese.



In pochi si aspettavano una novità sulla carta, ma come ha spiegato al New York Times il presidente di Pitchfork Media Chris Kaskie , il progetto era in cantiere già da diversi anni. “Curare un sito dove vengono pubblicate centinaia di migliaia di parole porta con sé un elemento di stanchezza”, confessa Kaskie. “C'è sempre la sensazione che – con tutti i contenuti che rimangono online e si aggiornano continuamente – per trovare una storia tu debba scavare senza sosta”. The Pitchfork Review svolgerà la funzione di filtro, senza puntare a far concorrenza al Web.



Secondo il fondatore Ryan Schreiber , la diversificazione rispetto alla stampa musicale tradizionale è necessaria: “I giornali di carta hanno perso la loro rilevanza nell'ambito delle breaking news, per questo i contenuti di The Pitchfork Review saranno inediti, ma meno legati all'attualità: si guarderà sia al presente che al catalogo. Cercheremo di fare qualcosa di diverso rispetto alle normali pubblicazioni musicali: proveremo a liberarci dall'ansia di essere sempre i primi, che invece rimane l'obiettivo del sito. Non credo che la carta sia morta, ha semplicemente bisogno di sostanza”.



Che tipo di sostanza? Sul primo numero della rivista, tra le altre cose, ci saranno un articolo del critico britannico Simon Reynolds sull'età d'oro dei settimanali musicali negli anni '80 (e sul loro rapporto/differenza/conflitto con l'informazione musicale 24-ore-su-24 di Internet), un'intervista a Glenn Danzig (Misfits, Danzig), una retrospettiva su Otis Redding firmata da Robert Gordon (autore del libro Respect Yourself: Stax Records and the Soul Explosion), articoli su Van Morrison e la scena hip hop losangelina, cartoon e fotografie inedite. In quanto alla pubblicità, per il primo anno di pubblicazioni il trimestrale conterà sul supporto di un unico sponsor, il marchio di calzature Converse (che da tempo è piuttosto attivo sul fronte musicale e ospiterà la festa di lancio della rivista, il 14 dicembre, nei Rubber Track Studios di Brooklyn).



La nuova iniziativa di Pitchfork segna la rivincita della carta sul web? Più o meno. I segnali provenienti dal settore dell'informazione continuano a essere contrastanti e la carta stampata vive tuttora un momento di grande sofferenza. Negli Stati Uniti, a iniziative come quella di Pitchfork fanno da contraltare i percorsi inversi di storiche riviste – non solo musicali – che hanno fermato le rotative e puntato tutto sul Web ( Newsweek, Spin, The Onion ). In Inghilterra, il calo di vendite non si arresta e coinvolge settimanali e mensili dell'intero spettro musicale , dal rock al pop al metal ( NME, Uncut, Mojo, Q, Kerrang! ). Anche in Italia il barometro rimane fermo sul brutto tempo, come confermano la recente chiusura di Jam e le difficoltà attorno a XL .



E' inoltre in corso una mutazione genetica. Se il giornale di carta gode di una sorta di rinascita - anche grazie al fascino di una lettura lenta, riflessiva, approfondita, in contrasto con l'amfetaminico bombardamento di informazioni tipico di Internet e dei social network - la sua natura è tuttavia in notevole trasformazione rispetto al passato. E' un processo che in realtà si espande ben oltre i confini dell'universo editoriale e riguarda una grande quantità/varietà di supporti “fisici” che - un tempo cardine della comunicazione e della cultura di massa - stanno oggi diventando prodotti costosi, da collezione, riservati a un pubblico più ristretto, dalla passione forte e dal portafoglio profondo.



Nel settore discografico, un simile fenomeno è riscontrabile nel boom dei vinili (più costosi, in media, dei cd), nella moltiplicazione di lussuosi cofanetti a tre cifre o di stravaganti chiavette USB la cui confezione e l'idea di esclusività spingono i prezzi verso livelli ben più alti rispetto al valore economico riconosciuto ai file MP3 contenuti (recente esempio: questa armonica di Bob Dylan). In edicola, un settore in cui questo trend è particolarmente evidente è quello dei fumetti: l'editore simbolo del fumetto popolare in Italia, Sergio Bonelli Editore, è passato in meno di venticinque anni dal vendere un albo mensile di Dylan Dog a 2000 lire (nel 1990) a uno della nuova serie a colori Orfani a 4,50 euro (8713 lire, oggi).



E' la natura del mercato a essere diversa e le riviste non fanno eccezione. La stessa The Pitchfork Review punta apertamente a un target ristretto . La rivista sarà stampata su “carta di alta qualità”, in edizione limitata (intorno alle diecimila copie) e i prezzi annunciati sul sito ufficiale si adeguano al discorso: quattro numeri annuali costano 45 dollari (37 euro) per i cittadini americani che si abboneranno online entro il 15 dicembre, 80 dollari (60 euro) per quelli che li compreranno in libreria, 95 euro (comprese le spese di spedizione) per i cittadini italiani che li prenoteranno entro il 15 dicembre e circa 125 euro per chi li comprerà in libreria. Il ritorno della carta nell'informazione musicale è possibile, ma il sospetto è che - almeno in questa fase storica - sia destinato a configurarsi più sotto forma di riviste di lusso (per collezionisti e super-appassionati) che di giornali di consumo.[/spoiler]
Last edited by AFX on 30 Nov 2013 15:32, edited 1 time in total.
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Re: Riviste in Edicola + Webzine

Post by Starn » 03 Dec 2013 01:22

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