Grunge is dead
- Magus Perde
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Re: scena grunge di Seattle
Nonostante io abbia letteralmente consumato la discografia degli AIC almeno fino al quarto liceo, principalmente Dirt e Jar of Flies a dire il vero, qui do ragione ad AFX. A distanza di quattro anni e roba su cui non ritorno mai, e stesso discorso vale per i Pearl Jam. Invece gli Stone Temple Pilots mi sembrano roba invecchiata meglio, anche se li conosco veramente poco. Sicuramente il destino gli ha tolto qualcosa in termini di considerazione da parte di un certo pubblico, soprattutto rispetto a queste due band.
Re: scena grunge di Seattle
A breve il nuovo singolo dei Pearl Jam. Pare sia una cosa molto uptempo a metà tra Habit e The Fixer.
Re: scena grunge di Seattle
il singolo dei pearl jam
nuovo album a ottobre, si chiama Lightning Bolt
Last edited by AFX on 12 Jul 2013 08:15, edited 1 time in total.
Re: scena grunge di Seattle
Walking Papers. Questi stanno acquistando fan alla svelta, sono una nuova band di seattle molto heavy blues, con duff mckagan, barrett martin (mad season, screaming trees), e in alcuni pezzi mike mccready. ne avevamo parlato qualche tempo fa mi pare
Re: scena grunge di Seattle
illuli http://doyourealize.it/recensioni/rockv ... apers.htmlAFX wrote:Walking Papers. Questi stanno acquistando fan alla svelta, sono una nuova band di seattle molto heavy blues, con duff mckagan, barrett martin (mad season, screaming trees), e in alcuni pezzi mike mccready. ne avevamo parlato qualche tempo fa mi pare
Re: scena grunge di Seattle
il contratto firmato dai nirvana prima di Bleach
Re: scena grunge di Seattle
http://pitchfork.com/news/51886-nirvana ... -revealed/
Io ho già preordinato, interessanti le versioni registrate da Albini e poi modificate dalla casa discografica.
Io ho già preordinato, interessanti le versioni registrate da Albini e poi modificate dalla casa discografica.
Re: scena grunge di Seattle
Intervista di Repubblica a Novoselic
Cosa rende la vostra musica ancora così attuale?
"Tutto merito di quell'artista visionario che era Kurt Cobain. Insieme a lui cercammo di parlare la stessa lingua di una generazione. Non ci rendemmo conto del peso che le nostre canzoni avevano fin quando non cominciammo a confrontarci con il pubblico; un'infinità di ragazzi veniva a raccontarci quanto e quale importanza avessero quelle canzoni sulla loro giornata, sulle loro vite e persino sulle loro estati. Era come se il grunge avesse spazzato via l'idea delle vacanze a base di tormentoni. "Siete voi la nostra colonna sonora", ci dicevano. Così capimmo che i nostri dischi non solo creavano una sorta di rapporto intimo tra noi e i fan ma anche tra i ragazzi. Un fenomeno non facile da spiegare, non ci riusciva neanche Kurt, non era facile per lui sopportare il peso di quella responsabilità".
Che fase stavano attraversando i Nirvana nel 1993, quando entraste in studio per incidere In utero?
"Kurt era devastato dai problemi personali. Ci riunimmo tutti a Seattle nel tentativo di trovare una via d'uscita attraverso la musica. La sua idea era di recuperare a tutti i costi il suono dei primi Nirvana, per questo ci rinchiudemmo in uno studio isolato del Minnesota, irraggiungibili da chiunque, tutt'intorno solo neve e animali (era febbraio). In utero vide la luce in quella specie di Siberia inospitale. Kurt non mollava, aveva in mente di trasformare la pop band che eravamo diventati con Nevermind in un "vero" gruppo rock - un percorso all'inverso difficile e doloroso. La prima canzone che registrammo, Serve the servants, è una sorta di manifesto di questo pensiero".
Se ne parlò moltissimo all'epoca; la band - Kurt soprattutto - non era soddisfatta del suono di Nevermind.
"Nevermind diventò il figlio della colpa, messo in croce perché ci aveva trasformato in un gruppo troppo famoso. Io non ero del tutto d'accordo con Kurt; è vero, è un album più raffinato, ma ci sono tanti dischi raffinati che adoro. Per me Nevermind resta un disco importantissimo, e non solo per il successo che ha avuto, ma per il valore intrinseco che gli riconosco. Ovvio che In utero è una creatura diversa, il mostro creato per distruggere il mostro. Oggi, riascoltandoli, li trovo entrambi entusiasmanti".
A quel punto della vostra carriera eravate il gruppo di punta non solo del grunge ma del rock contemporaneo; era difficile conciliare i bisogni della band con quelli di un'anima fragile e uno spirito irriducibile come Kurt?
"C'era uno squilibrio all'interno dei Nirvana che rendeva le cose anche più difficili di quanto si immagini. Era sempre e solo Kurt a subire il peso della pressione che si scatenò sulla band dopo Nevermind, da parte del pubblico e dell'industria. Era lui il cantante, il frontman, l'autore delle canzoni e ormai anche un simbolo. Dall'altra parte della barricata non c'era il paradiso, ma un altro inferno causato dai molti problemi personali che lo assillavano".
Onestamente, lei crede che dopo il trionfo di Nevermind i Nirvana avrebbero potuto recuperare quella purezza che Cobain vagheggiava?
"A livello di suono ci riuscimmo. Quando riascoltammo In utero, alla fine delle due settimane in Minnesota, il risultato era decisamente quello che ci eravamo prefissi. Nel disco non c'erano concessioni commerciali. Dopo molte insistenze da parte della casa discografica, rimixammo solo un paio di canzoni. Ma al di là di questo, In utero è un disco purissimo e realizzato senza interferenza alcuna, e soprattutto come se Nevermind non fosse mai esistito. Noi eravamo ben consapevoli che la grandezza di Kurt come autore era indissolubilmente legata al suo malessere e alla sua disperazione; ed era lui che i fan adoravano".
Questo è il punto: quanto può essere pericoloso per un artista diventare l'idolo (e nel caso di Cobain il martire) di una generazione?
"Sono vent'anni che ci penso e non ho ancora trovato la risposta. La verità è che noi cominciammo a suonare perché non sapevamo fare altro, avevamo 20 anni, il rock era la nostra vita e la nostra religione. Quello che è successo non è dipeso dalla nostra volontà, quindi suppongo che un artista diventi un simbolo anche senza volerlo. Una cosa è certa, quando ci sei dentro la pressione può essere micidiale".
Cosa rende la vostra musica ancora così attuale?
"Tutto merito di quell'artista visionario che era Kurt Cobain. Insieme a lui cercammo di parlare la stessa lingua di una generazione. Non ci rendemmo conto del peso che le nostre canzoni avevano fin quando non cominciammo a confrontarci con il pubblico; un'infinità di ragazzi veniva a raccontarci quanto e quale importanza avessero quelle canzoni sulla loro giornata, sulle loro vite e persino sulle loro estati. Era come se il grunge avesse spazzato via l'idea delle vacanze a base di tormentoni. "Siete voi la nostra colonna sonora", ci dicevano. Così capimmo che i nostri dischi non solo creavano una sorta di rapporto intimo tra noi e i fan ma anche tra i ragazzi. Un fenomeno non facile da spiegare, non ci riusciva neanche Kurt, non era facile per lui sopportare il peso di quella responsabilità".
Che fase stavano attraversando i Nirvana nel 1993, quando entraste in studio per incidere In utero?
"Kurt era devastato dai problemi personali. Ci riunimmo tutti a Seattle nel tentativo di trovare una via d'uscita attraverso la musica. La sua idea era di recuperare a tutti i costi il suono dei primi Nirvana, per questo ci rinchiudemmo in uno studio isolato del Minnesota, irraggiungibili da chiunque, tutt'intorno solo neve e animali (era febbraio). In utero vide la luce in quella specie di Siberia inospitale. Kurt non mollava, aveva in mente di trasformare la pop band che eravamo diventati con Nevermind in un "vero" gruppo rock - un percorso all'inverso difficile e doloroso. La prima canzone che registrammo, Serve the servants, è una sorta di manifesto di questo pensiero".
Se ne parlò moltissimo all'epoca; la band - Kurt soprattutto - non era soddisfatta del suono di Nevermind.
"Nevermind diventò il figlio della colpa, messo in croce perché ci aveva trasformato in un gruppo troppo famoso. Io non ero del tutto d'accordo con Kurt; è vero, è un album più raffinato, ma ci sono tanti dischi raffinati che adoro. Per me Nevermind resta un disco importantissimo, e non solo per il successo che ha avuto, ma per il valore intrinseco che gli riconosco. Ovvio che In utero è una creatura diversa, il mostro creato per distruggere il mostro. Oggi, riascoltandoli, li trovo entrambi entusiasmanti".
A quel punto della vostra carriera eravate il gruppo di punta non solo del grunge ma del rock contemporaneo; era difficile conciliare i bisogni della band con quelli di un'anima fragile e uno spirito irriducibile come Kurt?
"C'era uno squilibrio all'interno dei Nirvana che rendeva le cose anche più difficili di quanto si immagini. Era sempre e solo Kurt a subire il peso della pressione che si scatenò sulla band dopo Nevermind, da parte del pubblico e dell'industria. Era lui il cantante, il frontman, l'autore delle canzoni e ormai anche un simbolo. Dall'altra parte della barricata non c'era il paradiso, ma un altro inferno causato dai molti problemi personali che lo assillavano".
Onestamente, lei crede che dopo il trionfo di Nevermind i Nirvana avrebbero potuto recuperare quella purezza che Cobain vagheggiava?
"A livello di suono ci riuscimmo. Quando riascoltammo In utero, alla fine delle due settimane in Minnesota, il risultato era decisamente quello che ci eravamo prefissi. Nel disco non c'erano concessioni commerciali. Dopo molte insistenze da parte della casa discografica, rimixammo solo un paio di canzoni. Ma al di là di questo, In utero è un disco purissimo e realizzato senza interferenza alcuna, e soprattutto come se Nevermind non fosse mai esistito. Noi eravamo ben consapevoli che la grandezza di Kurt come autore era indissolubilmente legata al suo malessere e alla sua disperazione; ed era lui che i fan adoravano".
Questo è il punto: quanto può essere pericoloso per un artista diventare l'idolo (e nel caso di Cobain il martire) di una generazione?
"Sono vent'anni che ci penso e non ho ancora trovato la risposta. La verità è che noi cominciammo a suonare perché non sapevamo fare altro, avevamo 20 anni, il rock era la nostra vita e la nostra religione. Quello che è successo non è dipeso dalla nostra volontà, quindi suppongo che un artista diventi un simbolo anche senza volerlo. Una cosa è certa, quando ci sei dentro la pressione può essere micidiale".
Re: scena grunge di Seattle
Novoselic è una delle poche belle persone della scena di Seattle di quegli anni
d'altronde faceva parte della band originale, non dei pezzenti che ne hanno vissuto di riflesso
d'altronde faceva parte della band originale, non dei pezzenti che ne hanno vissuto di riflesso
Re: scena grunge di Seattle
al di là della ridicolaggine delle pose e del taglio di capelli di Gossard, il video mi piace
ricordo con amarezza i fan che a fine anni '90 si vantavano del fatto che i loro idoli non facessero quasi mai video per questioni di integrità intellettuale. D'altronde erano i tempi in cui perfino i Pearl Jam erano considerati una band alternativa. Alternativa rispetto agli U2, gli Oasis e Ligabue può darsi.
Magari altrove, dove altra roba non indipendente non giungeva, anche più a lungo sono durati.
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