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by absent friend » 02 Mar 2013 13:52
è il saggio di uno psicologo americano che negli anni 70 ha pensato bene tirar fuori una teoria da fuori di testa. (Sottolineo che non è un piciu qualsiasi. Ché di americani psicologi che scrivono libri a caso ce n'è davvero troppi).
Questa teoria va a toccare un sacco di punti, così tanti che mi sembra quasi di trovarmi di fronte all'opera di Bataille (e sai cosa questo significhi per me).
Per ora ne ho letto solo metà, ma questo è ciò che è emerso:
parte dalla questione filosofica e psicologica di cosa sia la coscienza. Ci mette del suo, ma il solco è quello di Descartes e Locke (la coscienza di essere coscienti & shit), ma non trova poi tanto bene la risposta fino a quando non si butta nella linguistica e parla della metafora e quindi della narratizzazione come i modi d'essere principali della coscienza.
Ora, il problema è la conseguenza di una tesi del genere: quando, nel corso della storia dell'uomo, è nata la coscienza? Quando è nata la narrazione interiore. E quindi va ad analizzare alcune delle principali opere letterarie della storia dell'uomo, concentrandosi molto sull'Iliade.
Qui casca l'asino: secondo lui è esistito un uomo non cosciente ed esso era l'uomo dell'Iliade, comandato dall'allucinazione (quindi una voce esterna) piuttosto che da una volizione interiore narrata ("mi sono fatto tua moglie perché me l'ha detto il dio Faus" piuttosto che "minchia scusa se mi sono fatto tua moglie. Siamo in guerra, sai...".
Quindi: Psicologia, filosofia, linguistica, critica della letteratura classica, antropologia. Un mischione davvero interessante e ben scritto.