Col passare degli anni e delle tendenze del pop indipendente, il suono di Tatum si è fatto sempre più sofisticato e vario di tessuti giustapposti.
Life of Pause esce ancora in pieno inverno, è stato registrato per buona parte in Svezia, ma suona caldo e luminoso, come dei Cocteau Twins grondanti di patchouly che se ne vanno in vacanza un resort di Key Biscayne a Miami. Quindi, per metterla in termini più convenzionali, rispetto a Nocturne siamo di fronte a scenari meno romantici, ma decisamente più intellettuali ed esotici. Vago è infatti il ricordo del sentimentalismo dark da camera di quell’album: ora il pop si è fatto arioso, riempie spazi più ampi e fantastica tra fragranze – ovvero arrangiamenti – che a primo naso sembrano eccentriche, poi si rivelano sobriamente adatte ad accompagnare la struttura dei brani. E con sonorità prossime al glo-fi, quello più sonico di scuolaWashed Out piuttosto che quello arcade del primo Neon Indian, l’estate è davvero dietro l’angolo.
Oltre che fondamentale, lo stacco dalla versione precedente è talmente evidente da poter essere definito bowiano. E dunque necessario, perché per quanto intriganti, Gemini e Nocturne non proponevano qualcosa di concretamente innovativo. Anzi, data la bontà delle melodie, la forza di quelle canzoni stava proprio nel farti riprovare sensazioni al limite del deja-vù, già pienamente assimilate e altrimenti relative ai tempi in cui avevi la cotta per Cure e Slowdive. Un altro capitolo avrebbe potuto indispettire e ridimensionare il marchio Wild Nothing, invece Life of Pause riesce, seppure dopo vari ascolti, a non far rimpiangere il cambiamento. Si potrà continuare a preferire Nocturne, e a domandarcisi se la direzione intrapresa è quella giusta, o se magari sarebbe stato meglio tuffarsi in altre correnti della musica wave, ma di certo ormai andava voltata pagina.
Life of Pause è un buon diversivo dream pop dal sapore esotico e in tempi in cui più o meno tutti gli artisti rock, perfino quelli che prima di pubblicare qualcosa non devono fare rapporto a nessuno, non ci provano nemmeno a osare qualcosa di alternativo una volta trovato quel discreto riscontro che permette un altro giro dei festivaloni estivi sui palchi principali.
Non ha esagerato: la prima impressione non è quella giusta. Jack Tatum si è difeso attaccando.
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