“Mono no aware”, nella cultura giapponese, indica l’essere coscienti dell’impermanenza delle cose e, in questo, l’essere in grado di coglierne l’effimera bellezza e di partecipare emotivamente ad esse.
Questa cosa non la sapevo ancora nel momento in cui ho fatto partire lo streaming della nuova compilation ambient dell’etichetta PAN che si chiama, appunto, Mono no aware. Eppure le primissime note di “Fr3sh” di Kareem Lofty mi avevano fatto immediatamente provare una forte sensazione di nostalgia per l’attimo in corso. Se avete un pizzico di familiarità con la letteratura giapponese avrete sicuramente già presente questo particolare stato mentale; se invece non avete idea di cosa stia parlando, la prossima volta che andrete nel panico in libreria non sapendo come approfittare degli sconti, vi converrà afferrare Il paese delle nevi di Kawabata Yasunari o Guanciale d’erba di Natsume Sōseki. È una chiave di lettura del concetto di nostalgia abbastanza lontana da quello che alimenta da anni fenomeni musicali e artistici più o meno interessanti. Spesso gli orientali riescono a darci un punto di vista nuovo su ciò che diamo per scontato o ci è venuto a noia.
Please, save his soul – Emma, High Priestess of Lothric Castle, “Heretic”
Come sempre, non aspettatevi il track-by-track o un’analisi sullo stato della music ambient nel 2017. Le mie polaroid non sono le vostre né quelle di chiunque altro, guardatevele da soli. Mono no aware resta senza voto innanzitutto perché non mi piace darne alle compilation, ma nel caso specifico sarebbe soltanto un tentativo di quantificare qualcosa che in realtà non è misurabile. Se proprio non riuscite a farne a meno, vi basti sapere che in teoria avrebbe dovuto iniziare per 9.
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