Recensioni

Turnstile – Glow On

Di questi tempi è raro che una band che non ce la fa al primo tentativo riesca ad avere una seconda opportunità. Se tuttavia questa ha avuto abbastanza fortuna da finire sotto contratto con una delle pochissime major che oltre al talent scout / portfolio manager che ci sa prendere, dà anche tempo al tempo, come nel caso della metallonza Roadrunner, finisce che quello che un tempo doveva essere il disco della maturità creativa, il terzo,… rimane tale ancora oggi che le cose non vanno più bene come un tempo per chi suona il rock. E se come per i Turnstile da Baltimora si tratta di musica di matrice post hardcore, il caso sarebbe da portare da esempio, sempre che queste canzoni passino la prova del tempo. Già perché a primo impatto, quelle di Glow On (in teoria andrebbe scritto maiuscolo, così come i titoli delle canzoni, ma qui facciamo come ci pare e lo sapete), sembrano bombette da heavy rotation sulle frequenze delle ultime radio rock sopravvissute. Questo albo ha veramente tutto quello che si può chiedere a un gruppo rock: grandi melodie, urgenza espressiva, spirito punk, basi di romanticismo non mieloso (vedi “Alien Love Call”, con Blood Orange), e conoscenze wave e synth pop che quando fanno da fondamenta o capolino, non fanno che arricchire l’offerta. Se in “New Heart Design” trovate addirittura un tocco di Smiths, non significa che avete ingerito la droga dello stupro.

Ci avevano già convinti con Time & Space (2018), con il quale la Roadrunner li aveva lanciati dopo il viscerale esordio di Nonstop Feeling (2015), ora la band guidata da Brendan Yates ci costringe a uno dei rating più alti per un disco rock da un bel po’ di tempo a questa parte. E’ davvero carico lui, che urla esagitato come Zack De La Rocha prima che finisse ospite fisso a Chi L’ha Visto?, e melodico come forse solo nell’emo più periferico e al massimo nei Japandroids abbiamo riscontrato su queste coordinate, dai primi Brand New in poi.

La verità è che una produzione così mainstream e calibrata, ai tempi, diciamo primi anni Novanta, a un disco come Glow On avrebbe garantito un milione di copie vendute a occhi chiusi. Ci sono chitarroni con power chords che… giusto Nevermind! Magari Kurt li avrebbe schifati allo stesso modo perché troppo smussati negli angoli, ma nel 2021, o negli ultimi anni in generale, di album così non ne sono usciti affatto. Per cui speriamo che i Turnstile abbiano successo e facciano fare molti soldi a chi ha puntato su di loro, di modo che di riflesso altre band abbiano l’opportunità di maturare. E torni a circolare un po’ di musica rock di questo livello, finalmente.

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