Quando una band o un artista del mondo del rock si presta a quello del cinema per comporre la colonna sonora di un film, il più delle volte va a finire male. Soprattutto se ci sono intenzioni alla A Kind of Magic o alla Flash Gordon. Nel caso di Thom Yorke, la paura, più che per gli scenari horror del remake di Suspiria, era proprio quella che la frequentazione di certi ambienti hollywoodiani – il regista Luca Guadagnino è uno che ce l’ha fatta – potesse sviarlo o quantomeno tirargli fuori un’indole non sua. I Radiohead e lo stesso percorso solista hanno invece una poetica ben definita, che chiaramente non può prendere ispirazione dallo script della rivisitazione di un film di Dario Argento. Quindi per quanto possa essere strumentalmente dedito al lavoro che gli è stato commissionato, da Thom Yorke ti aspetti sempre che faccia il Thom Yorke, e che non si pieghi a niente e a nessuno. Invece il nostro l’ha presa talmente seria che si è presentato con un doppio album di brevi malefici in musica, da cui ti riesci a riprendere solo quando la sua voce fa capolino sopra le note di pianoforte che compongono le arie principali della colonna sonora. Si potrebbe facilmente sostenere che questo lavorone ha fatto ritardare l’uscita del vero successore di Tomorrow’s Modern Boxes, ormai distante 4 anni, ma seconda delle opinioni, ci sarà anche chi invece sarà affascinato da questa sua nuova veste, in cui è sia autore di musica, sia interprete di una storia. E’ stato naturale per i più citare come termine di paragone quanto fatto da Jonny Greenwood in qualità di compositore nel suo percorso parallelo ai Radiohead. Egli è ormai un affermatissimo produttore di musica classica per soundtrack di film d’autore, un professionista se ci passate il termine. Ma quanto pubblica Yorke con Suspiria è qualcosa di più accostabile a una colonna sonora di Peter Gabriel, o per rimanere a tempi più moderni, a quanto svolto negli ultimi anni da Trent Reznor e Mike Patton. Il criterio di valutazione, a seconda del gusto personale, sta semmai nella paletta di suoni digitali utilizzata, e il plus in favore di Thom in quelle tre, quattro tracce che rendono l’ascolto di questo doppio più fluido e meno di genere. Puoi deliberatamente decidere di ascoltare tutto il resto perché sai che poi ti capitano anche le canzoni e può sembrarti un addendum ai Radiohead, o viceversa puoi accettare le canzoni, perché pure alla luce del giorno ti sei di nero vestito, barricato in casa, tirato giù le tapparelle e creato il setting per spaventare i vicini con i sintetizzatori malefici di Yorke. Non è facile un giudizio in centesimi per un’opera del genere, ma a costo di sembrare più fanatici del personaggio di quanto già siamo, ci viene da dire che non ricordiamo molte opere svolte per fare da sfondo a un film così ben calibrate. Manca la poetica dell’autore? Sicuro. Avremmo preferito ascoltare le versioni in studio delle canzoni presentate in tour la scorsa estate? Ovvio. Andremo a vedere al cinema il remake di Suspiria? Ma anche no. Eppure abbiamo il sospetto che passato il suo momentum, questo doppio LP firmato Thom Yorke potrebbe anche brillare di luce (nera) propria.
Al di là dei luoghi comuni, pochi generi hanno saputo reinventarsi e andare costantemente al…
Se ci seguite, sapete già quanto apprezziamo l’opera di James Holden. Nella nostra recente classifica…
Si è sempre dedicata una certa attenzione alla creatura di Matt Berninger e soci, vuoi…
Con il suo album più musicale di sempre, il compositore canadese Tim Hecker sceglie di…
SCARING THE HOES accennava già dal titolo intenti più vicini al divertissement che alla volontà…
Radical Romantics è il terzo disco firmato Fever Ray, l'alias con cui Kerin Dreijer Andersson…