Durante i cinque anni che separano quest’ultima uscita da Currents, Kevin Parker è diventato un’autentica star. Il suo sound così peculiare lo ha portato a diventare un produttore di grido, e lo abbiamo visto addirittura nell’ultimo LP del campione di incassi di Travis Scott.
D’altronde Currents era qualcosa di veramente esaltante – oltre che inaspettato – e un passo in avanti incredibile rispetto al comunque ottimo revival psichedelico dei due album precedenti.
In quelle canzoni Kevin Parker ripescava addirittura la disco music, ibridandola con la psichedelia e ottenendo risultati impensabili, con l’ispirazione che arrivava (a suo dire) dopo aver ascoltato i Bee Gees sotto funghetti allucinogeni.
Per questo e per tanti altri motivi The Slow Rush era uno dei dischi più attesi dell’anno, con l’hype che diventava addirittura spasmodico dopo i primi due singoli, con lode particolare alla super catchy “Borderline”.
Ed invece, già dal primo ascolto lascia tutto sommato con l’amaro in bocca. Non perché Parker non sia capace di farci divertire: dall’iniziale “One More Year”, con la sua melodia a presa istantanea alla chiusura con “One More Hour”, che ripesca la psichedelia dei primi lavori in un clima incredibilmente 70s, passando per “Breathe Deeper”, il piano di “On Track” e “Glimmer” (praticamente una rilettura glo-fi dei Daft Punk), sono tanti i momenti che possono soddisfare l’ascoltatore in The Slow Rush.
Ma, alla fine della giostra, una riflessione sorge spontanea: nessuno di questi pezzi è davvero in grado di dire qualcosa di nuovo. Si tratta certamente di canzoni 100% Tame Impala, che si divertono a giocare con un sound al tempo stesso passatista e contemporaneo, ma manca totalmente l’effetto sorpresa. Tutto scorre in maniera fluida, troppo fluida, rendendo l’intero album prevedibile.
Riesce difficile anche dare un voto ad un lavoro del genere, perché siamo certi che finirà in tante classifiche di fine anno ed in infinite playlist. Eppure, visto che parliamo di una band che abbiamo amato soprattutto per l’imprevedibilità e il coraggio, dobbiamo ammettere a noi stessi che The Slow Rush si è rivelato una delusione.
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