Da una discussione nel forum, alla prima pagina della nostra webzine… senza arrivare a un punto, ma scoprendo più di un nervo.
…Ripensiamo al rock del Regno Unito negli anni ’60 e ’70, e lasciamo fuori per ora l’esplosione del punk e della new wave. In ordine sparso, ci vengono in mente questi nomi: King Crimson, Genesis, Yes, Led Zeppelin, Queen, The Who, David Bowie, Robert Wyatt, Mike Oldfield, Nick Drake, Roxy Music, Brian Eno, Black Sabbath, The Soft Machine, Mott the Hoople, Traffic, The Police, Jethro Tull, Pink Floyd, Elton John, Uriah Heep, Gong, Van Der Graaf Generator, Emerson Lake & Palmer, High Tide…
Q: perché a un certo punto sono finiti i gruppi britannici che facevano certa musica.. sperimentale, progressiva, psichedelica, o comunque spesso molto ricercata nelle strutture? Com’è che dopo Discipline dei King Crimson… nessuno ha più osato? Sembra quasi che certi nomi siano stati rinnegati in UK. E non buttiamo in mezzo gente come Porcupine Tree o Oceansize, perché è chiaro che contano poco rispetto alle masse mosse da Arctic Monkeys, Stone Roses o Pulp (per dirne 3 di 3 scene e periodi diversi). E chiaro che non bastano neanche Radiohead e Muse, o esperimenti isolati di reduci di quegli anni. Insomma, dov’è finito quel modo di osare, senza rimanere ancorati alla forma canzone a tutti i costi? Nell’elettronica forse, visto che i maggiori geni della musica digitale sono tutti britannici, non certo americani. Nelle colonne sonore forse. Ma com’è possibile che non sono più nate band come Led Zeppelin o Black Sabbath nel Regno Unito? E se sono nate, non hanno avuto successo. Epigoni di queste formazioni sono semmai nati negli USA o addirittura in Australia. Non si sta prendendo una posizione in favore di quel modo di fare rock, perché gli Smiths, i Blur o i Suede non si barattano con niente al mondo. Non abbiamo nostalgia dei Genesis o degli Emerson, Lake and Palmer, per carità. Ma personaggi come quelli che hanno composto le formazioni dei King Crimson, o che hanno suonato nei dischi di Bowie, Peter Gabriel ed Eno, o che hanno provato vari stili in una o più incarnazioni, da troppi anni non hanno eredi.
Interviene Edoardo Ardito:
Secondo me è colpa dei media. Mi spiego: i periodici musicali sono stati fondamentali per plasmare la forma della musica pop/rock/quel-che-è, negli UK moooolto più che negli USA (ancora ricordo questo lungo pezzo su Pitchfork di un tal Simon Reynolds, che dovreste conoscere, sul ruolo della stampa e sulla sua influenza). L’impressione che ho è che dagli anni ’90, con le etichette che spingevano il più possibile i loro prodotti invece che le loro band, queste abbiano avuto il sopravvento. A questo unisci la crisi imperante del settore e abbiamo fatto il patatrac.
Con la scena musicale dominata dai prodotti globalizza(n)ti – le varie Britney, Madonne, Christine, Backstreet Boys e compagnia – anche gli eventuali nuovi movimenti rock diventavano obiettivamente delle nicchie. D’altra parte, in ambito puramente rock, che cosa è rimasto dopo il britpop? A me viene in mente solo quel nuovo indie rock dei primi anni 2000, e nessuno di quei gruppi è riuscito ad andare avanti rimanendo fedele alla formula. E poi, comunque, oltre alle scimmie e agli orrori quanti sono rimasti non dico eccellenti, ma anche solo interessanti? Pochissimi.
E poi io sono convinto dell’importanza capitale dei media nella musica per la creazione delle scene. O meglio, non tanto delle scene in sé per sé, quanto della narrativa. Perché oggi è così radicata e inestirpabile in quasi tutti l’idea che i giorni migliori sono alle nostre spalle? Tutti i vari “eh, una volta era così, oggi invece è colà, che schifo colà”. Secondo me, perché prima riuscivi a fare di molta erba un fascio e appiccicarci sopra l’etichetta “grunge”, o l’etichetta “new wave”, o “punk” o “psychedelic rock” e via, poi il pubblico ci costruiva attorno un’estetica e il processo di identificazione faceva il resto. Oggi secondo me
E poi sì, è vero, secondo me i talenti di oggi non vogliono fare rock. Penso ai Joy Division perché il film su Curtis ha spiegato in maniera molto manicheista la nascita della loro musica: hanno fatto quello che hanno fatto come reazione alla “next big thing” dell’epoca, i Sex Pistols. Oggi, in maniera übersemplificata, un ragazzino inglese a chi si potrebbe ispirare/opporre per cominciare a comporre cose sue? Agli XX? A Florence + the Machine? Mi sembra un’offerta francamente povera, figlia della mancanza di voglia dei media di dar risalto a realtà più interessanti e vitali che sicuramente ci sono ma viene deciso di farle passare in sordina, cosa che negli Stati Uniti (complici le college radio? Non lo so. Se siete del posto e ne sapete più di noi – facile – fateci sapere) non succede allo stesso modo. Piuttosto si butta sull’elettronica, che magari è meno esposta ai riflettori grandi ed ha un mondo sommerso di influenze molto più intrigante, nel 2018.
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