Più di una volta ci siamo scontrati con chi “il rock è morto e niente sarà più all’altezza dei grandi classici degli anni Settanta”. Abbiamo provato ogni approccio, fornendo risposte concrete come questa selezione di 150 album (mica dieci sparati a capocchia) col meglio degli ultimi anni, e non disdegnando in ultima istanza la rissa nel nostro forum. D’altronde se abbiamo in piedi questo sito non è perché non ci crediamo: scriviamo (più) volentieri recensioni di buona musica, e siamo sempre lì pronti a buttarci nel nuovo trend o sottogenere del periodo. Chi ci segue da tanti anni ormai, perfino dai tempi del 3rd Eye Forum, quando ancora questo sito era in fase di gestazione, può perfino arrivare a dire che seguiamo le mode, se crede. Non ci offendiamo. Dall’inizio dell’esperienza forumistica, nata da basi grunge e brit pop per i più della nostra generazione, e poi andata alla (ri)scoperta dei grandi dischi del passato, spesso powered by guru tipo Scaruffi, Bertoncelli, i manuali della Giunti e soprattutto grazie alla banda larga, abbiamo visto passare e celebrato il momentum di Strokes, Interpol e White Stripes a inizio anni Duemila, poi del post core di stampo metal con Mastodon, Converge e ISIS, poi dell’indie rock free form e del nuovo folk psichedelico, passando per il dubstep e gli aggiornamenti dell’elettronica europea. Abbiamo visto i grandi nomi degli anni Novanta a cui eravamo affezionati cedere il passo, uno a uno, alle nuove generazioni, più fresche e motivate a provarci. Siamo stati la generazione dei grandi festival europei, della musica discussa nei forum prima e nei social poi. Di Napster, eMule, Soulseek e dei criptici siti russi. Abbiamo campato di talmente tanta roba che quando sono arrivati i portali di streaming non ci hanno dischiuso chissà quali mondi sconfinati.
Ogni dicembre abbiamo bisticciato tra di noi al momento di stilare la classifica di fine anno, per non parlare di quante volte abbiamo rifatto le votazioni per le classifiche di fine decennio (a proposito, presto le rimettiamo online aggiornate!).
Non abbiamo mai preteso, né con il Panopticon prima né con DYR poi, di essere in qualche modo dei trendsetter. Abbiamo sempre scritto per quelli come noi, che probabilmente in Italia sono un po’ di meno di quelli come Scanzi, ma che sono comunque tanti (e li trovi ai concerti giusti, non certo allo stadio per vedere i Coldplay). Tuttavia dobbiamo ammettere che in questo momento storico, andare a rileggere il pop nel passato e distaccarsi dalla dittatura del presente – anche voi avete smesso di aggiornarvi su Pitchfork? – è un’attività che appare più rispettosa e di sicuro romantica dell’esasperante rincorsa alla migliore novità che poi, a conti fatti, spesso tanto nuova non è, e tanto buona neppure, salvo sempre più rari casi negli ultimi anni. Let’s face it: negli ultimi due anni di album irrinunciabili ne sono usciti quanti? Tre, quattro? Troppo pochi davvero, in ogni caso. Eppure fino al 2014 eravamo andati ancora benone…
E il dover consumare tutto a velocità spaventosa, assieme alla commercializzazione tout court di qualsiasi cosa un tempo era anche e soprattutto poesia, sta impoverendo il valore della musica e soprattutto del piacere della sua fruizione.
Oggi i Clash possono sembrare innocui, ma all’epoca di certo non lo erano, e utilizzata la loro musica come una chiave di lettura o un documento di quegli anni, il valore che riesci a dargli aumenta considerevolmente perché no, non è solo intrattenimento. Chissà che oggi, alla luce di un mondo occidentale che vira verso neo-nazionalismi e populismi sciovinisti, tra Brexit, Trump, Le Pen, Salvini, Grillo, non possano nascere dei nuovi Rage Against the Machine e Bruce Springsteen. Chissà che la poesia e il rock non rinascano laddove non si può più restare alienati dalla velocità della modernità, dai computer e dai social media.
Altrimenti per quanto ancora possiamo cantare le vicende fantastiche dei classici? Alla fine qualcuno si stancherà di ascoltare sempre la stessa roba e autoconvincersi che non ci può essere di meglio della musica di ieri?
Aspettiamo nuovi artisti di cui innamorarci. Quelli che uno come Scanzi ascolterà in grave ritardo, perché concentrato sui nomi del glorioso passato. Salvo poi rimpiangerli nostalgico quando sarà troppo tardi.
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