Recensioni

Makaya McCraven – In These Times

Da qualche tempo, ormai, le fortune del jazz di oggi si reggono sull’asse immaginario (ma non troppo) Chicago-Londra. Da queste due metropoli divise dall’Atlantico sono difatti emersi i migliori talenti a noi contemporanei, che hanno saputo rileggere la musica dei padri trasformandola in quella per i figli, aggiornandone il dizionario e soffiando via un po’ di polvere dalla copertina. 

Il chicagoano Makaya Mccraven fa parte di questo ristrettissimo elenco di innovatori del genere. 

Artefice di album importanti e come Universal Beings, Deciphering The Message e di “ri-immaginazioni” fantascientifiche come nel caso di We’re New Here del mai troppo compianto Gil Scott Heron, McCraven sforna con In These Times l’ennesimo capolavoro. Pubblicato a distanza veramente corta dal suo precedente lavoro (Deciphering The Message è del 2021), In These Times è l’ennesima conferma di un musicista ispirato e curioso, pronto in ogni occasione a sondare nuove sonorità e nuovi percorsi.

Già dai singoli apripista pubblicati a luglio si respirava qualità ma è con l’ascolto nella sua totalità che il nuovo album dà il meglio, a partire dai primissimi istanti della titletrack, con quegli echi di Yes (sì proprio loro, la citazione di Changes è da applausi) e Alice Coltrane, per poi passare a The Fours in cui ci si chiede, davvero, se dietro McCraven si celi in realtà Madlib. E si va spediti poi che è una meraviglia, con High Five, Dream Another, This Place That Place e So Ubuji: Priceless.

Cinquantun minuti scarsi di pura gioia, In These Times fila via liscio liscio, senza intoppi, senza cali di tensione, senza sbavature. Avevamo bisogno di conferme? No, ma avevamo bisogno, sicuramente, di un nuovo album di Makaya McCraven.

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