Recensioni

Jack White – Boarding House Reach

Cos’è il genio? Abusato o non abusato, qui un paio di significati tra i più plausibili e pertinenti nel contesto artistico (da vocabolario Treccani). Sfruttiamoli per cercare di catalogare una volta per tutte l’estro di un musicista dibattuto come Jack White:
 
1) Somma potenza creatrice dello spirito umano, propria per virtù innata di pochi ed eccezionali individui, i quali per mezzo del loro talento giungono a straordinarie altezze nell’ambito dell’arte o della scienza:
 
– il genio di Dante, di Michelangelo, di Leonardo; [NO]
 
– possedere un genio universale; [NO]
 
– è proprio del genio precorrere i tempi; [NO]
 
– spesso il genio confina con la pazzia; [FORSE]
 
– tutte le sue opere portano l’impronta del genio;[NO]
 
– avere un lampo di genio; [SI]
 
2) Con significato attenuato:
 
– c’è del genio in lui, cioè ingegno, finezza d’intuito o di gusto, e sim.;[FORSE]
 
– uomo di genio, chi, all’originalità dell’ingegno, unisce la capacità di dare forma e tradurre in atto quanto la fantasia o l’immaginazione gli detta;[SI]
 
In stretta sintesi, la bilancia pende decisamente in negativo. Il che non significa che si abbia a che fare con un imbonitore, anzi. Serviva però fissare subito questo parametro per avvicinarsi meglio al pretenzioso Boarding House Reach, terzo LP solista dell’ex eroe dei White Stripes. E se già i due precedenti sfioravano il distinto senza eccellere, per lo meno ci si affidava all’innata capacità di Jack nell’attualizzare grosse fette della musica roots d’oltreoceano.
Ora, sia chiaro: il pezzo forte della casa non sono più le canzoni, gli anthem, i corpi che vibrano; però rimane la caratterizzazione molto segmentata di chitarra, batteria, organo, voce, sempre molto distinti tra loro, raramente amalgamati, nel tentativo di generare un funk rock da fantascienza. Sempre al confine tra l’avanguardia e il pacchiano.
Tornando alle canzoni, il disco in questione (che ha forse anche per questo completamente diviso la critica) è costruito come se non ce ne fosse bisogno. Nonostante i tentativi frontali, da hit-single, di “Ice Station Zebra” (meglio) e “Over and Over and Over” (peggio) inserite nel corpo del lavoro, Jack White spinge sugli episodi. Momenti nei momenti, anche dentro i singoli brani, e allora viene il dubbio di aver svelato l’arcano: Boarding House Reach non è un album sperimentale tout-court, anche accettabile e da vivere provando ad accucciarsi dentro, ma più semplicemente il maldestro tentativo di usare i sistemi astratti di costruzione della scaletta propria di parecchi dei migliori album dell’hip-hop. Chi lo ritiene invece un test riuscito, è pronto a strapparsi la pelle. A nostro giudizio per arrivare fin lì, dove in pochi sono arrivati (ecco cos’è il genio), la strada è ancora lunga. Vale anche per il saltimbanco Jack, che deve farsene una ragione prima di riprovarci ancora.
Ultima nota, più contrita che triste: per un po’ di sano affetto ci si deve affidare a un paio di ballate moderniste (“Connected by Love” e “What’s Done Is Done”), allora la lacrimuccia è difficile trattenerla. Nel senso che a certe figure non è proprio giusto regalare la sufficienza.

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